L’attualità del pensiero della Destra sociale: intervista a Isabella Rauti

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Isabella Rauti (classe 1962) è una delle più forti personalità politiche di Destra in Italia. Diplomatasi al Liceo classico, si laurea prima in Lettere e poi in Pedagogia, insegnando per sette anni alle scuole superiori. E’ inoltre giornalista professionista e scrittrice. La sua attività politica inizia in età giovanissima (nel 1976) militando nel Movimento Sociale Italiano. Negli anni ha collaborato con le varie testate giornalistiche collegate al MSI e al mondo della Destra italiana – dal Secolo d’Italia a Linea, dall’Italia Settimanale ad Area. Dal 2010 fino al 2013 ha ricoperto la carica di Consigliere regionale del Lazio e di Consigliere Segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio, e da giugno 2013 a febbraio 2015 è stata Consigliere del Ministro dell’Interno per le politiche di contrasto della violenza di genere, sessuale e del femminicidio. Nel novembre 2015 ha infine coronato il suo sogno: entrare a far parte dell’Esercito Italiano, come Ufficiale della riserva selezionata per le Forze di complemento.

In occasione dell’annuale convegno sull’ex-Segretario del MSI e fondatore della Destra sociale italiana Pino Rauti di venerdì scorso organizzato dalle figlie Isabella e Alessandra “Pino Rauti: il rivoluzionario nazional-popolare“, di seguito l’intervista di Secolo Trentino per approfondire sul tema della Destra italiana, sulla sua attualità e sulla figura di Pino Rauti come politico, pensatore e uomo.

Perché il “rivoluzionario nazional-popolare? Può considerarsi attuale il pensiero di Pino Rauti oggigiorno?

Sicuramente molti dei temi che Pino Rauti ha affrontato nel suo pensiero politico e anche nei suoi scritti da giornalista e da intellettuale sono di estrema attualità: penso per esempio a temi come l’immigrazione, la demografia, la questione ambientale ed ecologica, ma anche il terzomondismo o le nuove povertà, e tanti altri di cui lui parlava già negli Anni ’70 e ’80 quando queste non erano ancora le sfide che sono diventate oggi. “Rivoluzionario nazional-popolare” perché ha disegnato una Destra non conservatrice, non reazionaria, ma appunto sociale e nazional-popolare che metteva al centro di ogni declinazione politica il concetto di popolo. Aggiungerei anche che durante la sua attività politica questa capacità di analisi e di lungimiranza lo ha condannato talvolta forse ad essere inattuale allora, o comunque talvolta poco compreso da alcuni ambienti più retrivi e conservatori di un certo tipo di Destra, ma oggi rileggendo i suoi scritti sono pieni di risposte rispetto a quelli che sono le questioni di attualità e anzi quasi di emergenza.

Quindi cosa potrebbe insegnare ancora oggi il rautianesimo alla Destra italiana attuale?

Io penso che il pensiero di mio padre potrebbe insegnare alla Destra italiana a recuperare identità, radici, memorie e tradizioni senza nessun tipo di nostalgismo e di passatismo, e potrebbe far rimettere al centro di ogni declinazione politica il concetto di popolo, il concetto di nazione, il concetto appunto di identità e di tradizione, e soprattutto imperniare su ogni riflessione politica gli interessi dell’Italia e degli italiani prima di ogni cosa.

Oltre che in Italia, crede che il pensiero di Pino Rauti possa essere accostato ad altre realtà politiche europee?

Potrei dire che il metodo lepenista del Fronte Nazionale della seconda generazione – ovvero quello di Marine Le Pen – per certi aspetti può essere assimilato a quello rautiano, se non altro per questa capacità di “sfondamento a Sinistra” che era una delle indicazioni che mio padre aveva dato all’allora MSI, e che significa conquistare consensi nelle periferie e nel ceto più povero ed occuparsi delle cosiddette nuove povertà o dell’emarginazione sociale, facendo capire che l’interesse nazionale viene prima di ogni altro interesse particolare.

A proposito dello “sfondamento a Sinistra”, questa fu una delle proposte più interessanti di Pino Rauti: pensa che tale idea possa essere rivalutata oggi, oppure Destra e Sinistra sono radicalmente mutate rispetto alla Prima Repubblica?

Io penso che si sia consumato un superamento delle categorie ‘800esche di Destra e di Sinistra, e anche questa era una delle questioni che mio padre aveva indicato e anche costruito: il superamento di una Destra conservatrice e centrista, perché quello di cui c’è bisogno è una Destra sociale e popolare.

Quale visione aveva Pino Rauti degli enti sovrannazionali, come l’Onu e in particolare l’Unione Europea?

Innanzi tutto vorrei dire, perché credo che quasi nessuno lo sappia, che la sua tesi di laurea in giurisprudenza – che io ho ritrovato recentemente nel suo archivio, e che naturalmente è molto datata – era dedicata proprio all’Onu, e già allora lui ne raccontava la genesi e la storia evidenziandone alcuni limiti. Sicuramente mio padre non è mai stato filo-americano: egli ha difeso piuttosto un concetto di Europa, è stato anche per più di una legislatura un attivissimo parlamentare europeo – occupandosi di molti temi, taluni anche post-moderni, e sui quali ha lasciato pure degli scritti –, ma la sua idea di Europa, da profondo europeista quale è stato, era un’Europa dei popoli, era un’Europa delle identità nazionali, era un’Europa dalle radici cristiane. Certamente non era l’Europa che vediamo oggi, ovvero l’Europa delle banche, l’Euro-Germania trainante, e sicuramente non era l’Europa odierna che non si è mai dotata né di una politica estera né di un meccanismo di difesa comuni. Quindi l’Europa di oggi non credo la potrebbe apprezzare. Lui ha comunque collaborato allora al processo di costruzione di un’identità europea che fosse non la somma degli interessi nazionali, ma la sintesi delle identità nazionali – esattamente come per l’identità nazionale italiana, nella quale vedeva la sintesi nelle piccole “patrie” delle identità locali.

In seguito agli attentati di Parigi si parla molto in questi giorni di islam. Che rapporto aveva Pino Rauti col mondo arabo? Si è mai espresso in merito alla questione mediorientale?

Sicuramente mio padre, sia da Segretario del MSI nel periodo in cui lo è stato sia da esponente politico di spicco del Movimento Sociale, è quello che rispetto alla questione mediorientale – per primo, o comunque tra i primi – aveva sempre indicato la strada di soluzione per esempio per il conflitto israeliano-palestinese col concetto di “due popoli, due Stati”. Oggi questo è un principio diffuso, in quanto non concretizzato, ma allora era un’affermazione coraggiosa. Naturalmente allora avevamo un altro tipo di terrorismo sotto gli occhi, e non quello di oggi, però in alcuni articoli di fondo del giornale che dirigeva mio padre – che si chiamava Linea –, attraverso l’analisi dell’esplosione demografica del sud del mondo e dello spopolamento del nord del mondo, ed anche attraverso l’analisi di quella scienza che si chiama demografia religiosa, non era difficile prevedere un’espansione dell’islam ed un problema di instabilità, che avrebbe riguardato anche l’Europa, soprattutto attraverso le ondate migratorie. E quindi anche in questo senso aveva anticipato talune questioni che poi sono diventate delle vere e proprie emergenze.

Un’ultima domanda, dott.essa Rauti, più personale: com’era il Pino Rauti “padre” e, più in generale, “cittadino e uomo”?

Era un padre estremamente presente, nonostante i moltissimi impegni, premuroso e molto affettuoso. Nell’immagine pubblica può sembrare difficile immaginarlo tenero e caloroso nei confronti di noi figlie o della moglie, e anche della sua famiglia di origine. Proprio recentemente ho trovato nell’archivio molte cartoline e lettere che lui scrisse al padre, alla madre e alla sorella. Allora non era ancora sposato, era detenuto giovanissimo nel campo di prigionia inglese ad Algeri, e posso dire che per lui la famiglia ha sempre avuto una grande centralità, occupandosi anche delle questioni minute, ed è stato un padre che ci ha sempre insegnato molto, anche dal punto di vista intellettuale: non ci ha mai imposto né idee né opinioni, anzi ci ha cresciute insegnandoci ad avere sempre autonomia di giudizio, a non scendere mai nel pregiudizio, a farci sempre un’opinione nostra, e soprattutto ad essere sempre autonome. Il che significava libere, quindi laurearsi e avere una professione, per essere sempre e comunque nella libertà di scelta senza condizionamenti. E poi soprattutto era un padre che si dedicava ad ampliare i nostri orizzonti: non c’era domanda che io e mia sorella gli ponessimo – dai compiti della scuola agli esami universitari a una semplice curiosità – che non ricevesse da lui non una sola risposta a quella domanda, ma tante risposte e approfondimenti a partire da quella nostra unica questione.

Giuseppe Comper

[Photocredit www.isabellarauti.it]

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