Le elezioni anticipate di cui nessuno sentiva il bisogno

Sembra ormai indubbio che, a causa della rottura tra Lega e Movimento 5 Stelle culminate nella prossima caduta del Governo Conte, una delle soluzioni più plausibili siano le elezioni anticipate, dopo appena un anno di governo gialloverde.

Tuttavia, dati e scenari alla mano, sarebbe da domandarsi a chi davvero convenga andare al voto in questo momento, a un passo dallo stilare la manovra finanziaria, atto più importante del Governo e che avrebbe visto la luce in ottobre.

Le varie agenzie giornalistiche e sondaggistiche hanno infatti segnalato la possibilità di tre scenari completamente differenti in caso di elezioni anticipate. Il primo vedrebbe un’ipotesi con tutti i partiti a correre singolarmente, in pieno stile primo-repubblicano. La Lega dovrebbe trionfare con un consenso tra il 30 e il 35%, insufficiente a governare da sola e con lo spettro di non incassare un numero adeguato di seggi nei collegi uninominali del Centro e del Sud. A quel punto sarebbe obbligatoria un’alleanza post-elettorale che, col rischio del tracollo di Forza Italia, potrebbe non premiare il leader del Carroccio.

Più sicura sembrerebbe la soluzione di una coalizione tra Lega e Fratelli d’Italia: l’alleanza con la Meloni permetterebbe alla Destra di superare la soglia psicologica del 40%, ottenendo una maggioranza stabile e capace di resistere per un’intera legislatura perché, anche a detta della stessa Meloni, la convergenza sui singoli temi è pressoché totale. C’è un “però“, anzi due. Il primo è interno allo stesso partito erede di Alleanza Nazionale: il rischio infatti che la “convergenza” porti a una “fagocitazione” del partito è sempre vivo. Il secondo starebbe nella percentuale di consensi che la Meloni e i suoi incasserebbero al Sud: portando alla vittoria di molti collegi chiave, soprattutto nell’area del Centro e in Puglia, FdI potrebbe richiedere (a buon titolo) un numero sempre maggiore di ministeri, mettendo in difficoltà lo stesso Salvini davanti ai suoi nel chiedere ad alcuni fedelissimi di fare il cosiddetto “passo indietro“.

Il terzo e ultimo scenario vedrebbe il riproporsi della coalizione giunta al primo posto alle scorse elezioni politiche, con anche quel che resta di Forza Italia sul carro – o per meglio dire sul Carroccio – dei vincitori. Questo scenario è decisamente interessante: il Centrodestra avrebbe, tanto alla Camera quanto al Senato, i numeri per riscrivere la Costituzione a proprio piacimento, avendo ben i 2/3 dei seggi dalla propria parte. Ma anche in questo caso bisogna fare i conti con un ostacolo: innanzitutto non è detto che si giunga ad avere un consenso così ampio, vista anche la labilità dei sondaggi in questo periodo e gli stravolgimenti continui; in secondo luogo, trovarsi a non poter modificare la Costituzione, magari per pochi seggi, tenendo “in vita” l’alleato-rivale Silvio Berlusconi potrebbe essere un boomerang non da poco sul prosieguo della carriera politica di Matteo Salvini.

Ad oggi, l’unico a cui converrebbe andare alle elezioni è Nicola Zingaretti, che non solo riuscirebbe a riportare il Partito Democratico ad essere la prima forza dichiaratamente d’opposizione all’interno del Parlamento, ma avrebbe anche l’occasione d’oro di formare le liste tenendo conto di tutte le anime e le esigenze del partito: dagli ecologisti ai renziani, dai cattolici ai socialdemocratici. Senza contare che l’ipotesi di elezioni anticipate precedute da un governo tecnico magari a guida Cottarelli permetterebbero al PD di far realizzare progetti propri addossando la colpa su Salvini e Di Maio. Forse l’unico motivo sensato per il quale Salvini vuole andare alle urne prima di ottobre.