LE MANOVRE DI SINISTRA DI RENZI

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Il 38% degli italiani afferma di gradire il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, e non dubitiamo del fatto che l’ex Sindaco di Firenze sia particolarmente attento al suo tasso di gradimento, e questo ha certamente influito sulle misure che il Governo dovrebbe varare.

Il Governo promette più tasse sulle rendite finanziarie e sulle banche, in particolare l’aumento dell’imposta sulle quote Bankitalia, i tagli o il tetto massimo agli stipendi dei manager pubblici, il taglio degli Enti inutili anche se per ora il Premier ha parlato solo del CNEL, dei generici tagli alla sanità e alla difesa, una diminuzione dell’IRAP e una sforbiciata agli stipendi di politici e diplomatici.

Insomma a vedere la tabella di marcia sembrerebbe essere iniziata una vera e propria rivoluzione all’italiana, una straordinaria manovra che dovrebbe garantire al Premier un aumento dei consensi e al PD dei grandi risultati alle elezioni europee ed amministrative, ma a ben vedere si può pensare che sia una delle manovre più demagogiche a cui abbiamo mai assistito, il Governo cerca di mettere la polvere sotto il tappeto. 

Si prendano in considerazione le iniziative positive: La diminuzione dell’IRAP, il 10% hanno annunciato, è sicuramente un passo in avanti rispetto ad un’imposta ingiustificabile, che va a colpire le imprese per il fatto stesso di esistere, e l’eliminazione del CNEL è una giocata fin troppo semplice visto che il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro non ha mai svolto realmente il proprio compito poiché le parti sociali hanno sempre preferito rivolgersi al Governo in maniera più diretta senza passare per i pareri dell’Ente. Anche il tentativo di risparmiare sulle spese diplomatiche e politiche appare convincente, ma il tema è stato trattato genericamente. Ora è bene analizzare quelle che dovrebbero essere le manovre più incisive: Il taglio agli stipendi dei Manager pubblici è attualmente demagogia, si consideri il caso Moretti – manager di Trenitalia- che con la sua gestione è riuscito a risanare il profondo rosso in cui versava l’azienda nazionale ferroviaria, e si pensi al fatto che si dovrebbero diminuire i suoi compensi con la conseguenza che Moretti andrebbe a cercare occupazione altrove, se non all’estero almeno presso qualche società privata, e così l’Italia perderebbe un manager capace, lo stesso risultato, la fuga dalla PA, la otterrebbe con tutti i manager perché il merito è la prima regola di un Paese liberale e anche lo Stato dev’essere concorrenziale altrimenti finirà per accontentarsi dei manager e dei dirigenti di basso rango, cosa che va a discapito unicamente dei cittadini in termini di servizi.

L’imposta sulle rendite finanziarie non può che allontanare gli investitori, diminuendo ancora l’appeal dell’Italia, e tutto per rimpolpare le casse dello Stato dimenticando lo sviluppo economico, inutile poi dire che l’aumento dell’imposta sulle quote Bankitalia mostrerebbe i suoi effetti negativi ancora una volta sulle imprese che chiedono credito agli istituti bancari e sugli italiani che hanno un mutuo. E per finire è bene discutere anche l’ambiguità degli 80 Euro in più nelle buste paga dei cittadini con un reddito intorno ai 23.000 Euro, che dovrebbero arrivare a partire dal 27 Maggio -guarda caso proprio due giorni dopo le elezioni, che però costringeranno 5 milioni d’italiani a rinunciare alla detrazione per il coniuge a carico, per un totale di oltre 500 euro in meno all’anno e che, cosa più importante, rappresentano uno stimolo infimo ai consumi, una sorta di paghetta che il Governo dà agli italiani più in difficoltà e che quindi verranno utilizzati per far quadrare il bilancio familiare e non verranno rimessi sul mercato, con buona pace di commercianti e imprese.

Con queste scelte il Premier ha probabilmente deciso d’interrompere la propria Luna di miele con il centrodestra, virando improvvisamente a Sinistra; una Nazione che necessita di riforme di ampio respiro non può accontentarsi di racimolare qualche briciola e per di più in maniera discutibile.

Raffaele Freda

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