LEGA NORD. LE TATTICHE DI FLAVIO TOSI E LA RIVINCITA DI MASSIMO BITONCI

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Negli ultimi giorni la Lega Nord si trova davanti ad un bivio riguardo a cosa fare in merito alla condotta tenuta dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, negli ultimi anni nei confronti del partito e dei suoi compagni.

Correva l’anno 2012. Il congresso della Liga Veneta si concludeva con la vittoria di Tosi (57%) sull’avversario Massimo Bitonci, sindaco di Padova (43%). La vittoria di Tosi in Veneto s’accompagnava a quella che contemporaneamente stava riportando in Lombardia anche Matteo Salvini sul suo concorrente, Cesarino Monti, decretando la fine della Lega di Umberto Bossi e spalancando le porte a quella più fresca di Roberto Maroni. Quest’ultimo aveva appoggiato sia Tosi in Veneto sia Salvini in Lombardia, portando nelle fila dirigenziali del Carroccio una ventata d’aria nuova e giovani facce pronte a mettersi in gioco, con lo scopo di scrollare dalle spalle del partito gli scandali politici e finanziari di cui erano stati protagonisti Francesco Belsito e il Segretario Federale in persona. E così l’era bossiana finì, dando a Roberto Maroni e i suoi giovani pupilli la possibilità di ricompattare e ridestare una Lega che sembrava si stesse ormai perdendo per strada.

Ma come i due fratelli biblici Caino e Abele, anche Tosi e Salvini intrapresero poi due percorsi diversi. Infatti mentre il 7 dicembre 2013 il Segretario Nazionale lombardo si apprestava a vincere le primarie di partito sconfiggendo lo storico leader Umberto Bossi e divenendo a sua volta Segretario Federale, il Segretario Nazionale veneto decise di agire di testa sua e in maniera decisamente “poco ortodossa”: non per nulla Flavio Tosi il 6 ottobre di quell’anno diede vita al suo personale progetto politico su scala nazionale, Ricostruiamo il Paese, nel quale il sindaco leghista di Verona stillò un programma che si suddivide in un elenco pragmatico di riforme costituzionali tali da rilanciare il Paese e ricompattare l’area del Centro-Destra, di cui lui si propone come nuovo leader. La diffusione di tale progetto sul territorio italiano dovrebbe avvenire tramite i cosiddetti Fari, ossia una rete di comitati provinciali sparsi in tutto lo Stivale che coinvolgano i cittadini in maniera diretta e trasparente nelle scelte politiche. Dure furono le risposte della dirigenza del Carroccio a questa iniziativa, e tuttavia la questione s’appianò lì, cosicché bene o male la Lega Nord continuò a percorrere la sua strada senza troppi intoppi sotto la guida di Matteo Salvini.

Ma Flavio Tosi non si arrende. Negli ultimi giorni, in vista delle prossime elezioni regionali in Veneto, il sindaco di Verona è tornato a contrapporsi alle linee dirigenziali di partito, che avevano ricandidato Luca Zaia come governatore della regione Veneto – a loro detta un ottimo ed onesto governatore e l’unico capace di contrastare l’avanzata dell’avversaria Alessandra Moretti (PD) -, dichiarando che si sarebbe candidato anche egli stesso. E’ impazzata la lite, e questa volta Salvini non gliel’ha perdonata, affermando che “Zaia non si tocca. Chi lo mette in discussione si auto-esclude“, precisando che ciò non significa che Tosi verrà espulso dal partito, ma solo ricordargli che in un momento elettorale tanto delicato non è opportuno mettersi a battibeccare l’uno contro l’altro. E così sembrerebbe che anche questa volta le “bravate” del sindaco leghista di Verona verranno archiviate e perdonate. Ma non per tutti è così semplice dimenticare e andare avanti.

Massimo Bitonci questa volta non perde occasione per vendicarsi di chi tre anni prima lo aveva sconfitto alle elezioni della Liga Veneta per poi ritrovarsi sempre e puntualmente “a mettere i bastoni tra le ruote a tutto il partito”: in un’intervista rilasciata a Il Mattino di Padova il 26 febbraio, il sindaco della città afferma con determinazione che, in qualità di membro effettivo del Consiglio Federale della Lega Nord, lunedì a Milano chiederà “al Segretario Salvini di porre fine a questa assurda situazione che danneggia la Lega e, cosa ben più grave, va contro gli interessi presenti e futuri del popolo veneto” e che “tra i militanti c’è un sentimento generale di ripulsa verso chi vuole dividere la Lega alla vigilia di un appuntamento elettorale così importante“. Non si spreca d’altro canto il sindaco Bitonci nel definire il suo da sempre “avversario” un “assetato di potere“, e che ormai “c’è da chiedersi se rappresenti ancora la nostra militanza allargata“.

Già riguardo a quella vecchia storia di due anni prima del progetto tosiano, Ricostruiamo il Paese, Bitonci non si fa problemi a dire che “questa sì che è una violazione palese e gravissima del nostro statuto: ma si è mai visto un segretario che capeggia una Fondazione dichiaratamente politica, estranea e concorrente alla Lega? Che organizza convention, Fari, pullman, cene? Che va in giro per l’Italia a raccogliere adesioni?“.

Insomma, anche la Lega Nord – come quasi tutti gli altri partiti – sta attraversando un momento di crisi interna in un periodo molto delicato della propria storia, all’alba di una battaglia elettorale regionale importantissima e durante la forte spinta propulsiva che il Segretario Federale Matteo Salvini sta applicando a più non posso, nel tentativo di riportare il partito ad essere protagonista della scena politica italiana.

Certo è che gli sporadici tiri mancini di Flavio Tosi non sono di grande aiuto. Toccherà alla dirigenza di partito scegliere se applicare la linea dura suggerita dal sindaco Bitonci o se continuare a circumnavigare il problema come sta facendo il Segretario Salvini.

di Giuseppe Comper

 

[Photocredit www.vvox.it]

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