Limite doppio mandato: se si ritorna al voto, Luigi Di Maio cosa farà?

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“Il tema del limite doppio mandato è fondamentale per noi e si basa su un concetto importante: non esistono politici di professione”. Lo aveva affermato il capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, incontrando la stampa estera lo scorso 13 marzo. “È una regola sacrosanta”, aveva aggiunto.

E’ questo il vero problema che interessa in queste ore Luigi Di Maio, ovvero il rischio di non poter più ricandidarsi in Parlamento nel caso di elezioni anticipate, interrompendo anzitempo la sua esperienza di leader partitico. Il problema riguarda il limite dei due mandati, perno del programma ideologico del MoVimento 5 Stelle, e che si basa su una lotta alla politica di professione.

Sul punto vi è stato un profondo dibattito tra coloro che si basano sul principio del semplice doppio mandato, senza considerare la durata del mandato, e coloro che invece puntano al binomio doppio mandato corrisponde a dieci anni.  

Un dibattito non del tutto concluso e che verrà affrontato in caso di elezioni anticipate. All’orizzonte si prospetta l’ipotesi dell’abolizione del limite dei due mandati e la perdita di un pezzetto fondamentale del pensiero di Beppe Grillo e di Gian Roberto Casaleggio. Resta comunque un’ulteriore ipotesi, più fantasiosa, ma non impossibile: e se nel videomessaggio di ieri Di Maio avesse annunciato le sue dimissioni da leader del MoVimento 5 Stelle? Ipotesi senza alcuna logica anche perché potrebbe guidare il partito dall’esterno ed essere nominato Premier senza per forza sedere in Parlamento, prima di lui ci fu Renzi.

Il problema del limite dei due mandati riguarderebbe anche altre personalità di primo piano come Roberto Fico, Paola Taverna, Carla Ruocco. Lo scorso aprile Rocco Casalino, portavoce del MoVimento, aveva affermato dal New York Times: una deroga a questa regola è una “possibilità”, secondo Casalino, anche se finora questa iptoesi “non è mai stata discussa”.