Antonio Razzi è Segretario della 3ª Commissione permanente Affari Esteri del Senato e Senatore della Repubblica Italiana per Forza Italia. Nato in provincia di Chieti ma emigrato in Svizzera, è conosciuto anche per i suoi stretti rapporti con la Corea del Nord e con il dittatore Kim Jong-Un.

Il suo ultimo libro, Un senatore possibileè stato presentato a Rovereto, al ristorante Tema, la sera del 7 dicembre 2017. Un’autobiografia nella quale, come mostra la copertina a torso nudo, “mi sono spogliato e vi racconto tutto”. Un petto coperto però dalla cravatta, perché, come afferma nuovamente Razzi, “da operaio mi sono messo la cravatta perché al Senato senza cravatta non si entra”.

In quest’occasione, il Senatore ha inoltre dichiarato che, dopo aver dialogato con Kim Jong-Un e Bashar al Assad (con selfie), vuole andare in Venezuela per incontrare il Presidente Nicolás Maduro.

Come è nata l’amicizia con Kim Jong-Un?

Io dal 2007 sono andato in Corea quando c’era ancora suo padre, Kim Jong-il. Poi lui è subentrato nel 2011 [alla morte del padre]; già nel 2012 c’è stato questo avvicinamento, perché mi ha chiesto tramite emissari di far venire a giocare i giovani calciatori coreani in Italia per imparare la tecnica del calcio italiano. 

Lei ha detto ironicamente che ha messo su un petto villico la cravatta: ma basta una cravatta per diventare senatore?

Nella vita, qualsiasi mestiere che uno fa, deve mettere forza di volontà, se no non riesce in niente. Se un giovane (o no) decide che vuole arrivare in un punto, dove pensa di arrivare perché il suo pensiero è solo quello, finché non arriva lì non smette mai. Allora in qualsiasi lavoro – parlamentare, cuoco, spazzino, pompiere, camionista – devi mettere la forza di volontà.

Si vedrebbe come leader del Centro-Destra unito, se glielo chiedessero?

[RideMagari, ma non è possibile! Io non sono un laureato. Però la mia laurea sono 40 anni di lavoro, e quello già fa molto di più.

Il titolo del libro è Un senatore possibile. Cosa intende con “possibile”?

Penso che non ci sarà mai più un senatore come me in Senato. Uno che viene dal basso, operaio, emigrato… Io credo che questa sia stata un’eccezione che solo Cristo lo sa, solo il Signore lo sa.

Lei tiene tanto al Made in Italy. La globalizzazione uccide il Made in Italy o lo fortifica?

Bella domanda… La globalizzazione, se condivisa veramente da tutti, va benissimo. Ma non va bene una globalizzazione che è tutta per te, o tutta per me, o tutta per quello. Non si deve fare distinzione: o tutti, o nessuno.

Scrivendo la sua autobiografia, è emerso qualche rimpianto, o qualche rimorso?

Io dico sempre che l’unica cosa che rimpiango è che non ho pensato ai miei figli. Ho pensato al bene di tutti, meno che al bene dei miei figli. Io ho un figlio operaio in Svizzera e un figlio operaio in Spagna. E non ho pensato – l’egoismo, come a tanti succede  – di farli ritornare vicino a me, fare le carte false per portarli qui. Questo no. Io sono stato forse un… Rimpiango di non essere riuscito a farlo, perché sono troppo onesto. Molte volte non pensi ai tuoi figli perché sei onesto, e vuoi che i figli crescono e pensano a loro stessi, come tu hai fatto con te. Devono crescere con le loro gambe, con la loro testa, non devo imporre io qualsiasi cosa a loro.

Il Senatore ha anche dimostrato la sua gratitudine nei confronti di Maurizio Crozza, perché lo fa ridere (quando deve dirne una grossa deve tenere i baffi, perché sono finti, altrimenti gli partono). Tuttavia ha fatto sapere che i due non si sono mai incontrati, perché in caso si dovessero incontrare l’interpretazione non sarebbe genuina.

Silvia Vazzana