Marino colpisce ancora

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Ignazio Marino ha ritirato oggi pomeriggio le dimissioni da sindaco di Roma, ritornando sui suoi passi tre giorni prima che diventassero effettive. Se si vuole rappresentare le vicende della capitale con un’immagine, la più appropriata sembra una nave in procinto di affondare, dove però tutti si sono messi in salvo tranne il capitano, il testardo sindaco, che sembra cieco davanti al caos e la tragica situazione in cui sta conducendo la problematica “nave” Roma.

E’ difficile capire il senso politico delle azioni del sindaco, già sfiduciato a tutti gli effetti dal suo partito. Marino si sta mettendo contro tutti: se della poca simpatia nei suoi confronti del premier Renzi e del commissario del PD romano Orfini si sapeva già da tempo, ora gli stanno voltando le spalle gli stessi assessori della sua giunta. Su dodici membri infatti ben sette hanno già presentato, o annunciato che lo faranno nelle prossime ore, le proprie dimissioni: dopo la riunione della giunta che si sta svolgendo questa sera in un clima di forte incertezza, lasceranno il loro incarico Maurizio Pucci, assessore ai lavoratori pubblici e coordinatore per il Giubileo, Giovanna Marinelli, assessore alla Cultura, Luigina di Liegro, assessore al Turismo. Sono sempre di oggi gli annunci di Alfonso Sabella, che da settimana prossima tornerà a fare il magistrato, e del vicesindaco Marco Causi, uscito poco convinto dall’incontro con Marino di ieri sera, dove il sindaco doveva convincerlo a continuare, spiegando il buono che poteva essere ancora fatto. Già annunciate invece erano quelle di Stefano Esposito e Marco Rossi Doria. Ne si ricava così un quadro di desolante svuotamento delle istituzioni, di grande sfiducia nelle azioni del sindaco ed un ulteriore prova che il rimpasto estivo della giunta sia stato solo un tentativo mal riuscito di sistemare le cose, dato che quasi tutti i nuovi subentrati hanno in queste ore mostrato il loro disappunto per come stanno procedendo le cose.

Dopo lo scontro con Cantone, che confrontando Milano con la capitale affermava come quest’ultima non avesse gli anticorpi per combattere corruzione e malaffare, a cui aveva risposto che gli anticorpi ci sono e vanno valorizzati, portando come esempio le duemila persone che si erano raccolte in Campidoglio per chiedergli di restare, Marino sembra guardare al futuro, volendo mostrarsi combattivo e affermando che: “ci sia un luogo sacro per la democrazia che è l’aula, un consiglio comunale e io sono pronto a confrontarmi con la mia maggioranza per illustrare quanto fatto: le cose positive, gli errori e la visione per il futuro“.

Un futuro che però sembra tutt’altro che facile, contraddistinto da uno scontro frontale con il suo stesso partito e dalla testarda volontà di non andarsene ma alla peggio farsi cacciare. E sembra infatti questo il piano del PD: quando Marino annunciava il ripensamento sulle dimissioni presentate il 12 ottobre, i 19 consiglieri romani del Partito Democratico erano riuniti con Orfini, il quale chiedeva loro di rimettere il mandato, così da far decadere l’Assemblea ed il sindaco. Ancora non ci sono però i numeri sufficienti – sono necessarie le contestuali dimissioni di 25 consiglieri sul totale di 48 perché cada il mandato di Marino – e si dovrà capire chi verrà in soccorso del PD o ancor meglio chi si vorrà esporre tendendo una mano al partito di Renzi fra le liste civiche o le opposizioni.

Ciò che è certo è che come se non bastasse una città presa in ostaggio da malaffare, corruzione e mafia (il processo mafia capitale inizia il 5 novembre e Marino vorrebbe presentarsi in aula con la fascia per costituirsi parte civile e ridare nuovo spolvero alla sua immagine), ora ci si metta di mezzo anche l’ostinazione di un sindaco che non sembra rendersi conto della realtà: la città ha bisogno più che mai di un cambiamento e tenerla in ostaggio della propria insensata sicurezza e dei litigi e risentimenti con il proprio partito non sembra l’idea migliore.

Luca Peluzzi

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