MELINA SULLA LEGGE ELETTORALE – Rimbalza dal Senato alla Camera

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Il dato politico più interessante degli ultimi giorni è certamente la sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità del Porcellum con conseguente abrogazione della stessa legge elettorale per così come la conosciamo, infatti se il Parlamento non dovesse legiferare rimarrebbe in vigore questo ma senza liste bloccate e premio di maggioranza ossia un proporzionale puro.

Ora al primo posto sull’agenda dei gruppi parlamentari quindi c’è la discussione di una nuova legge elettorale, che auspicabilmente restituisca un po’ di sovranità agli elettori. Sembra però che al momento i deputati siano piuttosto indecisi e smarriti, come è facile intuire ogni partito ha la propria idea per la prossima legge elettorale. Così l’appello di Berlusconi, per formare un Governo di scopo che unisca tutti, compresi SEL e 5Stelle, al fine di decidere le future modalità di elezione e poi andare immediatamente al voto in questo momento, non suona più come una provocazione benché sia uno scenario improbabile anche se l’incognita Renzi potrebbe riservare delle sorprese. A questo scenario bisogna aggiungere il PD Giachetti che da 64 giorni conduce lo sciopero della fame e insiste “Ringrazio chi mi chiede di smettere ma ho visto troppi quasi traguardi. Sospendo quando la legge elettorale sarà formalmente incardinata alla Camera”, anche dalla parole del deputato democratico emerge un certo pessimismo.

L’ostacolo che si para davanti all’inter legislativo è la decisione in merito a dove iniziare la discussione della nuova legge elettorale, la Commissione per gli Affari Costituzionali si era espressa per l’inizio dei lavori al Senato della Repubblica, e di questa idea sono rimasti NCD, Forza Italia, Sel ed il Presidente della suddetta Commissione Anna Finocchiaro . Il PD invece ieri attraverso il proprio capogruppo a Palazzo Madama Luigi Zanda ha annunciato la volontà di passare la palla alla Camera con l’assenso dei pentastellati. Invece la Lega Nord chiede a gran voce che la discussione rimanga al Senato.

Superato il rimpallo tra le Camere, la linea che dovrà essere seguita è stata dettata dal Premier Letta che durante il suo discorso prima del voto di fiducia ha descritto un sistema maggioritario che non frazioni eccessivamente il Parlamento al fine di non mettere a rischio la governabilità. Il Movimento 5 Stelle preferirebbe un modello proporzionale che lasci al centro del sistema politico il Parlamento, mentre tra gli altri gruppi si fa largo il gradimento per il modello “Sindaco d’Italia” con doppio turno maggioritario ed elezione diretta del Premier, sistema usato anche in Francia.

Sull’argomento ad oggi non si espresso il Ministro per le Riforme Costituzionali Gaetano Quagliariello nonostante tra le modifiche alla Costituzione immaginate dal Ministro e dai suoi 42 Saggi vi fosse il Passaggio ad una Repubblica presidenziale, idea ormai accettata anche dalla sinistra più moderata, ma che certamente ha bisogno di tempi importanti. Il passaggio di Forza Italia all’opposizione ha consegnato a Letta una maggioranza che difficilmente riuscirebbe a raggiungere le quote qualificate necessarie per le Riforme Costituzionali, dunque le ipotesi di interventi radicali sull’esercizio della sovranità da parte del Popolo italiano rimarranno anche per questa legislatura un lontano miraggio. In questa prospettiva non è da sottovalutare l’ipotesi per la quale verrebbe resuscitato il Mattarelum.

Raffaele Freda

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