Meloni forse dovrebbe abbandonare le logiche del centrodestra

Ci ha provato la Meloni ad incunearsi tra Lega e MoVimento 5 Stelle nella fase di scontro sui migranti.

Ha giocato sulla rabbia, per nulla mascherata, del leader leghista nei confronti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Ma ha sbagliato i calcoli, e non poteva essere altrimenti.

Non è neanche colpa sua, povera Meloni, perché in questo caso l’unico suo errore è stato quello di non rendersi conto della situazione complessiva.

Stacca la spina, Matteo. Già, ma per riattaccarla dove? Al carrozzone di un centro destra che non ha davvero più ragioni di esistere al di là delle poltrone regionali?

Mentre Salvini si arrabbiava e Meloni si illudeva, gli esponenti di Forza Italia si schieravano apertamente per l’apertura dei porti ai migranti. Carfagna in primis.

Dunque la Lega dovrebbe scaricare Conte che porta a casa una decina di migranti per riallearsi con Forza Italia che ne vuole far arrivare a centinaia?

Per non parlare degli attacchi di Tajani sulla vicenda del salvataggio di Banca Carige.

A questo punto è la Meloni che dovrebbe decidersi a staccare la spina dall’ammucchiata con Forza Italia. Una alleanza ormai priva di senso e che rischia di riservare amare sorprese.

I sondaggi che premiano la Lega alleata con i pentastellati possono essere ben diversi in vista di un accordo regionale con il partito di Tajani, Carfagna e Bernini.

Aspiranti assessori perfettamente zerbinati di fronte alle pretese di prenditori incapaci potrebbero non entusiasmare gli elettori leghisti e neoleghisti.

Non è un caso se Forza Italia non riesce neppure ad indicare il nome del suo candidato presidente laddove gli accordi prevedono un passo indietro di Lega e Fdi. Per non parlare degli eventuali assessori, da spartire non si sa in base a quale criterio.

Voci romane assicurano che Salvini avrebbe ordinato ai suoi parlamentari eletti nelle regioni chiamate al voto di tornare ad occuparsi dei rispettivi territori. Per ora non si è visto nulla. In ogni caso sarà difficile far digerire alla base un sostegno a candidati scelti da Tajani, Gelmini, Bernini.

Una situazione ideale per la Meloni, se solo fosse in grado di prendere una decisione che guardi al futuro.

Una scelta tra l’ormai consolidata irrilevanza ed un protagonismo che non potrebbe prescindere dalla rottura con gli atteggiamenti di Tajani e compari.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 364 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".