MIRKO E LA FORZA DELLA VERITÀ ARGOMENTATA: ECCO COME SI BATTE IL MAINSTREAM

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Già agli albori del XVIII secolo, Montesquieu erudiva mediante un elevatissimo impianto teorico l’efficacia della cosiddetta separazione dei poteri, ossia una gerarchia piramidale degli ambiti che più di tutti avessero un ascendente preminente ed egemone nel quadro politico di un Paese: oltre alle appurate effettività di apparato istituzionale, comunità territoriale e carisma da leadership dei disparati candidati – principio quest’ultimo sviscerato con certosina minuziosità da un altro avanguardista dell’amministrazione nonché sociologo tedesco, quale Max Weber -, il filosofo francese sottilizzò che anche la magistratura avesse un’incisività di riguardo nel contesto pubblico di una governance.

Il decorso delle dottrine politiche non solo ha avallato l’epigona trattazione del giurista transalpino (soprattutto in un’ampia frangia delle democrazie occidentali), ma ha consegnato agli scaffali della storiografia la facoltà autorevole e talvolta autoritaria dell’ecosistema mass mediale, cioè la sottesa e sferzante capacità di incensare o distruggere del tanto conclamato e paventato Quinto potere, quello della stampa e, odiernamente parlando, dei talkshow da salotto. Emergere ed imporre un proprio atteggiamento raziocinante e cognitivo in questa cerchia è pressoché impossibile, dato che l’omologazione ai maître à penser sia molto più vantaggiosa e meno stressante del prodotto di un pensiero soggettivo: in tale maniera i variegati e molteplici modelli di informazione hanno concepito un modus operandi comunicativo completamente allineato al perbenismo e allo slogan propagandistico e parte delle nuove generazioni di giornalisti non sembra propendere ad un cambio di rotta.

Ha infatti sbarellato la concorrenza televisiva nelle prime serate degli ultimi due giovedì la trasmissione Anno Uno di Giulia Innocenzi, conduttrice emergente e quotata da Michele Santoro che le ha momentaneamente passato il testimone, impostata perennemente su due principi trainanti, conditi da ospitate di personalità dei Palazzi: approfondimento di cronache quotidiane e attiva partecipazione di una platea giovane, capace di ribattere e dibattere colpo su colpo.

Peccato soltanto che i temi, almeno in queste iniziali puntate, gravitino costantemente attorno alla spasmodica immigrazione e che le virgulte opinioni in studio tengano fede alla filosofia qualunquista succitata; bensì con una peculiarità di rilievo, una cesura sostanziale dalla consuetudinaria disquisizione spettacolarizzata: il principio del contradditorio, incarnato nella fattispecie da Mirko, attivista di CasaPound e solitaria e valida voce dissonante; il 22enne romano ha anteposto una lucida e accurata analisi delle singole questioni poste in essere alle pomposità da share ed ha evidenziato le controversie di una classe dirigente e di cogenza forse sorda ai richiami di un popolo soccombente e non coadiuvata dalla struttura mediatica.

Probabilmente perché equiparare in un filmato d’apertura la fiaccolata per Sergio Ramelli al disagio di un privato cittadino, domiciliato in un appartamento di un edificio comunale nell’hinterland milanese inondato da irregolari e delinquenza, o di un piccolo imprenditore, è sconnesso e poco costruttivo, se consideriamo che si siano poi sprecate le valutazioni avverse ai presunti neofascisti e xenofobi di turno: c’è un’abissale divergenza tra la commemorazione di un ragazzo trucemente e barbaramente assassinato circa quarant’anni fa per ragioni di colore politico e la fomentazione alla discriminazione razziale.

Qui Mirko, dimostrando che il Re, in quanto sintesi di legislativo ed esecutivo, sia nudo, ha contribuito ad aprire gli occhi dei colleghi in sala e ha rimarcato sensatamente le responsabilità di un complesso statuale distante dalle incombenze quotidiane delle periferie e dalle urgenze impellenti, scardinando quel muro di cinta erto per dividere, tramite devianti posizioni faziose e petizioni ideologiche, l’oggettività dei fatti dalle coscienze collettive. Nell’auspicio che la sua possa essere testimonianza spartiacque di un nuovo approccio alla notizia: diretto, spontaneo, ficcante ma veridico, mai pilotato dalle logiche di compiacimento e di generico ludibrio; per cui, #stoconMIRKO!

Alex Angelo D’Addio

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