I MISTERI DELL’ITALICUM

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Italicum o non Italicum? La risposta è la prima visto che ormai sembra tutto pronto per l’approvazione di questa nuova legge elettorale. Il territorio nazionale sarà smembrato in 120 circoscrizioni di circa 500mila abitanti che eleggeranno ciascuna dai 4 ai 6 deputati e non si potrà esprimere la preferenza. Il sistema fin qui delineato ricorda quello proporzionale, al quale si sono aggiunti degli elementi volti a tutelare il bipolarismo e la governabilità. È previsto un premio di maggioranza per la coalizione vincitrice. Se una coalizione supera il 35 per cento dei voti, otterrà un premio variabile tra il 53 e il 55 per cento dei seggi della Camera; in ogni caso il premio non potrà superare il 18 per cento. In pratica, se una coalizione ottiene il 35 per cento avrà il 53 per cento dei deputati (35+18); se ottiene il 36 salirà al 54 per cento; sopra il 37 per cento avrà sempre il 55 per cento dei seggi.

Cosa avviene se nessuna coalizione dovesse raggiungere tale soglia?

L’Italicum introduce in tal caso il doppio turno, cioè un ballottaggio nazionale da tenersi dopo 15 giorni tra le due coalizioni che hanno ottenuto il maggior numero di voti. Proprio su questo punto non si può far a meno di esprimere perplessità. Perché il 35%? Il Porcellum, legge che ha sempre subito profonde critiche, prevedeva un cospicuo premio di maggioranza, parliamo della Camera dei Deputati, alla coalizione che avesse ottenuto il maggior numero di voti. La differenza tra i due sistemi non è da sottovalutare visto che non si capisce il perché solamente a una certa soglia di voti si possa ottenere un ulteriore 18%.

Il Regno Unito, per esempio, è suddiviso in 646 collegi, aventi all’incirca la stessa popolazione, ognuno dei quali elegge un membro della Camera dei Comuni. Il sistema è proporzionale ma nei fatti è maggioritario visto che ad ogni collegio compete l’elezione di un solo deputato. Vince quindi colui che ha ottenuto il maggior numero di voti.

Il sistema elettorale francese prevede invece il doppio turno. Cosa è il doppio turno? Il doppio turno alla francese vede due tornate elettorali. Viene eletto al primo turno chi ottiene la maggioranza assoluta dei voti.  Al contempo, il candidato, se dovesse essere ottenere solamente il 49,9% delle preferenze, dovrà affrontare un secondo turno con tutti coloro che hanno superato la soglia del 12,5%.

In Spagna viene usato il Metodo D’Hondt, il quale venne teorizzato nel 1878. Le storie di queste tre nazioni sono profondamente diverse tra di loro ma sono unite da un unico e fondamentale elemento: sono usate da decenni. La legge elettorale del Regno Unito è in vigore fin dal XVII secolo, quella francese venne promulgata durante la presidenza del Generale de Gaulle.

Ci ritroviamo di fronte all’ incertezza della modalità di voto. Nel 1993 venne promulgata la Legge Mattarella, detta anche “Mattarellum”, che prevedeva un sistema misto maggioritario-proporzionale; peccato che questa legge sia stata abrogata dal porcellum e non ancora riproposta con forza.

Nel passato celebre fu la legge elettorale del 1953, definita dall’opposizione “Legge Truffa”. Osteggiata da molti, veniva comunque attribuito un cospicuo numero di parlamentari solo nel caso in cui la metà del paese avesse scelto una precisa coalizione. Due presidenti del Senato, Paratore e Gasparotto, si dimisero quando capirono che la maggioranza, guidata dalla Democrazia Cristiana, aveva intenzione di forzare la mano per ottenere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale in tempo per svolgere le elezioni in primavera con la nuova legge. Fu un totale insuccesso e portò Alcide De Gasperi, che volle fortemente questa, a dimettersi nel 1953.

Restano i fatti. Non si capisce perché debba essere approvata una legge elettorale tanto complessa e poco pratica; non si capisce perché il cittadino non possa scegliere con il voto di preferenza il proprio deputato; non si capisce perché solamente al raggiungimento del 35% si debba ottenere il premio di maggioranza; non si capisce perché il nostro paese sia ancora una repubblica parlamentare quando non viene proposta una legge elettorale attenta alla forma di governo dataci dai padri costituenti.

Michele Soliani

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