NCD, ALFANO E LA DEMOCRAZIA CRISTIANA 2.0

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Tra tre settimane le urne tracceranno il futuro della politica europea: Matteo Renzi, che guiderà il prossimo semestre, si accinge alla presidenza del Consiglio dell’UE con un’intera situazione partitica abbastanza eterogenea, dato che le tre forze parlamentari siano ai vertici delle stime delle proiezioni.

Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle confidano nei colpi propagandistici dei rispettivi leader e risultano essere i programmi più vicini alle preferenze dell’elettorato; Berlusconi e ciò che resta di Forza Italia sono ben conosci che l’impossibilità di sostenersi sulla stampella del bacino d’utenza delle svariate costole formatesi dal Popolo delle Libertà sul crepuscolo del 2013 sia un handicap rilevante, stante che le previsioni adducano scenari apocalittici per il raggruppamento dell’ex Cavaliere.

Il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano invece dal canto suo si crogiola della decisione, maturata nel post fiducia all’allora Governo Letta, di stornarsi dalla frangia berlusconiana e della recente scelta di concorrere a fine maggio in commistione con Casini & C., presumendo che questo possa destare felice stupore nei cittadini e consequenzialmente favorire il sostegno della, a parer loro, immacolata causa dell’ex segretario del PDL. Appunto però si tratta di un’ipotesi, per di più fuorviante: i sondaggi attestano una flebile partecipazione dei liberal-democratici alle direttive di NCD e pare proprio che le proposte dell’una volta pupillo del Cav siano alquanto in dissonanza con le urgenze del Tricolore.

Le fasi embrionali del progetto alfaniano sono state elaborate nella maniera adeguata, per tempismo e selezione delle cosiddette colombe, ossia di talune unità delle coalizione di centrodestra che poco si sentissero coinvolte nei piani del quattro volte capo di Palazzo Chigi: la totale discrepanza tra le visioni di sparuti deputati e i colpi di teatro del loro presidente era già sinonimo di un’inconsistenza di fondo per un’entità di maggioranza e da lì poi la riesumazione di FI e l’abdicazione di Alfano. Col trascorrere dei mesi, i principi, le modalità di attuazione e probabilmente l’assente mobilità del ministro degli Interni hanno destabilizzato il papabile bagaglio di voti di NCD: un risicato 4% non è sufficiente per consolidare uno straccio di credito e il piano casa e famiglia, le agevolazioni sui pedaggi autostradali per i pendolari e lo sblocco dell’edilizia scolastica non sono propriamente pertinenti con le attuali e quotidiane necessità italiane.

La recente alleanza con l’Unione di Centro è inoltre la dimostrazione della volontà di riproporre un’istituzionalitá stantia, dal sapore di prima repubblica e in salsa democristiana: da un lato, la diplomazia da salotto di chi fino a sette mesi fa ha sostenuto una bozza incompiuta di rivoluzione liberale; dall’altro, l’auspicio di poter riportare una laica cristianità all’interno delle strutture di incisiva cogenza, nonostante le cronache creino precedenti turpi e recensiscano atteggiamenti non proprio commendevoli. In ogni caso, è indispensabile che Alfano e i vari Schifani, Cicchitto e da qualche settimana Bonaiuti chiariscano le loro posizioni, considerando che negli ultimi tempi siano state particolarmente ingenerose e abbiano dimenticato quanto Berlusconi abbia contribuito a plasmarli politicamente.

Un aspetto è lampante: Mister B. e i suoi corifei, passati e presenti, hanno avuto un ruolo minimale nel consolidamento di un’idea di destra; la speranza ora è riposta nelle personalità disilluse dall’ostentazione di un’Europa degli “0,… %” e coscienti che moneta unica e spasmodiche misure di austerità e di tagli nel lungo periodo saranno il definitivo colpo di grazia per uno Stivale già incrinato.

Alex Angelo D’Addio

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