IL PATTO DEL NAZARENO E IL DESTINO DEL CENTRODESTRA

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Oggi è la giornata del nuovo vertice tra Matteo Renzi, Presidente del Consiglio, e Silvio Berlusconi, leader incontrastato di Forza Italia. Un primo incontro, il famoso “Patto del Nazareno”, si era svolto il 18 gennaio 2014 nella sede del Partito Democratico in Largo del Nazareno a Roma. Lo scorso 3 luglio, inoltre, Renzi aveva ricevuto Berlusconi direttamente a Palazzo Chigi in un incontro di due ore, al quale hanno partecipato anche Lorenzo Guerini, Gianni Letta e Denis Verdini.

Viene così rinsaldato quell’accordo che ha come contenuto alcune riforme istituzionali: legge elettorale, superamento del bicameralismo perfetto mediante modifica del ruolo e della composizione del Senato della Repubblica, riforma del Titolo V con modifica delle competenze tra Stato e Regioni.

Molti giornali hanno supposto anche che il Patto, non ancora conosciuto integralmente, riguardi  anche la materia della giustizia e l’elezione del futuro Presidente della Repubblica.

I pentastellati hanno varie volte dimostrato particolare forza di opposizione nei confronti di quanto sta avvenendo, resta però un altro importante attore che è stato tenuto troppo spesso fuori dalla scena politica nazionale: il popolo di centrodestra. Già con le elezioni svoltesi lo scorso maggio questo aveva espresso il suo malessere diffuso, si è registrato un aumento dell’astensionismo, o aveva optato per una virata verso Matteo Renzi; ora, nel momento in cui tale patto dovesse ottenere rinnovata fiducia, tale malessere potrebbe portare a rischio la prossima futura rappresentanza politica di tale componente.

L’accordo ha  come scopo anche quello di garantire l’immagine di “Costituente” a Silvio Berlusconi, ma una simile possibilità è ormai tramontata dal punto di vista mediatico. L’elettorato giovane di centrodestra spesso mal accetta la possibilità di dare il suo voto a un candidato che non può più garantire quella voglia di speranza, ovvero quanto invece può garantire Matteo Renzi.

Si può tranquillamente confutare quanto riportato ma non si possono celare i dati oggettivi sulle scorse elezioni politiche del 2013. I risultati avevano presentato un paese profondamente spaccato e alla stregua della totale ingovernabilità. Se il Porcellum, legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta, ha garantito una maggioranza al Partito Democratico alla Camera dei Deputati; è altre sì vero che al Senato, oggetto del dibattito politico di questi ultimi giorni, la situazione è ben diversa.  Matteo Renzi non gode di una maggioranza senatoriale solida, gode quindi dello stesso appoggio trasversale che deteneva anche Enrico Letta.

È proprio quest’elemento, ovvero l’ipotetica impossibilità di Matteo Renzi di governare senza il centrodestra, che sta danneggiando quella che, per quanto concerne un sistema che si basa sull’alternanza, solitamente era considerata opposizione. Ad avvantaggiarne è il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Il primo dimostra di essere il vero “Costituente” a discapito di Berlusconi e dei suoi uomini; il secondo si pone come unica forza politica contro il Renzismo.

Il problema è anche dato dalle pulsioni iper-liberiste del sogno del “partito liberale di  massa”, ovvero Forza Italia. Queste assomigliano al progetto riformista liberal incarnato oggi dal Partito Democratico di Matteo Renzi. In fondo il riformismo liberal non è nient’altro che uno strumento politico per normalizzare l’Italia. Nel giro di soli undici mesi, sondaggio IXE’ per Agorà Estate, si è assistito a una flessione di Forza Italia dal 26% all’ 15% registrato lo scorso 1°agosto. Il Partito Democratico ha invece guadagnato oltre 15 punti percentuali, evidenti segnali di una profonda crisi.

Non resta che aspettare l’esito dell’incontro anche se comunque l’unico sconfitto resta l’elettorato di centrodestra, nuovamente deluso e confuso da queste scelte.

 

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