Cercando di capire le mosse che il premier della provvidenza, Matteo Renzi, ha messo in atto, non puo’ che saltarci all’occhio il mega sconto concesso nei confronti delle scuole cattoliche e delle cliniche private, esentandole da IMU e TASI. Quelle tasse che ci rendono uguali, anche se a questo punto bisognerebbe dire che alcuni hanno proprio i santi in paradiso. E mentre milioni di cittadini si ritrovano alle prese con i soliti “sacrifici” imposti dalle istituzioni, il premier decide di attuare nelle sue riforme l’ennesima beffa nei confronti di tutti quei contribuenti onesti che fanno tutto secondo le norme  prestabilite. Ma c’era davvero bisogno che il premier riformatore Matteo Renzi consentisse uno sconto così generoso alle scuole cattoliche e alle cliniche private? 

Scuole paritarie e cliniche convenzionate con il sistema sanitario nazionale sono di fatto esentate dal pagamento di Imu e Tasi.

La vicenda “Imu – Chiesa” dopo ben due anni dal decreto Monti – quello che introdusse l’uso misto degli edifici di proprietà degli enti non commerciali (con le sole porzioni adibite ad attività di lucro soggette al pagamento dell’imposta) – arriva dunque ad una fine. Sancita ora, al terzo esecutivo dopo Monti e Letta, dall’atteso decreto del ministero dell’Economia firmato da Padoan il 26 giugno. Che rimanda al nuovo modello di dichiarazione Imu-Tasi per gli “Enc” (enti non commerciali). Laddove si assegna, per le scuole, un parametro di retta annuale al di sotto del quale l’istituto è esentato dalle tasse. Un parametro assai generoso, dai 5.700 ai circa 7 mila euro l’anno. In grado di escludere anche chi fin qui pagava. Per gli ospedali basta l’accreditamento pubblico. Come riportato da Economia & Finanza.

Gli “importi simbolici” previsti dal governo Monti per essere esentati dall’Imu diventano con il governo Renzi “Cms”, (il costo medio per studente a carico dello Stato italiano), pubblicato sul sito del Miur, il ministero dell’istruzione, e parametro Ocse. Ebbene questo Cms è così fissato per quest’anno: scuola dell’infanzia 5.739 euro, scuola primaria 6.634 euro, istruzione secondaria di primo grado 6.836 euro, istruzione secondaria di secondo grado 6.914 euro. Tutti gli istituti che hanno rette inferiori o uguali a queste non pagano né Imu né Tasi.

Ancora più lineare la situazione per le attività sanitarie e assistenziali. Purché convenzionate con il sistema sanitario nazionale. In questo settore dunque l’esenzione da Imu e Tasi scatta a prescindere dalla tariffe imposte ai pazienti (assai salate, specie in certe cliniche). Ma è legata esclusivamente all’accreditamento pubblico. Se la struttura ne è provvista (e lo è la quasi totalità), l’imposta sugli immobili e la tariffa per i servizi non sono dovute. Perché a quel punto la sua attività, si legge nelle istruzioni del ministero dell’Economia, diventa “complementare o integrativa rispetto al settore pubblico”

”Libera Chiesa in libero Stato”

Così diceva Camillo Cavour in occasione del suo primo intervento in Parlamento, dopo la proclamazione del Regno d’Italia, sulla separazione dei poteri fra Stato e Chiesa. Aveva forse torto? O semplicemente, ci aveva visto lungo?

Ammettiamolo, nella società della trasparenza, delle riforme, dei moniti, della democrazia, del libero mercato, delle pari opportunità, delle belle parole, della giustizia “uguale per tutti”, non sarà che “la legge è uguale per tutti” altro non è che una delle tante belle frasi che rincuora il povero quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulle pareti di fondo delle aule giudiziarie governative; ma quando si accorge che per invocar l’uguaglianza della legge a sua difesa, ed è indispensabile l’aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria?

Forse, bisognerebbe dire che nella società dei sacrifici, della spending review, dei patti di stabilità, ancora una volta non resta che il sapore della beffa, dell’oltraggio verso i contribuenti onesti che mandano avanti le sorti di un paese che più volte ha rischiato il baratro economico e non solo. Quante volte all’estero ho sentito di amici italiani che si lamentavano dell’immagine che ancora una volta davamo al mondo, in quel vortice di ipocrisia che sembra non abbandonarci, quasi fosse un’ombra, un peso dai costi enormi, di spazi e buchi di bilanci in rosso da anni, di debiti che ancora una volta dovranno essere ripagati dai soliti cittadini, che di fede ne hanno.

Quella fede  dimostrata nei confronti del Premier Matteo Renzi, il riformatore della speranza. Di quella rinnovata politica innovatrice, misericordiosa.  Ma di misericordioso altro non ha che altre ipocrisie di fondo, che si celano dietro il baratro del passato che porta con sé. Di una politica che guarda ai propri interessi prima ancora che a quelli del paese. Quel paese che si divide fra pubblico e privato, fra onesti e “furbetti”, popolo di parolieri, oratori degni dei migliori prologhi, spesso senza alcuna morale, privi del “vissero felici e contenti”. Quasi fossimo esentati da questa tipologia di finale, quasi non ci riguardasse, quasi non ci riguardasse tutti. 

Insomma, ancora una volta non resta che seguire la giusta linea di pensiero e chiederci, se nel paese delle tante parole, non restano che quelle , oltre alle ipocrisie che esse portano con sé. Forse, più che l’Europa, l’Italia dovrebbe farsi un selfie, anche se l’immagine che ne verrebbe fuori, non sarebbe delle migliori.

Giuseppe Papalia

 

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