RIFARE L’ITALIA. IL MANIFESTO FINALE DI OFFICINA PER L’ITALIA

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RIFARE L’ITALIA. Questo è il titolo della manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia e Officina per l’Italia, svoltasi domenica scorsa nel teatro Sistina di Roma. In una sala piena in ogni di posto e non solo, militanti e persone comuni si sono radunate per seguire la presentazione del documento finale di Officina per l’Italia, laboratorio politico e culturale lanciato da Giorgia Meloni ad Atreju per riunire personalità e sensibilità di destra e centrodestra in un progetto comune. Tante le personalità che si sono succedute sul palco del Sistina dai veterani come Pasquale Viespoli e Ignazio La Russa ai più giovani come Galeazzo Bignami e Carlo Fidanza fino al discorso finale del leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

I temi sono i soliti cari al popolo della Destra Italiana dalla famiglia all’immigrazione clandestina ma a farla da padrone e sicuramente l’Europa a e la revisione dei trattati dell’Unione.

Carlo Fidanza scalda da subito i motori “Nell’estate 2011 la Merkel e i burocrati europei ci hanno costruito intorno una gabbia perfetta e noi abbiamo chiuso il lucchetto accettando Fiscal Compact e Mes. Le poche voci contrarie, tutte oggi in questa sala, furono coperte dalla disciplina di maggioranza. In quel passaggio storico è mancata la voce di un partito della Nazione, che dicesse no a quella deriva é riaffermasse sovranità e interesse nazionale. Una forza politica così serve ancora oggi… E quella forza politica siamo noi!”.

Man mano si susseguono gli interventi. Magdi Cristiano Allam ribadisce la necessità di creare in Italia un fronte per la sovranità, la libertà e il federalismo contro il globalismo e l’immigrazione clandestina. Antonio Guidi torna sul valore della vita e la lotta contro l’aborto “parlano di biodiversità? difendiamo la foca monaca e l’orso bianco…ma alla mia biodiversità chi ci pensa? Io per certe idee di sinistra non dovrei neanche esistere… forza Fratelli d’Italia che difende il valore della vita”.

Valeria Grasso rivendica la necessità di sdoganare la lotta alla mafia come valore esclusivo della sinistra. Una sinistra secondo la Grasso che si ricorda delle vittime della mafia solo il giorno delle celebrazioni.

Marco Perissa, presidente nazionale del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, non fa giri di parole per riaffermare la voglia delle giovani generazioni di cambiare il Paese e dare forza a questo progetto. Intervento accompagnato dalle grida “W Romagnoli” riferimento goliardico al leader della Fiamma Tricolore che a cinquantadue anni è stato nominato responsabile dell’organizzazione giovanile dei rifondatori di AN.

Gianni Alemanno pone l’accento sull’esigenza di un partito fondato su due parole chiave quali Nazione e Popolare; Un partito popolare a difesa dei valori cristiani, della famiglia naturale e della vita. Un partito nazionale a tutelare l’identità nazionale.

Ignazio la Russa conferma nel suo intervento la volontà di Fratelli d’Italia a ripartire “dai contenuti e dai valori, affinché la pianticella di un anno fa ora diventi un albero. Gli italiani sono politicamente e culturalmente sempre orientati in favore di quell’area politica che in Italia si usa definire come centrodestra ma il cui nome corretto in ogni parte del mondo è destra. Abbiamo tutti la volontà di proseguire un percorso, che per gli uomini autenticamente di destra è sempre verso il davanti e mai verso il dietro, con lo scopo di battere la sinistra. Sono sicuro che, alla fine, la ragione si sposerà con il sentimento, non per necessità ma per scelta”e poi al termine lancia la sua provocazione “Propongo di uscire dal Ppe se le cose non cambieranno e si rinegozieranno i trattati. Costruiamo quella Europa delle Nazioni perché non basta criticare la politica della Ue”.

Guido Crosetto durante il suo discorso denuncia nella politica attuale il predominio della semantica ovvero il predominio di “di come chiami le cose sui fatti” con riferimento alla nascita della formazione di Alfano “ Ieri è nato un nuovo centro destra e questo che fa? Appoggia Letta… bene, allora sappiate soprattutto le donne che io da oggi sono Richard Gere. Cambierà qualcosa?”. Crosetto accusa poi la politica attuale di non saper riconoscere i propri errori e fare marcia indietro per ricominciare da capo.

A conclusione della kermesse arriva l’atteso discorso di Giorgia Meloni che spazia su tutti i temi dell’attualità politica dalle famose Balls of steel di Letta, il quale “ha dimostrato di avere tirato fuori cosiddette “palle di ferro” casomai non in Europa, ma per fare gli interessi dell’Europa contro il popolo italiano”. Il leader del partito rinnova a gran voce l’appello al governo per il ritorno in patria dei due marò in India poi polemizza sulla scarsa attenzione degli organismi internazionali ai due fucilieri “se due soldati italiani non sono importanti, le migliaia di soldati italiani impegnati nelle missioni di pace all’estero possono anche rientrare in Italia”.

La Meloni si sofferma poi sulle polemiche della settimana scorsa tra i colleghi di partito e Storace “Non ci accontentiamo di rifare un partito: siamo talmente incoscienti da avere sogni più grandi della semplice riesumazione di Forza Italia o Alleanza Nazionale” poi torna sull’eredità di Alleanza nazionale facendo salire sul palco molti degli ex dirigenti di Azione Giovani, che oggi formano la gran parte della spina dorsale del partito, e sostiene “Eredità è passare testimone di generazione in generazione. Qui c’è tanta parte della generazione Atreju sono loro gli eredi di Alleanza Nazionale”.

La Leader del partito lascia la sfida al centrodestra italiano “Vogliamo costruire il primo partito della Terza Repubblica fondato su idee, non su personalismi”. La terza via tra Forza Italia di Berlusconi e il Nuovo Centrodestra di Alfano.” Confermando ciò che giorni prima aveva dichiarato “Siamo bipolaristi e lavoriamo per un centrodestra vincente, ma le alleanze non sono scontate. Condizioni: primarie per la leadership e no a governi di inciucio in cui i voti del sedicente centrodestra servono a tenere in piedi un governo di centrosinistra”.

Armando Travaglini

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