Rimborsopoli? Uno scandalo montato dai media di servizio

Mele marce. Così Luigi Di Maio ha definito i pentastellati rei di non aver restituito tutto ciò che avrebbero dovuto restituire. Rei? Ma qui non c’è nessun reato. Eppure tutti i partiti, ed i giornali di servizio, si sono scatenati come se la cosiddetta Rimborsopoli avesse qualcosa a che fare con Tangentopoli. Già l’assonanza non è stata scelta a caso ma è impressionante la furia con la quale i media di servizio si sono scatenati. Dopo essersi resi conto, ovviamente, che la furia antifascista non serviva a mobilitare il Paese contro le destre, ma solo a giustificare la violenza di qualche giovane trinariciuto. Così la violenza verbale dei media si è spostata contro i grillini.

Accusati, in pratica, di non aver fatto beneficenza dopo averla annunciata. Eppure gli stessi media di servizio non avevano montato la stessa polemica quando un comico di regime si era dimenticato di destinare alla beneficenza un ricco ingaggio pubblico, dopo aver vantato la propria generosità. È evidente che la polemica contro i 5 stelle è stata montata solo perché i grillini fanno paura. E fanno paura perché interpretano la rabbia di un popolo massacrato da politici incapaci con il sostegno di giornalisti di servizio. Ma a far paura dovrebbe essere questa informazione che cerca di ricreare un clima di odio generale. Certo, è più facile inventarsi uno scandalo per mancata beneficenza piuttosto di affaticarsi per dimostrare i tanti errori dei grillini.

Forse le accuse, più che giustificate, per i disastri romani della Raggi non bastano a coinvolgere i lettori? E allora potrebbero analizzare gli errori di Appendino a Torino, potrebbero evidenziare le incongruenze, le promesse non solo mancate ma clamorosamente trasformate in realizzazioni di segno opposto. Mancanza di professionalità, confusione, scarsa visione, progetti banali, inesistente coraggio nel liberarsi di consorterie di potere ereditate dal passato. Gli elementi di critica non mancano. Ma non si va in prima pagina con i supermercati che distruggono il commercio tradizionale. Soprattutto se, sul giornale, ci sono le pubblicità del supermercato. E allora si inventa uno scandalo sulla mancata beneficenza.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 390 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".