Rimborsopoli? Uno scandalo montato dai media di servizio

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Mele marce. Così Luigi Di Maio ha definito i pentastellati rei di non aver restituito tutto ciò che avrebbero dovuto restituire. Rei? Ma qui non c’è nessun reato. Eppure tutti i partiti, ed i giornali di servizio, si sono scatenati come se la cosiddetta Rimborsopoli avesse qualcosa a che fare con Tangentopoli. Già l’assonanza non è stata scelta a caso ma è impressionante la furia con la quale i media di servizio si sono scatenati. Dopo essersi resi conto, ovviamente, che la furia antifascista non serviva a mobilitare il Paese contro le destre, ma solo a giustificare la violenza di qualche giovane trinariciuto. Così la violenza verbale dei media si è spostata contro i grillini.

Accusati, in pratica, di non aver fatto beneficenza dopo averla annunciata. Eppure gli stessi media di servizio non avevano montato la stessa polemica quando un comico di regime si era dimenticato di destinare alla beneficenza un ricco ingaggio pubblico, dopo aver vantato la propria generosità. È evidente che la polemica contro i 5 stelle è stata montata solo perché i grillini fanno paura. E fanno paura perché interpretano la rabbia di un popolo massacrato da politici incapaci con il sostegno di giornalisti di servizio. Ma a far paura dovrebbe essere questa informazione che cerca di ricreare un clima di odio generale. Certo, è più facile inventarsi uno scandalo per mancata beneficenza piuttosto di affaticarsi per dimostrare i tanti errori dei grillini.

Forse le accuse, più che giustificate, per i disastri romani della Raggi non bastano a coinvolgere i lettori? E allora potrebbero analizzare gli errori di Appendino a Torino, potrebbero evidenziare le incongruenze, le promesse non solo mancate ma clamorosamente trasformate in realizzazioni di segno opposto. Mancanza di professionalità, confusione, scarsa visione, progetti banali, inesistente coraggio nel liberarsi di consorterie di potere ereditate dal passato. Gli elementi di critica non mancano. Ma non si va in prima pagina con i supermercati che distruggono il commercio tradizionale. Soprattutto se, sul giornale, ci sono le pubblicità del supermercato. E allora si inventa uno scandalo sulla mancata beneficenza.

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