Il documento approvato sabato dall’assemblea di Prima l’Italia volge il suo sguardo nei confronti del concetto di Destra diffusa: si intende quell’ampio spazio politico ed elettorale che non trova un punto di riferimento organizzativo ed elettorale. Spesso ciò è dovuto a delusioni da parte di un’elettorato esigente, che si disperde nell’astensionismo o in formazioni politiche che solo in modo parziale e distorto evocano temi politici di Destra.

La soluzione, proposta da alcuni esponenti della Fondazione Alleanza Nazionale, è quella di creare un contenitore partitico che raccolga le diverse anime della Destra, una proposta frutto di lunghe riunioni che hanno coinvolto varie anime che partono dalla Destra sociale sino ad arrivare a quella liberale, conosciuta anche come area finiana.

Tappa obbligatoria sarà l’assemblea della Fondazione Alleanza Nazionale che si svolgerà il 3 ottobre prossimo, una riunione che ha all’ordine del giorno la possibilità di trasformare la fondazione in un partito politico. Si svolgerà un duro scontro tra coloro che vogliono la rifondazione di Alleanza Nazionale e coloro che invece vogliono preservare l’aspetto culturale e storico della Destra italiana. Questi ultimi hanno in questi ultimi mesi lanciato delle pesanti accuse nei confronti dei primi. Si è affermato un possibile ritorno di Gianfranco Fini in politica, un’affermazione forte che però si scontra con la realtà. L’ex-Presidente della Camera ha varie volte ribadito il suo disinteresse a rientrare in politica, considerando conclusa la sua stagione. I finiani, inoltre, hanno del resto agito in totale autonomia e senza alcuna volontà di farlo rieleggere come leader del partito. Anche all’interno della Destra sociale è dato per scontato questo fatto e del resto anche il loro leader, Gianni Alemanno, non ha attualmente intenzione di tornare in politica, almeno sinché non si sarà conclusa la vicenda di Mafia Capitale.

A conferma di ciò vi  è stata la sua scelta di sospendersi da ogni carica all’interno di Fratelli d’Italia all’indomani dell’inizio delle indagini. Infine l’ultima accusa contro coloro che vogliono ridar vita ad Alleanza Nazionale è stata quella che vi sia da parte loro la volontà di appropriarsi di soldi dati dai militanti, un’affermazione inesatta dato che sono le stesse persone che hanno dato vita alla fondazione nel 2009.

Una situazione particolare, affrontata in un mondo pieno di insidie e di personalismi, che però ha come obiettivo quello di dar vita a un soggetto politico plurale dal punto di vista culturale. Ci saranno comunque cinque punti unificanti: la centralità della sovranità e dell’identità nazionale, il senso dello Stato, la solidarietà comunitaria, la difesa del Made in Italy  e la difesa dei valori non negoziabili della persona.

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Giorgia Meloni

Quella che si vuole proporre è una terza via tra il berlusconismo e il renzismo, una struttura partitica che ruota intorno ad un forte ruolo del capitale umano e di quello economico. In questo scenario emerge anche la figura di Giorgia Meloni. L’assemblea di Prima l’Italia “invita i vertici di Fratelli d’Italia – come quelli di tutte le altre realtà politiche e associative che operano nell’area della Destra – ad accogliere positivamente questa opportunità, evitando sterili polemiche e verificando concretamente il valore qualitativo e quantitativo dell’aggregazione che si potrà raccogliere attorno all’impegno politico della Fondazione AN”. 

Il loro è quindi un invito ad aderire a questo nuovo progetto. La decisione spetterà quindi a Giorgia Meloni e ai suoi collaboratori stretti: da una parte di non aprire alcun dialogo con gli esponenti che partecipano al Forum Destra, contenitore che ha finora raccolto l’adesione di oltre 30 associazioni e che deve guidare la fase di nascita del nuovo soggetto politico, fino all’indizione di un’Assemblea congressuale aperta democraticamente a tutto il mondo della Destra; oppure l’altra soluzione sarebbe la sua adesione alla “mozione dei quarantenni”. La prima scelta comporta la seria possibilità che Fratelli d’Italia possa essere totalmente assorbita all’interno della Lega Nord di Salvini – il Carroccio già da mesi sta avviando una campagna di consensi anche nel sud dell’Italia. La seconda opzione porterebbe Giorgia Meloni a diventare guida di Alleanza Nazionale, si scongelerebbe per scopi politici il famoso tesoretto della Fondazione e si svolgerebbero in tutta Italia vari congressi regionali che porterebbero alla ridefinizione di una formazione politica di Destra che possa fermare le derive populiste di Matteo Salvini.

 Michele Soliani

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