Rizzetto (Fdi): “Di Maio abbandoni le strategie e ragioni sui reali bisogni delle persone”

Ma se ti proponessimo, come spesso ricorda anche Giorgia Meloni, un programma serio e che sia il migliore possibile, ci stai o no? Li troviamo o no i vostri voti?

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Photo Credit [Facebook]

“Caro Di Maio, lascia perdere per un attimo il lessico proprio di una piuttosto squallida campagna elettorale. Ragiona sui reali bisogni delle persone e cerca di comprendere che un accordo con Silvio Berlusconi l’hai già fatto”. 

Ad affermarlo è il deputato di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto, che risponde così alle dichiarazioni odierne del leader del Movimento Cinque stelle, dopo una giornata di scintille fra Matteo Salvini e lo stesso Di Maio sulle scarse ipotesi di intesa per il nuovo governo.

“A meno che la Presidente Casellati – insiste il deputato – non abbia chiesto di iscriversi recentemente al gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle (…possibilità che il vostro nuovo Statuto prevede, quasi doveste espiare un contrappasso inverso sulle cosiddette “gabbane”…) è palese che i tuoi Senatori abbiano già lanciato un ponteggio verso Forza Italia; che poi, manco avessero tutti la peste là dentro”.

“Da questa parte della barricata – prosegue l’onorevole dell’area di centrodestra – si parla di Flat Tax (io penso sia un’ottima idea), di abrogazione della Legge Fornero, di aumento delle pensioni minime, di una revisione dei trattati Eu, di una gestione corretta del fenomeno migratorio, di salari minimi garantiti e di norme anti delocalizzazione per multinazionali che per anni hanno depredato il nostro tessuto socio economico e poi se ne vanno, delocalizzando, in una notte”.

“Da questa parte della barricata – insiste ancora – ci sono parlamentari che non vedono l’ora di scrivere norme contro l’evasione fiscale o norme a favore dell’ambiente e propedeutiche a punire in modo esemplare la violenza sulle Donne”.

“Mi spingo oltre: riflettiamo pure sul Reddito Minimo Garantito, proposta che riporta pure la mia firma e studio iniziale; riflettiamoci quando la percentuale di disoccupazione sarà più o meno fisiologica e non strutturale oltre il 10%, così come verificatosi, ahimè, negli ultimi anni e facciamolo mentre creiamo subito le condizioni per veri posti di lavoro, ora creiamo previdenza piuttosto che assistenza”.

Partiamo però dal dato elettorale, il quale, di fatto, ha visto una coalizione vincere. “Comprendo – afferma Rizzetto – il vostro punto di vista sul termine “coalizione” e sono il primo a dire che in ogni casa c’è qualche crepa da mettere a posto”.

“Ma se ti proponessimo, come spesso ricorda anche Giorgia Meloni, un programma serio e che sia il migliore possibile, ci stai o no? Li troviamo o no i vostri voti? Pensaci: grande programma vs persona a voi sgradita, quasi il titolo di un bel romanzo”, rilancia Rizzetto interrogando il leader dei Cinque Stelle.

“A me, personalmente, se mi garantissero l’abrogazione imminente della Legge Fornero, ad esempio, siederei al tavolo con chiunque; anche con quelli che ci hanno augurato le mazzate in strada, qualche anno fa”. Domandandosi, “cioè: è possibile che sulla base di una virtuosa road map si possano fare alcune cose per qualche tempo, anche una nuova legge elettorale che noi, come voi, non votammo ed infine, piuttosto serenamente, giocarsela in una nuova tornata elettorale?”

E ancora: “È possibile lasciare stare quelli che hanno votato i licenziamenti collettivi e l’aggiramento dell’art. 18 oltre a non aver mai fatto nulla per la piccola media impresa, per le vittime di reato violento, per una scuola pubblica innovativa? È possibile, quindi, lasciare il Pd alla giusta opposizione?”

Ricordando poi al leader Pentastellato le reali conseguenze circa una mancata intesa in vista del secondo giro di consultazioni: “Qualora si ritornasse al voto entro qualche mese (ed anticipo, a scanso di equivoci, che non mi va di fare questo lavoro per molti anni ancora…) si andrebbe a bloccare il Paese ancora per un anno e mezzo circa: niente provvedimenti, poca responsabilità da parte di ognuno, quasi tutto bloccato in attesa di un nuovo, ennesimo, Esecutivo. Oltre che a spendere circa 400,00 milioni di euro”.

Invitando poi Di Maio ad una reale presa di coscienza circa le varie responsabilità assunte nei confronti del Paese: “Dovrei essere il primo a gridare contro qualcuno delle tue parti. Prendiamo i numeri e proporzionalmente ci prendiamo le rispettive responsabilità. Un passaggio che potrebbe fare di un politico un grande Politico; una roba che si avvicina all’estetica massima del servizio a favore dei nostri concittadini”.

“Questa, – prosegue – da parte mia, non è una “apertura” come titolano ormai alcuni ormai noiosi cittadini ma immagino si possa definire così come qualcuno, più illustre di te e di me, amava definire Politica al fianco e per le persone oneste di questo Paese”.

Concludendo rivolgendo un ultimo consiglio: “A me, in Politica, piace ragionare con la parte destra del cervello”.