Roma ed Expo nell’Italia a 5 Stelle: intervista a Giulia Sarti

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Classe 1986, Giulia Sarti si diploma al liceo scientifico “Einstein” di Rimini, laureandosi poi in Giurisprudenza a Bologna con una tesi in Diritto Costituzionale su “I referendum abrogativi nella prassi più recente (2003-2012)”. Entra nel MoVimento 5 Stelle nel 2007, quando aderisce al meetup di Bologna, iniziando a conoscere da vicino il mondo della politica. Alle elezioni politiche del 2013 viene eletta alla Camera dei Deputati per il M5S nella circoscrizione XI Emilia-Romagna.

Secondo lei la forza del movimento di cui fa orgogliosamente parte è la partecipazione di ognuno nel suo piccolo, le potenzialità soggettive di tutti gli eletti che ci sono e che verranno, l’orizzontalità con cui si è impostato il MoVimento nei confronti della Rete, e soprattutto il lavoro di squadra per permettere la formazione di sempre nuove generazioni di giovani politici, freschi ed entuasiasti, esattamente come lo sono oggi lei e i suoi colleghi nelle istituziuoni.

Ringraziandola per il tempo concesso, di seguito l’intervista che gentilmente l’Onorevole Sarti ha rilasciato a Secolo Trentino in occasione della manifestazione del 17-18 ottobre all’Autodromo di Imola Italia 5 Stelle.

M5S_Di_Battista_RomaRoma: argomento sulla bocca di tutti al momento, dopo che la città è piombata nel caos amministrativo più totale. In seguito alle dimissioni di Ignazio Marino da Sindaco, sono sorte numerose polemiche in merito a una possibile candidatura di Alessandro Di Battista, voci che il Deputato in persona ha già smentito ricordando giustamente che lui è stato eletto alla Camera, che ha preso impegno coi suoi elettori e che manterrà fede a tale impegno. Tuttavia nel M5S esiste un altro principio, forse gerarchicamente anche più elevato, ossia quello della sovranità del popolo della Rete. La domanda sorge spontanea: se il popolo della Rete dovesse richiedere in maggioranza la candidatura di Di Battista come Sindaco di Roma, si potrebbe fare un’eccezione all’impegno del vincolo di mandato?

Io penso che all’interno del MoVimento ci siano poche regole, ma che quelle poche regole ci abbiano sempre dato la coerenza e la garanzia di costruire quello che abbiamo costruito fino ad oggi. Non abbiamo, diciamo, deciso ancora quello che sarà il regolamento per la candidatura a Sindaco di Roma. Sta di fatto che derogare una volta significa poi derogare anche in tante altre situazioni, e allora se si dà la possibilità ad un parlamentare di candidarsi in un Comune, che sia Roma o che sia Milano o altre città, allora magari se la Rete chiedesse di allearsi col PD allora noi dovremmo allearci con il PD? E se la Rete e gli iscritti chiedessero di votare una legge dove si va, ad esempio, ad incentivare il nucleare in Italia, noi dovremmo eseguire quello che in questo caso la Rete chiede? Io penso che ci siano dei principi cardine su cui davvero noi non possiamo derogare, anche se queste scelte certamente sono difficili da far capire. Però si deve pensare a quale sia l’obiettivo finale: l’obiettivo per noi è quello di fare in modo non che Di Battista, Di Maio, Taverna, ecc., ci siano per sempre, ma di fare in modo che ci siano altri cittadini che prendano il nostro posto un giorno e che siano ancora più bravi. Io sono convinta che i quattro Consiglieri romani che si sono battuti in questi anni all’interno del Comune di Roma abbiano tutte le carte in regola per diventare magari ancora più bravi di noi, di un Di Battista e di un Di Maio. Basta avere fiducia nelle persone che già lavorano nei territori e anche in quelle che arriveranno. Quindi queste per ora sono le regole e i principi. Poi magari potrà succedere negli anni a venire che qualcosa potrà cambiare, ma sicuramente saranno decisioni prese insieme.

Invece, parlando di consensi e intenzioni di voto, mentre pare che il Premier Renzi aumenti negli indici di gradimento, il suo PD cala. Così come anche Giorgia Meloni risulta essere uno dei leader nazionali più quotati, eppure il suo partito Fratelli d’Italia sembrerebbe non superare il 4%. Contrariamente invece il M5S presenta un Beppe Grillo con un consenso popolare sì alto, ma non quanto, per esempio, un Di Maio, o addirittura il MoVimento stesso, che cresce da solo. Può essere questo il primo segnale della realizzazione del sogno che Grillo ha confidato ieri sul palco di voler vedere sparire il suo nome dal logo del M5S? E secondo Lei quali possono essere i motivi di questa differenza nei consensi tra il M5S e gli altri partiti?

Sono esattamente le regole che noi ci siamo sempre dati come movimenbeppe_grilloto, sulle quali ci siamo fondati, e cioè non impostare tutto il nostro lavoro su un’unica persona perché quello che conta è la Rete. Nel nostro gruppo parlamentare è ovvio che ci siano persone più brave e più capaci a comunicare, ma poi ce ne sono tante altre che lavorano, e quando siamo insieme in Parlamento, nelle nostre riunioni, nelle decisioni che dobbiamo prendere, lo facciamo insieme, non in competizione gli uni con gli altri. Non eleggiamo qualcuno per rappresentarci e per essere l’unico che deve portare avanti certi passi, certi obiettivi e certe scelte: le decisioni le prendiamo insieme, perché abbiamo fondato tutto questo movimento sulla partecipazione. Questa è la differenza tra noi e gli altri partiti: gli altri sono verticistici, noi siamo orizzontali. L’orizzontalità è esattamente questa: non che uno vale l’altro, ma che ognuno metta il suo mattoncino per costruire qualcosa. C’è chi è più bravo a comunicare, c’è chi è più bravo magari a scrivere emendamenti o proposte di legge, e tutti insieme però costruiamo e facciamo parte del MoVimento. E nel momento in cui abbiamo visto che in quei partiti verticistici, come ad esempio l’Italia dei Valori con Di Pietro o Forza Italia con Berlusconi, il leader cade, cade tutto. Con noi no, è quello il sogno. Cioè, Beppe Grillo è stato il “parafulmine”, se vogliamo, in certe occasioni, perché noi eravamo tanti e siamo stati in molti ad entrare alla prima esperienza senza ovviamente un trascorso politico, quindi non era facile all’inizio. Beppe è stata la persona che ci ha fatto un po’ da mamma “chioccia”. Oggi ci sono tante persone che sono cresciute e la speranza e di vederne arrivare ancora di più, quindi se oggi abbiamo un Di Maio la speranza è che tra dieci anni ce ne siano 20, 30, 40 di Luigi Di Maio, bravi come lui.

Siamo a metà ottobre, il che ci ricorda che a fine mese ci sarà la chiusura di Expo Milano 2015. In merito all’Esposizione Universale ci sono state tante polemiche: dai giri di corruzione alle indagini per associazione mafiosa, dai 12 miliardi di euro pubblici intascati da qualcuno e spariti al mostruoso ritardo nella compiutezza dei lavori. D’altro canto però la Coldiretti ha registrato un sorprendente aumento dell’export del Made in Italy negli ultimi mesi grazie a Expo – nonostante anche il proliferare della contraffazione dei prodotti tipici italiani nel mondo e dell’embargo russo causato dalle sanzioni UE. Si può affermare quindi che Expo, oltre ai grossi scandali, ha avuto anche un ruolo positivo per il nostro Paese?

Noi ci siamo battuti contro Expo, ma non perché eravamo contrari alla manifestazione Expo in sé e a quello che avrebbe portato in Italia: noi ci siamo battuti contro quel tipo di expo_albero-della-vitaExpo che hanno costruito, perché un’area come l’abbiamo vista noi nel marzo 2014 quando siamo andati nell’area Expo, in cui tutta l’infrastruttura di una città è stata creata con un giro di corruzione, con un giro di mazzette e con un giro di appalti che hanno poi portato al processo che si svolgerà nei prossimi mesi… ecco, queste situazioni ci hanno fatto capire che noi dovevamo batterci contro quel tipo di Expo, così come l’avevano pensato i partiti, così come l’aveva voluto Matteo Renzi, così come l’aveva voluto il PD. Ma eravamo favorevoli ad un’Expo sostenibile, cioè fatta in un altro modo. Quindi se si fosse seguita la strada che non solo noi, ma anche i comitati milanesi e il Politecnico di Milano avevano indicato come “Expo sostenibile”, costruito in maniera diversa, avremmo avuto una doppia vittoria. In questo caso è vero: la manifestazione ha funzionato, ma noi quella battaglia l’abbiamo fatta e continueremo a farla, perché non dobbiamo pensare semplicemente di batterci per qualcosa in cui crediamo anche se poi porta dei risultati positivi. Quindi non si possono chiudere gli occhi e dire: “Vabbé, siccome Expo è andato bene e siccome sono aumentati gli export italiani nel mondo allora è stato sbagliato battersi contro la corruzione e contro quello che ha generato questa manifestazione”. Quella impostazione, quella battaglia era giusta e noi dovevamo farla, perché ci credevamo e ci continuiamo a credere. Speriamo che prossimamente, proprio per quello che è la nostra battaglia e la nostra contrarietà, tutte le manifestazioni che arriveranno siano costruite e fatte in maniera diversa. Il tema dell’anticorruzione è un tema che in Italia è la priorità, dovrà sempre di più esserlo, ed è lì che bisogna andare a battere, perché di Expo ne dovremo fare tantissime, non una, tantissime di manifestazioni simili per valorizzare il Made in Italy, però appunto fatte con la prevenzione alla corruzione, che in questo Paese purtroppo ancora manca completamente.

Un’ultima domanda, On. Sarti, su Italia 5 Stelle: pensa che questa manifestazione di due giorni possa essere una vincente spinta propulsiva per mandare il M5S al governo presto?

M5S_-Italia-5-Stelle_ImolaMagari, magari bastasse solo Italia 5 Stelle. Questo è un passo, un passo nella direzione che noi abbiamo intrapreso da ormai sei anni, da quando è nato il MoVimento 5 Stelle. Di luoghi di ritrovo che ne sono stati tanti, è bellissimo vedere che siamo noi parlamentari, come i Consiglieri regionali, tutti gli attivisti, ecc., a metterci a disposizione dei cittadini, e c’è questo scambio d’informazione. Abbiamo raccolto tante segnalazioni in questi due giorni, parlato con tante persone: questi momenti servono a noi per crescere e per motivarci ancora di più, e soprattutto per motivare anche i cittadini che credono in questo progetto e hanno voglia di darsi da fare. Il governo purtroppo probabilmente continuerà a durare, perché sono ancorati alle poltrone in una maniera veramente indegna. Ma questa è ovviamente la speranza che noi abbiamo: di far cadere il governo e di far tornare i cittadini al voto. Per questo continueremo a batterci. E dico anche che il prossimo anno ci sarà secondo me una delle prove più importanti, e cioè il referendum sulle riforme costituzionali avviate da questo governo. Lì i cittadini saranno finalmente chiamati ad esprimersi e lì avremo anche la possibilità di far comprendere ai cittadini quello che è successo in Parlamento, e come alla fine abbiamo persone non votate da nessuno che però stanno decidendo per tutti. Quindi, noi ci siamo e come ho detto questo è solo un piccolo passo nella direzione non solo di mandare via questo governo, ma anche di poter governare noi il prima possibile questo Paese, tutti insieme.

di Giuseppe Comper

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