Sanremo, Codacons chiede espulsione di Carlo Calenda dal Partito Democratico

Non diminuiscono le polemiche per la finale di Sanremo, che ha portato addirittura ad un esposto del Codacons all’Antitrust ritenendo che la Rai abbia compiuto una pratica commerciale scorretta.

La nuova battaglia del Codacons è invece rivolta contro Carlo Calenda. L’ex Ministro dello Sviluppo Economico, in un tweet, ha dichiarato quanto segue: “Un giorno qualcuno dovrà definitivamente stabilire la completa inutilità di Codacons e affini. Al Mise avevo tagliato la maggior parte dei finanziamenti a queste fabbriche di polemiche inutili. Chissà se Di Maio li ha ripristinati“. Il Codacons ha quindi deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica affinché Calenda venga espulso dal Partito Democratico.

Attraverso un tweet di cattivo gusto, Calenda ha difeso truffe e scorrettezze legate al televoto di Sanremo e ha ammesso di aver abusato della propria posizione di Ministro per arrecare un danno alle associazioni dei consumatori” spiega un comunicato del Codacons.

Le organizzazioni che difendono i cittadini e i consumatori non sono ‘fabbriche di inutili polemiche’ e l’aver commesso un abuso d’ufficio è un reato. Con il nostro esposto chiediamo alla Procura di Roma di accertare se l’operato dell’ex ministro rappresenti un abuso a tutti gli effetti, danneggiando le associazioni che difendono i diritti dei cittadini” continua il Codacons.

Il reato contestato sarebbe la violazione della legge 388/2000 sulla ripartizione dei proventi derivanti dalle multe Antitrust: Calenda avrebbe infatti destinato altrove dei fondi garantiti per legge alle associazioni dei consumatori. Motivo per il quale viene richiesta anche l’espulsione dal PD in quanto sembra indegno che un esponente di uno dei principali partiti politici del paese rilasci dichiarazioni così gravi.

Il Codacons, infine, dichiara che si farà promotore di una azione presso tutte le associazioni dei consumatori iscritte al Cncu per agire contro Carlo Calenda in relazione ai milioni di euro di fondi Antitrust destinati agli enti rappresentativi degli utenti e che egli, in qualità di Ministro, ha deviato per altri fini in spregio delle leggi vigenti.