Se la Meloni diventa l’ombra di Salvini

Ieri a Siena, città appena “liberata” dal dominio del centrosinistra, si è tenuto il Palio. Moltissime le personalità politiche intervenute nel capoluogo toscano per assistere alla tradizionale competizione ippica. Tra queste, il Segretario della Lega Matteo Salvini e la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

Ciò che colpisce non è tanto la partecipazione, scontata data la portata dell’evento e dato il sostegno al neo-sindaco Luigi De Mossi. Quello che colpisce è l’approccio comunicativo dei vari leader politici giunti a Siena, utilizzando i loro account social così importanti nella politica al giorno d’oggi.

In principio fu Salvini, mago della comunicazione social e capace di giostrarsi tra FacebookTwitter e il “nuovo” social Instagram. Non è un caso se dalle percentuali tra il 5 e l’8%, la Lega Nord è arrivata a toccare quota 17,35% registrando attualmente nei sondaggi una crescita tale da proiettarla intorno al 30%. Percentuali che mai si sarebbero potute lontanamente immaginare anche ai tempi del miglior Bossi.

Dato il successo, molti hanno cercato di imitarlo, da Di Maio a Renzi, con alterne fortune. Chi adesso cerca l’imitazione – sfociando talvolta nella parodia – è però proprio la Meloni, la prima nel centrodestra a credere nelle potenzialità di Salvini. Con un appoggio talmente entusiastico tale da tirargli la volata e forse anche da regalargli qualche voto dei suoi.

Quello che però sta condannando la Meloni, non sempre premiata dai sondaggi, è però l’appiattimento tematico su Salvini. L’incapacità – attuale – di distanziarsi da Salvini la porterà, salvo cambiamenti, ad essere associata al leader leghista e non ad essere indicata come leader del partito erede di Alleanza Nazionale e ancor prima del Movimento Sociale Italiano.

E le foto di Siena lo dimostrano. Selfie di Salvini verso Piazza del Palio, sorridente. Pochi minuti dopo arriva il selfie della Meloni, dalla finestra di fianco, inquadrando la stessa piazza. Accostate, le foto sembrano quasi uno di quei giochi della Settimana Enigmistica: il “trova le differenze”.

I numeri, gli spostamenti di persone di valore, gli addii al partito negli scorsi giorni e quelli che seguiranno nei prossimi denotano che la Meloni, sic stant rebus, non è riuscita in quella missione che si era preposta: distinguersi sia da Berlusconi e dalla sua politica troppo tendente al centro, sia da Salvini e dai suoi toni spesso troppo oltre le righe. Autocondannandosi alla marginalità e – forse – a restare nuovamente fuori dal Parlamento Europeo.

R.P.