SERGIO MATTARELLA E “IL TRIONFO DELLA PRIMA REPUBBLICA”

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Ed eccoci qua, dopo tre giorni molto intensi e di “grande partecipazione” da parte di tutte le fazioni politiche presenti, “solo” al quarto scrutinio si è giunti alla proclamazione definitiva del Presidente della Repubblica. E’ Sergio Mattarella (665 voti), giudice ed ex politico democristiano (DC) della Prima Repubblica, quella fallimentare di tangentopoli e del disastro italiano.

Ecco che sotto gli irresistibili colpi del “rottamatore” Matteo Renzi l’emergente Mattarella diventa presidente della Repubblica; elezione frutto di giorni e giorni di “inciuci” politici messi in atto per arrivare ad un nominativo condiviso tarsversalmente da senatori e parlamentari.

“Grandi esclusi” gli M5S (avevano proposto Imposimato), Forza Italia (apparentemente traditi da Renzi sugli accordi del Nazzareno, oggi più forte che mai) e Lega Nord che invece si proclamavano “fuori dai giochi”, disperdendo qua e la i voti in nome di “Bianca” (e no, non è un nome, anche se qualcuno ad un certo punto, ha pensato di andare all’anagrafe giusto per farsi cambiare il cognome).

Insomma, oggi trionfa il vecchio e illusorio simbolo di una politica Repubblicana fallimentare. Trionfa l’unità (non quella democratica nazionale), ma quella degli accordi e delle strategie prese e progettate a tavolino, di una destra e di una sinistra che non hanno più alcuna distinzione, se non quella del posizionamento in aula, a destra o a sinistra del presidente. Oggi la politica tutta ha fallito. Ancora una volta abbiamo perso in nome di una speranza vecchia e illusoria, di quel sapore amaro che a molti è rimasto sulla punta della lingua. Un sapore amaro, invecchiato e stagionato di ben 74 anni. Ha perso il centrodestra e ha perso chi (come il Movimento 5 stelle, aveva qualcosa di alternativo da dire e da proporre). Ha perso il popolo che ha potuto fare solo da spettatore, ancora una volta, alla faccia della democrazia e di chi crede ancora che un presidente “giudice”, (fratello di un uomo morto a causa di “Cosa nostra”), possa tuttavia risollevare le sorti aberranti di un paese consapevolmente alla deriva da tempo. Mattarella, questo sconosciuto che fino a qualche giorno fa nessuno conosceva tra i più, altro non è che l’immagine logorata e ignobile di una politica fallimentare che si sussegue dalla prima Repubblica (quella delle tangenti) e giunge fino ai giorni nostri. Una politica fatta di accordi nei palazzi del potere, di un “uomo solo al comando”, riportando un’espressione tipicamente ciclistica dei tempi di Coppi e Bartali, eroi del dopoguerra. Quel dopoguerra che ci vide uscire sempre sconfitti e mai vincitori. Proprio come oggi.

Non resta che mettere un punto e ripartire, sperando nel buon senso di un uomo di giustizia che tra le tante cose, qualcosa di buono l’ha pur fatto, arrivando perfino a dimettersi da ministro dell’allora governo Andreotti, al “via libera” sulla normativa Mammì. Legge sul riassetto e sulle regolamentazioni ratio-televisive che sarebbe andata ai favori dell’allora “padrone dei media”, Silvio Berlusconi.

A Mattarella, ormai simbolo di un bipolarismo politico andato in frantumi, non resta che lavorare in nome di quella “restaurazione” politica che da tempo tutti si auspicano. Lontano dal partito comunista del suo predecessore Giorgio Napolitano e distaccato dalla fazione democristiana di Andreotti, sembra essere l’unico oggi, in grado di riunire destra e sinistra in nome di un bene comune. Non resta che aspettare.

D’altronde lo dice anche il detto; “Mai giudicare un libro dalla copertina”. Anche se ad oggi questa vittoria ha tutto il sapore di un trionfo solo Renziano. Un burattino divenuto burattinaio e in grado di gestire ben tre maggioranze a suo piacimento. Nulla da dire, un grandissimo politico..se solo sapesse anche governare.

di Giuseppe Papalia

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