SIAMO SICURI CHE NON VE LO CHIEDA ANGELA?

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A fronte di una situazione di stallo nazionale e di un Documento Economico-Finanziario che tarda ad essere ben interpretato, Matteo Renzi sabato scorso si è apprestato ad aprire la campagna elettorale del Partito Democratico in vista delle ormai prossime Europee di fine maggio, onorandosi della sua carica/nomina da Primo Ministro, dei consueti moniti di repertorio e di una propaganda quantomai curiosa. Infatti, proprio tra giovedì e venerdì nei principali centri cittadini italiani e non solo hanno incominciato ad incalzare come bulbi da fiore in primavera manifesti sgargianti e cartelloni politicamente folcloristici, ove i soggetti immortalati, accompagnati da didascalie di presentazione dei loro status e delle loro qualifiche e competenze, auspicano di rappresentare la metafora di un Paese, disgiunto tra militanti e scettici dell’unità parlamentare con maggiore consenso a livello percentuale, che domanda istanza e responsività ai candidati del Pd, ma più in generale all’organizzazione stessa.

È indubbiamente difficile che si possa entrare nel merito di un’iniziativa pubblicitaria di presentazione all’elettorato nel bel mezzo della par condicio, però è altrettanto ovvio che possano nascere dubbi sulla strategia, tenendo fede alle posizioni del Matteo nazionale e di molti dei membri del suo schieramento da circa un bimestre: prendendo spunto dalle tematiche trattate nelle locandine, si potrebbero sviscerare al meglio tutte le apparenti e disdicevoli manovre di comunicazione costituite dal capo del governo & C.

Analizziamo con cura la campagna: se “Alex spera in una banda larga in tempi stretti, senz’altro una questione preminente ed interessante per il progredire della divulgazione telematica; peccato però che in certi aspetti il centrosinistra nel recente quindicennio non abbia mai profuso abbastanza lavoro e che questo assomigli più ad un pretesto per accaparrarsi le preferenze dei giovani già ampiamente demotivati da questa classe politica e per emulare le proposte del acerrimo rivale Grillo”, dal canto suo, “Chiara invece anela in una serena quotidianità nell’Italia che le ha donato i natali, dopo aver brillantemente concluso studi e specializzazioni rispettivamente a Parigi e a Berlino: forse sarebbe opportuno prodigarsi per ridefinire un sistema universitario e magistrale interno che consenta ai virgulti italiani di convincersi che la propria struttura possa offrire condizioni di tirocinio e d’esperienza propedeutiche al futuro inserimento nel concorrenziale ed ostico mercato del lavoro, piuttosto che pregare affinché il capitale umano, espatriato per ragioni di manifesta inferiorità dell’apparato accademico e di ricerca nostrano, ritorni alla casa madre.”

“La fiducia di Gianna è bensì riposta nelle garanzie d’un’origine protetta e controllata dei prodotti gastronomici che sovente consumiamo sulle nostre tavole, ma probabilmente è consigliabile che il made in Italy venga tutelato e sponsorizzato meglio e con regolarità perenne, anziché importare da zone che non antepongono la qualità al concetto di quantità produttiva.”

“Mario infine desidera che un’Europa solidale sia un’Europa solida, non badando al fatto che il segretario del medesimo gruppo a cui si pongono quesiti di tale rilievo continui ad affidarsi agli armamenti americani, e agli F35 nella fattispecie, e non si preoccupi di considerare l’ipotesi che le scelte del Tricolore non debbano dipendere da quelle a stelle e strisce, semmai da una coesione comunitaria con gli altri 28 governi dell’UE.”

(ndr Alex, Chiara, Gianna, Mario, sono le persone comuni che parlano di un’Italia così, come la hanno vista; non esistono, sono personaggi fittizi.)

In virtù di una scaletta programmatica così folta ed ampia, c’è però da segnalare che alcuni degli impellenti passaggi della disparate riforme promesse dall’ex sindaco fiorentino non siano minimamente affrontati nella promozione del Pd: innanzitutto, pare che la ferma volontà di opporsi ai diktat di Angela Merkel stia diventano materia sconosciuta al presidente del consiglio, malgrado nelle prime settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi avesse puntualizzato che le necessità italiane precedessero qualsiasi dettame euro-tedesco; poi, i convinti proclami di sussidi alle imprese e agli indigenti sembrano in un baleno svaniti per lasciare campo ai perpetuati tagli e alla politica di austerità, unica ostentazione delle istituzioni di Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo. Non è mistero che qualche parola sulla revisione del MES e del Fiscal Compact ce la saremmo sentitamente aspettata, appellandoci soprattutto all’intenzione renziana di scardinare la convinzione che i passi italici siano il prodotto di disposizioni unioniste; un dubbio è lecito: vogliamo davvero un’Europa che cambi verso, o soltanto un’Europa che obbedisca?

Alex Angelo D’Addio

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