Solo Di Maio deve studiare?

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Si è trasformata in una dura polemica la discussione  nata dall’intervista rilasciata dall’attivista pentastellato Luigi di Maio a Corrado Formigli con la quale sono state mosse accuse nei confronti del governo di trascurare importanti aspetti relativi a quella che dovrebbe essere l’attività preventiva e repressiva svolta dalle forze di sicurezza italiane nel fronteggiare la minaccia rappresentata dal terrorismo di matrice islamica radicale.

Di Maio sostiene infatti che sia necessario un intervento maggiore da parte del governo per assicurare la tracciabilità e la mappatura degli spostamenti dei soggetti considerati a rischio terrorismo.

In un secondo momento Di Maio ha criticato la carenza nei nostri servizi segreti di personale qualificato e, nello specifico, di tecnici e informatici.

La risposta del Pd non si è fatta attendere, il partito ha infatti pubblicato un video con cui confuta ogni punto della tesi di Di Maio adducendo le modifiche legislative introdotte del governo come rappresentazione della sostanziale inconsistenza, secondo il partito, delle accuse rivolte al governo riguardo alla prevenzione dell’attività terroristica sulla penisola.

Il Pd cita infatti l’art. 270-quater del codice penale, introdotto dal D.L. 7/2015 che prevede la pena da 3 a 6 anni per chi “organizza,finanzia o propaganda viaggi finalizzati al compimento di condotte terroristiche”. Una chiara e inequivocabile misura atta a prevenire il reclutamento nel nostro paese di combattenti che potrebbero, dopo un periodo di addestramento all’estero, rientrare in Italia con l’obbiettivo di compiere atti di terrorismo. Inoltre il governo interviene modificando il tenore letterale dell’art 4 comma 1 lettera d del Dlgs. 159/2011, nello specifico applicando le misure restrittive personali previste per i reati di terrorismo “tradizionali” anche a coloro che “prendono parte in un conflitto estero ad un’ organizzazione che persegue finalità terroristiche”.

Il governo ha quindi preso una chiara iniziativa legislativa finalizzata alla prevenzione di atti terroristici mediante l’allontanamento, il controllo e l’identificazione di soggetti potenzialmente pericolosi per la pubblica sicurezza.

Una questione separata riguarda invece l’impianto tecnico-organizzativo su cui possono contare i nostri servizi di sicurezza.

Secondo l’esponente dei 5 stelle servirebbe potenziare il sistema informatico a disposizione degli 007 con l’assunzione di nuovi quadri con specifiche competenze tecniche e informatiche.

Di Maio ha sicuramente ragione a porre in evidenza le spesso croniche carenze amministrative e materiali con cui devono convivere quasi quotidianamente le forze dell’ordine. Queste affermazioni suscitano però una certa perplessità se si considera che negli ultimi 5 anni il Movimento 5 Stelle ha sempre insistito sulla necessità di un taglio alle forniture alla Difesa allo scopo di recuperare risorse da destinare alla predisposizione delle misure finanziarie necessarie all’istituzione del reddito di cittadinanza. Una posizione del resto pienamente condivisibile quindi non si capisce quali siano le aspettative politiche dietro un cambio di direzione così repentino.

Nella propria video-risposta il Pd ha chiesto a Di Maio di “studiare” e ha lanciato l’hastag #sciecomiche. Un’affermazione quella del Pd che pur cogliendo nel segno riguardo al palese deficit conoscitivo che Di Maio ha dimostrato riguardo alle riforme nel merito della disciplina anti-terrorismo, denota una certa sicurezza di se che forse non è del tutto conforme alla tensione che sta vivendo l’Occidente.

Nonostante la perenne ricerca del dolo da parte dei poteri forti che sembra definitivamente aver conquistato l’indirizzo politico dei 5 stelle essi dimostrano questa volta un certo realismo nella percezione della realtà. La risposta del Pd sembra infatti eccessivamente incentrata sulla descrizione degli obbiettivi meramente legislativi raggiunti. Non si capisce invece bene quale sia l’applicazione effettiva della normativa.

In questi giorni assistiamo ad un massiccio spiegamento di forze davanti ai punti critici nelle grandi città ma ancora effettivamente poco si sa su cosa si stia facendo sul fronte Intelligence relativamente all’identificazione dei soggetti a rischio.

Intervenendo a “Porta a Porta” Alfano ha parlato di controlli a tappeto e di espulsioni di presunti reclutatori ma non sono passati che poche settimane dalla scoperta e dalla neutralizzazione della presunta cellula jihadista di Merano.

In questi giorni di alta tensione il Pd vorrebbe sdrammatizzare dando del comico a Di Maio che, del resto, sicuramente dovrebbe studiare. Gli studi del pentastellato saranno però finalizzati all’elaborazione di una nuova strategia per attaccare il governo mentre dagli studi del governo stesso, questa volta cruciali, dipende la sicurezza del Paese.

Nicola Rinaldo

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