DA TOR SAPIENZA MUOVERSI PER UN POLO DEL POPOLO

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Dalla borgata romana di Tor Sapienza è partito un messaggio forte e chiaro: il popolo incazzato si fa rispettare. E su questo non si discute. Si chiama reazione popolare o, se vogliamo, sana reazione popolare. Come per ogni reazione anche il suo limite sta nell’emotività e nella mancanza di programmazione. Alla lunga, aggirandola ai fianchi, lo stato maggiore di qualsiasi armata sovversiva recupera inesorabilmente terreno e ristabilisce l’ordine del caos. E così farà anche ora se non glielo impediremo.

Lo squallido dispositivo dei complici

Per la verità già ci prova a farlo, orchestrando provocazioni e finte opposizioni.  Il dispositivo messo in piazza  questo venerdì  lo attesta.

Prima i messaggi allarmistici delle testate di sinistra sullo “Stato che si arrende ai fascisti”, quindi Marino che prova a recuperare terreno in borgata, ma gli va già di lusso se non finisce in ospedale. Quindi l’ordine perentorio impartito alla Polizia di caricare i ragazzi di Casapound alla Serpentara quando stanno offrendo solidarietà a un pensionato barbaramente pestato. Ordine perentorio per la verità disatteso sia per la calma dei manifestanti che per quella dei responsabili delle forze dell’ordine che non riescono ad ubbidire come molle a un comando assurdo e ingiusto che proviene dal Campidoglio.

Poi, nell’illusione che intanto Marino abbia recuperato terreno e che gli scontri con Casapound abbiano avuto luogo, l’ultima mossa: quella della solidarietà in doppio petto e senza palle che gli attivisti del partito del ministro dell’interno, Alfano, inscenano in serata sempre alla Serpentara. Un meccanismo coordinato a tavolino tra tutti i complici della nostra spremitura quotidiana. Elimina il radicale, sostituiscilo con il buffone e lascia che tutto vada come prima. Questo è il quadro. Da un lato abbiamo la sana esasperazione popolare e dall’altra il carrozzone dei falliti che congiura per depotenziarla e al tempo stesso per sfruttarla, ovvimente tradendola, per salvare grazie ad essa poltrone e portafogli.

Un Polo del Popolo

E’ il momento di qualcosa di nuovo. Vale a dire di una dinamica che spazzi via i coperchi e i parassiti andando a interpretare la reazione popolare e ad offrirle strategie, guide, azioni concrete che vadano ben oltre la soddisfazione del risultato immediato. Come?

Oggi c’è vacanza nel settore populista, a lungo impersonato in un modo o nell’altro da Bossi e da Berlusconi ma regolarmente tradito da una classe di politici di centrodestra che definire mediocri e meschini sarebbe quantomai generoso.  Tenuto conto di questa vacanza, dello spazio che si è aperto e del forte richiamo popolare, oggi c’è la corsa indietro per accaparrarsi voti e prebende e i falliti di ieri si ripropongono come camaleonti per far credere che loro faranno qualcosa. Loro? Fare? Pietà! Bisogna impedire questa pagliacciata ignobile articolando un’azione movimentista plurale che si proponga come il cemento di un Polo del Popolo. Nessuna “unità delle destre”, nessuna “unità a destra”, nessun “risveglio di destra”, nessuna “unità d’area”, nessun ritornello noioso e nessun maquillage. Cambiare. Tutto.

Caratteristiche

Con un minimo comun denominatore. Questo non può essere una sfilza di no e neanche un tabù  (Ue, Euro, ecc) su cui le posizioni sono giustamente diverse ma, visto il raggio di azione che ci compete realisticamente, queste differenze sono al momento irrilevanti, dunque sarebbe stupido porre lì la discriminante.

Questa dev’essere rappresentata innanzitutto da concetti che sono anche prassi: l’Autonomia, l’Azione diretta, l’Organizzazione di popolo, la Partecipazione, il Superamento della delega. A questo comun denominatore, che è indispensabile, non avrebbe alcun senso aggiungere  esclusioni preconcette fondate su dogmatismo ideologico o mentale tipico degli immobili e degli inutili. E’ nella Ricostruzione di un popolo che tutto si articolerà.Per il momento le linee di spartizione, quelle che non possono essere varcate, sono due.

La prima: fuori i parassiti, gli arrivisti, i carrieristi, i pantofolai.

La seconda: proiettare alla testa di questa dinamica chi non abbia la mentalità politica di destra, cioè chi non sia psicologicamente un attendista, un trascinato, un miope. C’è necessità, come in tutte le Rivoluzioni Nazionali del passato, che alla testa della reazione popolare si vada a porre un’avanguardia cresciuta in tutt’altra cultura. I reazionari di salotto e quelli di partito sono palle al piede delle sane reazioni popolari, una lungimiranza rivoluzionaria ne è invece ben più che un valore aggiunto: è la sua chiave di successo. O di tragedia. Si vedrà: l’importante è farla finita con i cialtroni, con i buffoni, con i pupazzi, con i commedianti e con la politica esisbizionistica. Impariamo da Tor Sapienza e offriamo, quelli di noi che ne sono davvero in grado, quel plus che possa consentire che non finisca in vacca anche questa volta.

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