Roberto Menia, classe 1961, è considerato da anni l’uomo forte della Destra triestina. L’onorevole ha iniziato la sua attività  politica nelle organizzazioni giovanili del Movimento Sociale Italiano, nel 1980 diventa segretario provinciale del Fronte della Gioventù di Trieste. In questo periodo si rende protagonista di alcune delle più importanti battaglie della destra italiana sul confine orientale, di forte ispirazione anticomunista, a tutela dell’identità nazionale del capoluogo giuliano, contro il trattato di Osimo e contro le proposte di bilinguismo italiano-sloveno a Trieste e Gorizia. Tra i principali sostenitori di un nuovo progetto di Destra nazionale in Italia, ha organizzato nello scorso aprile un evento apposito a Trieste e parteciperà all’evento “NUOVA, VERA, UNITA: un Progetto per la Destra italiana” con l’obiettivo di sottoscrivere un documento che sia contemporaneamente un Appello e un Patto. Un Appello per raccogliere attorno al nucleo promotore altre Associazioni che ritengono necessario unificare la Destra italiana. Un Patto tra tutte le sigle firmatarie per stabilire il percorso, le regole e i contenuti di questa aggregazione.

Lei ha deciso di aderire al seminario del 30 giugno sulla costituzione di una nuova Destra. Cosa si aspetta dall’incontro?

L’incontro del 30 è un tassello ulteriore nella ricomposizione del mosaico della destra italiana. Passo a passo si procede…

Giorgia Meloni ha ribadito venerdì che sarà Fratelli d’Italia a portare avanti il progetto di rappresentare la destra in Italia. Cosa ne pensa?

Ha ragione a credere nel suo progetto, ma deve comprendere che è utile a tutti una destra più grande. E dunque dovrebbe guardare con simpatia e non con sospetto ciò che si muove nel senso della ricomposizione della destra   

Il patrimonio sociale e politico di Alleanza Nazionale sembra essersi distrutto a seguito della nascita del PdL nel 2009. Quali possono essere gli strumenti per ricrearlo?

Personalmente fui l’unica voce contraria (ed inascoltata) allo scioglimento di An nel suo ultimo congresso. Temevo che si sciogliessero i fili comunitari e  spirituali di un’esperienza che meritava invece di continuare il suo cammino. Oggi bisogna riprendere quel filo spezzato valorizzando ciò che tradizionalmente era la forza e lo specchio della destra: la politica come servizio, l’onestà, l’esempio, il patriottismo, il senso della legalità e della solidarietà sociale.

Il 3 ottobre si svolgerà una decisiva riunione della Fondazione Alleanza Nazionale. Sara a favore della trasformazione di questa in un partito o sosterrà coloro che vogliono preservare il patrimonio storico culturale?

La fondazione non fu creata per caso. Nel momento in cui Alleanza nazionale si scioglieva per prendere la strada del partito unico del centro destra si decise saggiamente di creare una valvola di sicurezza, destinando alla fondazione le sedi, i beni, il denaro di una comunità politica. Oggi che il partito unico è dichiaratamente fallito, credo che quella comunità politica abbia il dovere di riunirsi e riprendere una strada comune. Nella politica e non al museo.

Lei è molto attivo politicamente all’estero. Come vedono gli italiani l’attuale situazione politica italiana?

I nostri connazionali all’estero conservano un magnifico spirito di italianità. La gran parte di essi segue la vita economica e politica della madrepatria, ha ben presente le difficoltà dell’oggi e pur da lontano sorregge la spinta comune verso la ripresa. Stando lontani perdono la nostra attitudine al bizantinismo e vorrebbero più chiarezza, più concretezza e meno urla.

E in particolare quella della Destra?

Con soddisfazione devo dire che all’estero la ricomposizione della destra è nei fatti. Abbiamo eletto sotto le bandiere del Comitato tricolore per gli Italiani nel mondo oltre 100 candidati ai Comites, i parlamentini delle comunità italiane all’estero.

Salvini viene visto in Italia come il nuovo leader della destra. Cosa ne pensa?

A me vien difficile riconoscerlo come tale. La mia destra è prima di tutto nazionale e lui viene da un’esperienza secessionista. Anzi, al cosiddetto Parlamento della Padania rappresentava i “comunisti padani”, se lo ricorda nessuno?

Infine, le volevo chiedere a quale destra si dovrebbe guardare: quella francese di Marine Le Pen, quella di Sarkozy o quella di Duda?

La destra italiana è sempre stato un unicum nella sua originalità e per la sua storia. Penso dovrebbe riprendere coscienza di sé e lo spazio che si merita senza imitare modelli stranieri.

Michele Soliani

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