A una settimana dal “Family Day“ e nel giorno delle manifestazioni in tutta Italia a favore dei matrimoni dello stesso sesso, dibattito che da giorni infiamma la politica nazionale e internazionale (con il Parlamento che discute l’approvazione del decreto legge Cirinnà sulle unioni civili), anche Verona non manca di dire la sua.

Oggi infatti, in oltre 90 città italiane, migliaia di cittadini e associazioni scendono in piazza al grido di #svegliatitalia. Le manifestazioni, organizzate in tutta Italia da Arcigay, ArciLesbica, Famiglie Arcobaleno e da Mit con l’appoggio di Cgil, Uil, Amnesty, Arci e Legambiente, vedono radunarsi a Verona, in piazza Bra, un buon numero di manifestanti (tra questi anche Giuseppe Civati e il suo movimento “Possibile”). Già  dalle prime ore del pomeriggio infatti, l’affluenza di persone dinnanzi al palazzo comunale e all’Arena (luogo simbolo di spettacoli teatrali e musicali), risulta visibilmente buona. Questa volta però, ad andare in scena non sono i soliti eventi musicali o teatrali, bensì la richiesta del riconoscimento delle unioni civili a suon di sveglie, cartelloni, palloncini, bandiere della pace e coriandoli color arcobaleno.

Sulle scalinate del municipio si susseguono i vari rappresentanti e organizzatori, i quali dichiarano: “Bisogna prendere atto di questa realtà senza più ignorarla. E’ ora di privilegiare una realtà che può far progredire la civiltà, facendole fare quel salto in avanti di cui necessita per dirsi finalmente matura”. E ancora: “E’ importantissimo che noi ci battiamo con ostilità per poterci affermare”. Molteplici sono poi gli interventi da parte di numerosi studenti, i quali non mancano di dire la propria, dichiarando: “Riteniamo di dover crescere in un paese senza discriminazioni. Vogliamo vivere in un mondo libero, dove un ragazzo della nostra età possa sentirsi uguale a tutti gli altri suoi coetanei e non diverso”.

Numerosi sono poi gli attacchi verso la Chiesa e le istituzioni clericali, “colpevoli” secondo gli esponenti, di intromettersi nelle loro proposte di legge. Numerose sono infatti le provocazioni mosse da affermazioni quali “vogliamo parlare di come e di cosa sia la sacra famiglia?” e ancora “non ne possiamo più delle intromissioni della chiesa nelle nostre leggi o dei mille e più crocifissi sparsi ovunque in un paese fondamentalmente laico”. Il tutto tra qualche fischio e gli applausi dei più.

Non mancano infine i numerosi attacchi alla Lega Nord e al centrodestra in generale, sui 6000 emendamenti (5000 solo delle Lega Nord), che vedono “preparare” la battaglia del Senato sulle leggi per le unioni civili, in aula dal 28 Gennaio.

Presente anche il rappresentante della CGL di Verona, che subito si schiera dalla parte dei lavoratori e dei “diritti di tutti”, inglobando nel discorso il tema dei diritti sul lavoro, troppo spesso ignorato. E proprio il tema sui diritti fa riflettere sul cambiamento in atto, il quale secondo gli organizzatori “rappresenta un piccolo passo per una società più civile, in linea con gli altri Stati dell’Unione Europea  e i diritti di tutti, i quali o sono uguali per tutti o diventano discriminazioni per altri”, senza uno Stato in cui vi siano “inutili mediazioni alte, poiché solo fregature, in grado solo di bloccarci così come hanno fatto per la legge sull’omofobia”. Ecco che a questo punto l’attacco che si erge dal palazzo municipale, viene indirizzato alla contro-manifestazione delle “sentinelle in piedi“: “Non fatevi fregare! Anche loro sono di matrice omofoba!”.

Gli ultimi atti della manifestazione, infine, vedono la folla intonare le note di “All you need is love“, tra striscioni e candele accese in simbolo di pace e amore, al grido di “svegliati Italia“, “svegliati Verona“.

di Giuseppe Papalia

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