ABOLIZIONE DELLA FESTA DELLA REPUBBLICA IN ALTO ADIGE

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Il dibattito aperto oggi sull’abolizione della Festa della Repubblica, in Alto Adige, il giorno dopo l’approvazione della richiesta di grazia dei terroristi secessionisti, ha costituito una ennesima mortificazione dei valori di collaborazione, solidarietà, amicizia fra i gruppi linguistici che quotidianamente si cerca di sostenere ed elevare a condizione fondamentale di convivenza in provincia di Bolzano. E non importa che questa volta la mozione sia stata respinta. Già il solo articolare un dibattito, con i modi gelidi della provocazione, della sostituzione solo per l’Alto Adige della festa della Repubblica italiana con la festa di San Giuseppe, costituisce una offesa. Sostituire, si badi bene, non aggiungere.

Il dibattito, anche fra coloro che alla fine hanno optato di votare no (e fra questi anche la Svp) per evitare di strappare nelle relazioni con Mattarella nel suo secondo giorno di mandato, dopo il passo falso di ieri, è stato tutto un inno al ripudio dei valori su cui è fondata la Repubblica, di disprezzo verso l’appartenenza dell’Alto Adige all’Italia, di rifiuto di accettazione della scelta repubblicana operata nel 1946, perché questa significava appartenenza all’Italia.

Insomma una solita fiera delle volgarità e della gratuita presa di distanza dall’Italia e da quello che ad essa appartiene, feste comprese. Anche quella festa, ho voluto ricordare io, dedicata ala Repubblica che riconosce attraverso la sua Costituzione la tutela delle minoranze linguistiche e con essa ha creato le fondamenta dell’Autonomia. Un autentico paradosso, ma ormai il Consiglio sta diventando troppo spesso una palestra per fare sfoggio di muscoli e provocazioni. Scrive in una nota Alessandro Urzì L’Alto Adige nel cuore.

NdR: In foto la Sicilia, unica regione in Italia che celebra come nazionali la festa dell’Unità d’Italia e la Festa di san Giuseppe.

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