Merano, gender nelle scuole d’infanzia. Urzì: “Necessario tenere alta la guardia”

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“La Giunta se ne lava le mani”

“Il progetto del Comune di Merano per  abbattere gli stereotipi di genere, non percepisce alcun finanziamento da parte della Provincia e non necessita di alcuna autorizzazione da parte delle Giunta, nemmeno in merito ai contenuti”. Così ha risposto l’assessore Martha Stocker durante il “question time” l’altro giorno in Consiglio provinciale ad un’interrogazione di Alessandro Urzì sul progetto dell’Assessorato alle pari opportunità del comune di Merano per l’introduzione nelle scuole dell’infanzia di Merano di libri che relativizzano l’identità di genere. Il consigliere dell’Alto Adige nel cuore chiedeva se la Giunta condividesse tale progetto, se non ritenesse che mirasse a istillare, l’ideologia gender” in maniera subdola fin dalla più tenera età e se non ritenesse necessario intervenire, anche con una procedura ispettiva, per riconsiderare il progetto.

“E’ incredibile – ha commentato il consigliere Urzì – che la Giunta se ne lavi tranquillamente le mani senza voler approfondire adeguatamente una tematica che meriterebbe ben altre considerazioni da parte delle Istituzioni.”

“Sono palesemente preoccupato – ha proseguito Urzì –  dell’inserimento all’interno dell’Offerta Formativa delle scuole dell’infanzia di questa teoria che troverebbe attuazione in pratiche ed insegnamenti non riconducibili ai programmi previsti dagli attuali ordinamenti scolastici. Riteniamo indispensabile acquisire tutti i chiarimenti del caso ed a tal proposito presenteremo al più presto un’ulteriore interrogazione.

“La bibliografia realizzata per le scuole dell’infanzia meranesi, mira, infatti attraverso semplici racconti e simpatici disegni a inculcare ai bambini modelli diversi dalla famiglia naturale, fondata su mamma e papà. Non ritengo che presentare ai bambini dei modelli comportamentali che lasciano intendere la possibilità di  “transitare” da un genere all’altro possano essere considerate  misure coerenti rispetto all’obiettivo di prevenire la discriminazione della donna in ambito sociale”  -ha concluso il consigliere Urzì.

A puro titolo di esempio si riportano alcuni stralci testuali dei libri adottati, frasi dal tenore molto ambiguo che nulla hanno, purtroppo, alcuna funzione preventiva rispetto alla complessa e fondata problematica della discriminazione della donna in ambito lavorativo e sociale in generale. Un solo esempio della letteratura relativista destinata alle scuole meranesi:

«Zaff si era proprio scocciato: e va bene ho il pisello, ma che fastidio vi da? Lo nasconderò ben bene sotto la gonna, i pizzi e i fiocchi!… Ma lo sai che sei strano?! Non sarai mica…un gay?…Veramente…io ve l’ho detto cosa sono, inizia con la P…. Io sono la principessa sul pisello…Voglio fare il portiere della squadra di calcio…E detto questo si sfilò prontamente il vestito a merletti e fili d’oro e lo consegnò a Zaff… Sarai la principessa col pisello…il segreto per vivere per sempre felici e contenti di essere ciò che sentivano di essere…..Pensi che farai la principessa per molto tempo? Non lo so, sicuramente finchè ne ho voglia….” (“Nei panni di Zaff” di Maria Francesca Cavallaro).»

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