URZI’ CRITICA ASPRAMENTE L’ALLEANZA SVP/PD IN ALTO ADIGE

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La riconferma dell’accordo di sudditanza del Pd verso la Svp proietta l’Alto Adige verso un futuro incerto che è dettato dalle prime condizioni che la stessa Svp ha voluto porre nei confronti del fidato alleato: sulla scuola plurlingue, sul potenziamento degli strumenti di educazione linguistica (attraverso immersione linuistica, pare di capire) la Stella alpina conferna la posizione di freddezza che ha contraddistinto gli anni passati. Curioso e singolare considerato che il Pd aveva per bocca di Tommasini ribadito più volte veri e propri diktat proprio sulla scuola plurilingue: o la Svp aprirà o noi staremo fuori dai giochi.

La Svp invece non si apre e il Pd sta al gioco come se niente fosse tradendo il mandato ricevuto dagli elettori, a nemmeno un mese e mezzo dalle elezioni. La riedizione dell’alleanza Svp/Pd è una sorta di garanzia che la Stella alpina stipula sul suo futuro: i suoi voti saranno determinanti al Senato per reggere il governo del PD Letta, il Pd sarà nella condizione di dovere cedere sulla lunga lista delle richieste avanzate in sede romana in cambio della cortesia ricambiata dalla Svp di concedere un assessorato a Tommasini, la futura presidenza del Consiglio a Bizzo, il folto numero di posti di sottogoverno per l’affamato organigramma del PD locale. Insomma tutti d’accordo con la certezza matematica che il Pd non potrà nemmeno alzare troppo la cresta nel corso della legislatura pena il rischio di tenuta del Governo nazionale, fintanto che i numeri sono questi. Per quanto riguarda l’Alto Adige nel cuore si ribadisce che il comportamento in Consiglio sarà sempre rivolto al benessere generale della popolazione. Si voterà e di agirà senza pregiudiziali votando i provvedimenti giusti, se ci saranno, ma interpretando una opposizione severa e senza sconti contro una maggioranza che si è composta sulla base di freddi e cinici calcoli di interesse. Sfuma il sogno di un cambio di marcia, per proiettare l’Alto Adige fuori dagli schemi già visti che hanno sofficato l’ambizione ad un rinnovamento radicale del modo di concepire la politica.

Alessandro Urzì

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