C.S. BRUNO: CHIUSI I SALDI, PROVINCIA E COMUNE INDEBITANO A VITA GLI ANARCHICI

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Dopo 5 anni dalle Deliberazioni a firma di Lorenzo Dellai e di Alberto Pacher, il piano di bonifica dell’area ex Dogana, che parte dalla zona verde e arriva all’ex C.S.O. Bruno è in via di realizzazione. L’ultimo stabile presente nell’area, di proprietà del Patrimonio trentino è in abbattimento, si tratta del noto C.s.o. Bruno.
Tale stabile, chiuse le trattative, sarà probabilmente destinato alla Federazione della Cooperazione Trentina, che da 4 anni attende che siano messe a disposizione le aree per l’insediamento dei nuovi servizi.
A chiusura della trattativa ecco il conto, che da sei mesi circa rimpalla tra gli attivisti del centro: si tratta delle spese, mai saldate, per i mancati proventi di affitto dovuti alla Provincia Autonoma di Trento.
La legge in merito è piuttosto chiara: anche le associazioni, seppure non abbiano fini di lucro, sono tenute a saldare le rate delle spese per l’uso delle strutture pubbliche. Quello che ai più è noto, ma non così chiaro, è che nonostante i vari avvisi bonari non ci sono stati dei saldi, tanto che attualmente la cifra complessiva per gli anni di occupazione dello stabile è di 467 mila euro. Pari a 6 mila euro al mese, dal 2007 al 2013.
Una gestione costata cara ai giovani del Centro Sociale, che negli anni hanno organizzato diversi tipi di attività commerciali, dalla mescita alla ricreazione, dall’intrattenimento con film alle serate culturali, dalle mostre all’attività politica. Una serie di attività che non sono sfuggite all’occhio paziente della Pubblica Amministrazione, che ha segnato il tutto e stabilito una cifra che vada a coprire il maltolto.
Se si calcola che a Trento le attività commerciali sono valutate per piano, mediamente, 3 mila euro, ai giovani è anche andata bene, ma il complessivo costo pro capite a carico dei volontari, stimandone una quarantina per eccesso rispetto agli atti, è di circa 10 mila euro. Non pochi per il tempo libero. La complicità in questo è stata sicuramente dell’ente pubblico, formalmente esasperato, che avrebbe potuto far rispettare le normative, vietando che fossero perdurati i procedimenti di indebitamento dei giovani, semplicemente ponendo sigillo e procedendo come previsto dal Piano urbanistico.

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