Cassa integrazione in Trentino: i dati giustificano le dichiarazioni ottimistiche sulla presunta ripresa economica?

"Peggio della nostra Provincia fanno soltanto la Basilicata e la Calabria, mentre tutte le altre Regioni e la Provincia autonoma di Bolzano segnano una diminuzione, spesso a doppia cifra"

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“Il 3° rapporto 2017 sulla situazione della cassa integrazione in Italia elaborato dal sindacato UIL, aggiornato allo scorso mese di marzo, fornisce un quadro che per la nostra Provincia non sembra essere particolarmente positivo”.

Con queste parole, in una nota stampa ufficiale, ha esordito il Consigliere Rodolfo Borga (Civica Trentina) in una interrogazione al Presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti, dall’oggetto “Cassa integrazione in Trentino: i dati giustificano le dichiarazioni ottimistiche sulla presunta ripresa economica?”

“In sintesi – si continua a leggere nell’interrogazione a firma Borga – può dirsi che continua l’ascesa delle ore di cassa integrazione richieste dalle aziende in corso dall’inizio dell’anno, pur mancando il monitoraggio completo della gestione FIS (Fondo Integrazione Salariale), che sembrerebbe aver raccolto richieste per oltre 13 milioni di ore.

E ancora: “I dati del marzo 2017 segnalano a livello nazionale un aumento di ore autorizzate (non si tiene conto del c.d. effetto tiraggio) rispetto al mese precedente pari al 10,4% (39,1 milioni di ore), che si distribuisce diversamente sul territorio nazionale: + 20,2% al Nord, + 16,2% al Sud e – 14,9% al Centro”.

Proseguendo poi: “Il Trentino presenta un risultato particolarmente negativo, caratterizzato da un’eccezionale aumento delle ore di cassa integrazione autorizzate, pari all’esorbitante percentuale del 1.120,1%, determinate dalle 563.015 ore autorizzate in marzo a fronte delle 46.145 del mese di aprile (il dato è determinato in particolare dall’esponenziale aumento della cassa integrazione straordinaria), con posti di lavoro salvaguardati pari a 3.312 a fronte dei soli 271 del mese precedente”.

E ancora: “Per comprendere appieno il dato, si rileva come il secondo aumento (in negativo) sia quello della Valle d’Aosta, pari al 267,4%, laddove, si ripete, il dato nazionale segna un aumento del 10,4%! Poiché però il dato mensile non pare essere in sé indicativo, potendo essere influenzato da circostanze particolari, che potrebbero non segnalare un trend consolidato, è senz’altro opportuna un’analisi più ampia, che il rapporto UIL da cui trae spunto il presente atto ispettivo”.

“Facciamo riferimento al confronto tra il 1° trimestre 2017 ed il 1° trimestre 2016, che ci pare consenta una valutazione più approfondita, confronto che risulta essere per il Trentino nient’affatto incoraggiante. I dati a livello nazionale segnalano una riduzione complessiva delle ore di cassa integrazione autorizzate (e quindi, ancora, al netto del c.dd tiraggio) pari al 38%, (da 169.688.931 a 105.156.379 ore) così suddivise territorialmente: – 45% nord, – 39,3% Centro e – 13,5% Sud. In tale contesto il Trentino si segnala in negativo per un aumento pari a 68,7%, corrispondente a 849.747 ore il luogo delle 503.606 ore del 1° trimestre dello scorso anno ed a 1.666 posti di lavoro salvaguardati in luogo dei 987 del 2016″.

Peggio della nostra Provincia fanno soltanto la Basilicata e la Calabria, mentre tutte le altre Regioni e la Provincia autonoma di Bolzano segnano una diminuzione, spesso a doppia cifra.

“Alla luce dei dati sopra esposti – si legge ancora nell’interrogazione – vien da chiedersi se la ripresa economica che molti danno ormai per avviata, quando non per consolidata, sia effettivamente in atto, ovvero se, come, come ritengono molti, la realtà sia diversa rispetto alle ottimistiche dichiarazioni che in questi tempi abbiamo letto e sentito, anche da parte di esponenti politici provinciali”.

Quanto sopra premesso, il sottoscritto consigliere – prosegue Borga – interroga il Presidente della Provincia al fine di sapere:

  1. a) se i dati sulla cassa integrazione relativi alla nostra Provincia di cui al rapporto UIL in premessa, valutati anche in comparazione con quelli delle altre Regioni, siano compatibili con la presunta ripresa economica che secondo alcuni sarebbe in atto;
  2. b) se la Provincia ritiene che tali dati possano giustificare preoccupazioni sull’andamento dell’economia provinciale ovvero se ritiene che essi siano frutto di circostanze contingenti, in quanto tali non significative in linea generale.