CLAUDIO CIA: “MEGLIO ESSERE ODIATI E DISPREZZATI”

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Non ci saremmo aspettati di leggere delle giustificazioni, o come vogliono essere chiamate, da parte di un consigliere comunale soggetto alla gogna mediatica per aver avanzato solamente una proposta in Assemblea. Claudio Cia ha rispettato un diritto sancito dalla costituzione all’articolo 21 che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

Si può essere d’accordo con quanto da lui proposto così come il contrario, non si deve però mai andare oltre la semplice critica. Il consigliere comunale non si preoccupi, a nostro avviso, delle critiche avvenute in questi giorni, sono altri i fatti a cui tengono gli elettori.

Qui di seguito il suo comunicato:

“Desidero rispondere a tutti quelli che in questi giorni sono intervenuti sui media e sui social network accusandomi di essere omofobo, fascista, reazionario, ecc.

Forse è perché si avvicina la primavera che in tanti si sono svegliati solo ora con attacchi, insulti e perfino minacce per un documento, magari mai letto, presentato nel giugno 2013 e reso già allora pubblico dai media locali e nazionali compresa radio 24 nella trasmissione “la Zanzara”, in cui riconosco senza ambiguità il diritto di ogni persona a sentirsi legittimata, rispettata e non giudicata nell’esteriorizzare e vivere la propria affettività, ma non quello di espropriare la famiglia naturale di ciò che le appartiene e la identifica in ogni tempo e cultura. Pretendere di usare il termine «famiglia» per indicare ogni qualsivoglia forma di unione è una forzatura che impoverisce tutti, aumenta la confusione e non è certamente l’antidoto alla discriminazione. Sono fermamente convinto che, a forza di desensibilizzare le persone e svuotare le parole del loro vero significato, si diluisce ogni confine; tanto è vero che l’adozione di bimbi da parte di coppie dello stesso sesso ormai pare essere il prossimo passo. Non è un mistero infatti che già oggi persone dello stesso sesso, presenti pure sul nostro territorio, sono ricorse a tecniche artificiose ed invasive al fine di raggiungere uno scopo altrimenti irraggiungibile: avere un bambino. Alcuni sono perfino arrivati alla pretesa di ottenere un utero in affitto, una donna-incubatrice pur di avere un figlio, negando il dramma umano sotteso a queste pratiche; situazioni nelle quali i bambini fin dal concepimento, per deliberata scelta degli adulti, sono privati della doppia genitorialità (mamma e papà) con premeditazione e pianificazione. Ritengo questo un crimine contro i bambini oltre ad  esserlo contro le madri! A questo si riferisce la mia proposta politica laddove chiedo che i Servizi Sociali del Comune di Trento vigilino e intervengano con determinazione a tutela del minore sempre e comunque. L’obiettivo è quello di disincentivare il ricorso a tali pratiche che umiliano la dignità, il diritto e il sogno dei bambini ad avere una mamma e un papà.

La si pensi come si vuole, il mio è un documento il cui soggetto è il bambino e non altri. Verrà discusso dal Consiglio comunale di Trento, potrà essere bocciato, emendato, approvato: ritengo però importante che se ne parli, in modo da sapere come la pensa la politica locale su questo tema, mentre per il momento la discussione al di fuori del Consiglio comunale si è dimostrata molto povera e per lo più condizionata da pregiudizi.

Mi hanno profetizzato  che con questa iniziativa mi sono bruciato un futuro politico. Ebbene, su questi temi è meglio essere odiati e disprezzati per ciò che siamo che essere amati ed esaltati per la maschera che portiamo!”

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