FILIPPO DEGASPERI INTERROGA LA REGIONE IN MERITO AL REVISIONISTA LIBRO WELSCHTIROL

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Sta facendo discutere il libro di Daiana Boller ” Welschtirol”, accusato da molti di essere un semplice libro di propaganda. Il volume è stato presentato come frutto della storiografia diversa e il tentativo di restituire ai trentini la loro storia dimenticata,un testo che fornisce un quadro generale delle vicende storiche che interessarono l’impero austroungarico e in particolare il territorio trentino tra il 1815 e il 1918.10974325_10204260034318128_5176140839002665909_o

Sulla carta stampata locale, Quinto Antonelli, tra le persone più critiche nei confronti del libro, ha affermato che nell’opera della Boller non vi è alcuna traccia di storia mentre trionfa una storiografia che stravolge la realtà dei fatti. A onor di cronaca si deve ricordare che la Boller è stata candidata per il PATT alle elezioni provinciali del  2013, partito che da tempo sta puntando ad una logica revisionista nei confronti del rapporto tra Trentino e l’Italia.

Il caso ha interessato anche la sensibilità del Consigliere Provinciale Filippo Degasperi che ha presentato nella giornata odierna una interrogazione nella quale si chiede se la Regione abbia sostenuto delle spese per la pubblicazione, l’acquisto e la valutazione del volume. “La vulgata trentino-tirolese sembra aver raggiunto il suo culmine nel libro della “divulgatrice di storia” Daiana Boller, Welschtirol. Il territorio trentino nell’Impero asburgico 1815 – 1918. La seconda edizione del testo, con prefazione del senatore Panizza, è stata di recente presentata presso il Palazzo della Regione Trentino Alto Adige. Tralasciando le letture degli esponenti e dei sostenitori del partito politico in cui la stessa autrice milita da più di un decennio, chi di Storia si occupa ha stroncato le 160 pagine con un chiaro “non è storia” e con giudizi pesanti (“nel volume ritroviamo, immiseriti da una costituzionale impreparazione”, “un’ulteriore scarnificazione della storia trentina”, “il volumetto non ha i requisiti minimi di scientificità e di eticità per varcare una qualunque soglia scolastica”).”

Degasperi accusa la Boller di voler propagandare il falso definendo Cesare Battisti disertore. Usando quindi le esatte parole della giurisprudenza imperiale austriaca (il Welschtirol come Contea del Kaiser) che, in nuce all’appartenenza alla sua competenza sovrana, come deputato in carica a Vienna, con l’incarico di difendere la minoranza italiana, nonostante il trasferimento in Italia (fuori dalla giurisdizione austriaca, che ne legittimò l’arruolamento nel Battaglion Edolo) la Boller individua nell’Austria la sovranità politica, come superiore alla sovranità nazionale, (mentre sarebbe dovuta decadere, all’atto del trasferimento in Italia, poiché illegittima, la carica di Deputato a Vienna, in Italia l’anagrafe esiste dal 1872) non stupisce che questo sia vero nell’ottica imperiale asburgica, retta da un sistema di controllo per nascita, mentre è vero il contrario secondo il diritto bellico, per cui l’arruolamento volontario consente per le milizie, eserciti, corpi il trattamento di “prigioniero di guerra” illecitamente/illegalmente giustiziato?

“Battisti non indossò mai la divisa austriaca, non fu richiamato alle armi e fu sempre fedele al giuramento mazziniano: “Non sudditi di imperi defunti, ma liberi cittadini in una libera unione di popoli europei”. Risulta impensabile – conclude il pentastellato – che in tale travisamento della realtà storica sia stato sostenuto in qualche modo dalla Regione e dal senatore eletto nel collegio di quella Trento italiana cui Battisti dedicò le sue ultime parole.”

M.S.

 

 

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