IL TACITO ACCORDO PER L’ITALIANITA’ IN TEDESCO, DEL TIROLO DI MEZZO

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Tirolo: Eva Klotz si è ritirata dal Sudtirol Freiheit per motivi familiari, accompagnata da una recente condanna per vilipendio alla bandiera, e senza la protagonista, emergono gli strafalcioni di altri membri di questa variegata compagnia, che prima o poi riusciranno a ricordare le “battute dimenticate”, al fine di giustificare il paradossale silenzio indipendentista per quanto riguarda le affermazioni di Giorgio Napolitano, come ha messo in evidenza Roland Lang, presidente della Sudtirol Heimatbund. Quest’ultimo esprime le proprie perplessità in una lettera aperta inviata al presidente del Sudtirol Volkspartei, Philipp Achammer, in cui si chiede se “Mancano veramente alla Südtiroler Volkspartei coraggio e consapevolezza responsabili di fronte al popolo e alla patria, per respingere ufficialmente questa falsa affermazione del Presidente della Repubblica?“.

La storia vuole che durante la prima guerra mondiale la zona altoatesina fosse ceduta all’Italia in base a quanto stabilito dal segreto Patto di Londra, a cui aderirono Inghilterra, Francia e Russia.

In seguito alla seconda guerra mondiale, la famosa “opzione” offerta da Hitler e Mussolini a tutti gli abitanti del SudTirol non fu concretamente applicabile. Anche quando il secondo conflitto finì, fattori economici e fatti legati all’utilizzo delle risorse naturali portarono le decisioni dell’ONU verso il mantenimento dell’Alto Adige come zona in parte italiana, in parte austriaca.

Il presidente della SudTirol Heimatbund esorta il partito a reagire di fronte tale affermazione, che conseguentemente nega uno dei principi fondamentali presenti nel programma della Sudtirol Volkspartei. Quindi si rivolge ad Achammer: “Egregio signor Presidente, questa asserzione presidenziale non solo falsifica la storia del nostro Paese, ma nega anche il diritto all’autodeterminazione per il Sudtirolo.

“Nel programma fondamentale della Volkspartei, pubblicato dal quotidiano Dolomiten del 19 maggio 1945, il partito sollecita i propri rappresentanti a sostenere presso le Potenze Alleate la richiesta del popolo sudtirolese di esercitare il diritto all’autodeterminazione. Un diritto, quello dell’autodeterminazione, di cui lo scrivente ricorda anche la riconferma del 1993: nel nuovo programma della Südtiroler Volkspartei, approvato nella seduta dell’8 maggio 1993, il diritto all’autodeterminazione fu nuovamente confermato: la Südtiroler Volkspartei conferma l’irrinunciabilità del diritto all’autodeterminazione dei Sudtirolesi.” Ma trattasi pur sempre di un programma politico, per questo non di concreto valore istituzionale. Bensì propositivo. Mai reso fattivo.

“Qui tacet consentire videtur” E’ attraverso questa massima con forte valenza giuridica, che Lang esprime la colpa del gruppo politico destinatario della lettera. Ma torniamo alle parole dello stesso Lang, che così si esprime, motivando il programma politico del suo partito: “Nel 1946 c’è stata una dichiarazione d’intenti di quasi tutti gli elettori sudtirolesi, con la quale si richiedeva con oltre 150.000 firme il ritorno del Sudtirolo all’Austria.” Il deputato nazionale della ÖVP eletto nel Tirolo Orientale, Franz Kranebitter, aveva allora consolidato una risoluzione in cui si richiedeva di riconoscere la manifestazione di volontà del 1946 quale risultato di una votazione popolare. Era il 6 maggio 1946.

Cosa accadde dunque in quel periodo dal punto di vista politico lo traiamo dal sito dell’Euroregione: “la particolare specialità dell’assetto dell’autonomia dell’Alto Adige/Südtirol deriva dalla confluenza di due istituti costituzionali, quali la tutela delle minoranze linguistiche conviventi sul territorio provinciale e dall’autonomia di governo locale, che hanno la loro base originaria nel cd. accordo di Parigi del 1946, ancoraggio internazionale dell’autonomia altoatesina firmato dall’allora presidente del consiglio Alcide De Gasperi e dal ministro degli esteri austriaco Karl Gruber”.

“Tale accordo fu concluso per trovare una soluzione alla questione sudtirolese sorta dopo l’annessione dell’Alto Adige/Südtirol al Regno d’Italia alla fine della prima guerra mondiale.”

Divenuti italiani, sulla carta, “i sudtirolesi furono posti di fronte alla scelta di optare per la cittadinanza tedesca con il conseguente abbandono dell’Alto Adige/Südtirol oppure conservare la cittadinanza italiana con la minaccia di venire trasferiti in regioni meridionali.

La seconda guerra mondiale impedì l’attuazione completa dell’opzione e dopo la fine della guerra parte degli optanti tornarono in patria, ma con il Trattato di pace di Parigi del 1946 il confine tra Austria e Italia rimase definitivamente al Brennero.”

Si tratta, ad oggi, dunque, di non voler accettare ben due storicizzazioni, le ultime di una lunga serie millenaria risalente al periodo del Vescovado di Bressanone, e l’esito di un trattato post-bellico, per quanto una Guerra raramente sia “giusta”. Dunque per tornare al 1946 come se la Seconda Guerra non ci fosse mai stata, se nessuno fosse morto per difendere un confine di Stato e per garantire il rispetto di una Sovranità nazionale, di riassetto e/o di comodo. Un’assurdità che troverebbe senso solo se condivisa da quello che è attualmente il popolo italiano, overo come ipotesi istituzionale di Governo e non meramente un’esercitazione politica.

Questo accordo, sottoscritto a Parigi nel 1946 sancì la difesa della popolazione di lingua tedesca e il mantenimento degli usi e costumi locali, oltre che l’uguaglianza tra concittadini, soprattutto per quanto concerneva l’esistenza di province autonome rispetto allo Stato italiano.Successivamente durante la risoluzione n.1661 delle Nazioni Unite l’Austria accettò di occuparsi del Sudtirol abbandonando la pretesa di un referendum popolare per l’assegnazione della regione; dal 1972 il Trentino Alto Adige gode a pieno titolo del cosiddetto “pacchetto d’autonomia“.

Per quanto riguarda  l’ambito economico la legge italiana si è occupata della regolamentazione di quanto concerne tributi propri, compartecipazione dei tributi erariali, il riconoscimento di somme spettanti alle province autonome, garantendo sempre un certo margine di autodeterminazione erariale e fiscale, rinfrancato con la Devolution agli enti locali, di stampo nazionale. Il federalismo fiscale, per le regioni che non hanno autonomia, è tutt’ora un miraggio.

Non ci sono solo altoatesini che protestano nel 1946, ma anche un’Italia che da allora si è occupata della loro causa da vari punti di vista, in alcuni famosi casi anche con la collaborazione dell’Austria: si veda il patto de Gasperi-Gruber, o nel 1959 la collaborazione Italia-Austria di fronte all’ONU, la nascita dell’Euroregione, un’entità sovranazionale europea che ha una logica da una parte coincidente con il punto di vista degli scissionisti, dal punto di vista economico e culturale, ma dal punto di vista politico ben salda sul principio della Sovranità Nazionale e del rispetto dell’Unione Europea, includente a tutti gli effetti per i territorio del “margine”. Non si tratta infatti dell’unica Euroregione esistente, non a caso nei territori di confine.

La geopolitica è andata avanti, le ideologie, stentano a crescere, ma è evidente che al momento nessuno ha deciso di farne una Guerra di Secessione: nell’episodio recente, riguardante l’avvenimento scatenante dello “scandalo”, l’Austria è rappresentata da Hanz Fischer. Di fronte all’affermazione di Giorgio Napolitano il presidente federale austriaco ha taciuto, e ciò porta a pensare che in quel particolare contesto le parole del Presidente della Repubblica avessero un loro perché. La cosa sarebbe confermata dal silenzio dello stesso Kompatscher e di Achammer, appunto i rappresentanti del Sudtirol Volspartei.

Pare inoltre evidente, che con l’abuso del termine SudTirol, declinato alla bisogna, con o senza il Trentino (di Trento), cancellando la storia che vuole anche il Welschtirol, come parte popolare di semplice matrice culturale tirolese (Tirolo è letteralmente sinonimo di montanaro, di terre dei monti), come assolutamente diversa dal Tirolo “illustre?!? e imperiale” si vuole compiere un vero e proprio atto discriminatorio nei confronti dell’Italia, dei trentini in primo luogo, con intenzioni che non hanno un carattere affatto pacifico, bensì fortemente razziste e intolleranti. Che non accettano un’appartenenza a un’unica regione, la regione Alpina, e che dimostrano periodicamente picchi di assurda chiusura mentale. Per di più usurpando al Trentino il fregio di un’appartenenza geografica e geologica alle Alpi, con tutta la più chiara volontà di accentrare l’interesse economico internazionale e culturale su una limitata parte di Alpi, quelle austriache. Mai più triste uscita di questa, per il Fronte della Libertà dell’Alto Adige.

 

Laura Padoan

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