IMMIGRAZIONE E SICUREZZA: INTERVISTA A MANFRED DE ECCHER (FDI-AN TRENTO)

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In occasione della conferenza stampa di sabato 17 gennaio 2015 presso la sede di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale di Trento, il Consigliere comunale Manfred De Eccher si è reso disponibile per rispondere ad alcune domande. Riportiamo oggi l’intervista fatta da Secolo Trentino, e ringraziamo il Cons. De Eccher per il tempo concessoci.

 

Cons. De Eccher, cosa ne pensa del problema dell’immigrazione in Italia?

Bè, allora, diciamo che l’immigrazione dal punto di vista economico, ora come ora, per noi è un costo. Chiaramente uno Stato che è in crescita economica, e quindi non ha di per sé sempre manodopera interna per far fronte a quella che è la richiesta aziendale di lavoro, punterà sull’immigrazione selettiva per completare il proprio sistema economico. Ma è altrettanto chiaro che un lavoratore straniero che viene in Italia, e che su uno stipendio lordo di 2.000 euro paga 300 euro di tasse, per lo Stato è un costo maggiore, perché sappiamo che spesso la moglie non lavora e che hanno magari tre figli a carico, e quindi noi paghiamo servizi assistenziali, sanitari e scolastici per tutta la famiglia – molto spesso anche per i genitori che fanno il ricongiungimento famigliare -, e tutto ciò è un costo. Un costo che però uno Stato in crescita normalmente sosterrebbe, perché si tratterebbe di un lavoratore che può inserirsi in maniera regolare, e quindi completare il sistema economico. Ma in questo momento noi siamo in difficoltà economica ormai da anni, e quindi è chiaro che, a mio modo di vedere, i flussi migratori vanno bloccati – a maggior ragione quelli irregolari.

 

 

 

Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionali quali progetti propone per far fronte a questo fenomeno?

E chiaro che aver abrogato il reato di immigrazione clandestina fa sì che oggi in Italia nessun immigrato clandestino possa essere arrestato. Il fatto che noi andiamo a prenderli sulle coste e li classifichiamo tutti – compreso un potenziale terrorista – come rifugiati politici è un’altra operazione assolutamente dannosa, che va combattuta con imminenza. La marina militare non dovrebbe essere utilizzata per portare i clandestini in Italia, ma per capire da che porto sono partiti e riaccompagnarli. Poi chiaramente si deve fare un lavoro di dialogo con gli Stati confinanti con l’Italia, e cercare – così come s’era fatto con la Libia di Gheddafi – di creare degli accordi internazionali per il pattugliamento misto delle coste e per incentivare il fatto che queste persone non vengano in Italia. Anche magari dando dei contributi controllati agli Stati da cui provengono queste partenze, in modo tale che loro stessi pattuglino e controllino le loro coste.

 

Dopo l’Attentato di Parigi al giornale satirico Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, il sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci, ha promesso un progetto che limita la libertà d’espressione della fede musulmana – per esempio, negando il permesso di affittare nuovi locali per farne luogo di culto islamico, e abrogando nelle associazioni musulmane già esistenti fotografie di donne che indossano il burqa poiché, a detta del Consiglio comunale, “non rispetta la libertà della donna“. Lei cosa ne pensa al riguardo?

L’esempio da Lei riportato riguardo le fotografie di donne che indossano il burqa nelle associazioni musulmane di Padova è un progetto partito proprio dal nostro assessore Marina Buffoni, che in un monitoraggio delle sale delle circoscrizioni ha trovato queste immagini che chiaramente contrastano con quella che è la nostra cultura – non solo della donna -, ma anche con la legalità, perché chiaramente in Italia non si può andare in giro col viso coperto, si deve essere identificabili. Quindi io lo ritengo giusto. Non ho nulla contro questa dottrina religiosa, se professata in un Paese che ha adottato questa regola in maniera democratica – come credo abbiano fatto all’interno dei loro Paesi -, o se lo crede per convenzione religiosa. Però è chiaro che questa usanza è incompatibile in Italia. Poi, al di là di ciò, è chiaro che noi abbiamo una cultura della legalità diversa, insomma. Parigi lo ha dimostrato: io quelle vignette francesi le ritenevo comunque di cattivo gusto, e non le apprezzavo. Però noi siamo abituati chiaramente che, se una vignetta non ci piace e la riteniamo offensiva, ci rivolgiamo alla giustizia. Purtroppo l’estremismo islamico non ragiona in questo modo, e purtroppo hanno anche una forte condivisione da altri molti islamici che già si trovano nel nostro Paese, e ciò per noi è un forte pericolo.

 

Un’ultima domanda prima di concludere, Cons. De Eccher. Pensa che un’iniziativa simile a quella ideata a Padova sia necessaria anche qui a Trento?

Per quanto riguarda Trento, noi non abbiamo moschee, non abbiamo luoghi di culto musulmani, quindi il problema non si pone. Non ci sono neanche luoghi urbanisticamente destinati ad essere realizzati come luoghi di tale culto, quindi il problema non credo che si ponga, insomma.

 

 

[Photocredit www.secolo-trentino.com]

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