Le alternative al centralismo, Baratter (PATT): “Un nuovo regionalismo partendo dalle esperienze virtuose”

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Federalismo, autonomia, autodeterminazione: parliamo di regionalismo ovvero della Legge sulle autonomie del 2001 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione) art. 117; il IV comma contiene una disposizione chiave di tutta la riforma: quella che assegna la potestà legislativa alle Regioni in tutte le materie non ricomprese negli elenchi del II comma (materie esclusivamente statali) e del III comma (materie ripartite). Ma parliamo anche di Autonomia, più in generale, come patrimonio storico e culturale del Trentino.

Per fare luce sul concetto di autogoverno ne abbiamo parlato con Lorenzo Baratter, storico, autonomista, Capogruppo del Partito Autonomista Trentino Tirolese, autore di diversi testi a carattere storico tra cui: “Le Dolomiti del Terzo Reich” (Mursia, Milano, 2005);  “La Grande Guerra delle minoranze. Ladini, mocheni e cimbri nella prima guerra mondiale” (Gaspari Editore/Provincia Autonoma di Trento, Udine, 2006); “Storia dell’ASAR (Associazione Studi Autonomistici Regionali) 1945-1948” (Zandonai Editore, 2009); “Enrico Pruner. Una vita per l’Autonomia” (Athesia, 2011).

“La Riforma Costituzionale del 2001, cioè la Legge attuale, in Italia, relativamente all’amministrazione provinciale e regionale, quali scenari prefigurerebbe?”

“Osservo che tra i vari aspetti la Riforma Costituzionale del 2001 consentirebbe di costruire percorsi di autonomia in Italia anche per le Regioni statuto ordinario (penso, vicino a noi, al Veneto e alla Lombardia). Il partito che si era ripromesso di attuare questo percorso federalista, già a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, era Lega Nord, ha iniziato un percorso di avvicinamento all’autonomia, con Umberto Bossi – amico di Enrico Pruner – spesso presente in Trentino al principio degli anni Ottanta per apprendere il funzionamento di una Regione a Statuto Speciale, la Lega ha però di fatto concluso ben poco in questa direzione. Ad oggi sono per primi i leader storici della Lega Nord, Umberto Bossi e Roberto Maroni a prendere sempre meno timidamente le distanze dalla nuova posizione politica di Matteo Salvini, che ha intenzione di creare un grande partito nazional popolare, di centro destra, per sostituirsi al vuoto lasciato da Berlusconi. Esattamente come hanno fatto i Le Pen in Francia. Questo principio è completamente diverso da come è nata la Lega. Salvini ha probabilmente considerato persa tale battaglia. Di fatto non rientrano più nel suo lessico e nel suo progetto politico parole come “autonomia” e “federalismo””.

“Il percorso di Autonomia del Trentino ha radici profonde: per riassumerlo in poche righe, come lo descriverebbe?”

“L’approvazione dello Statuto di autonomia regionale risale formalmente al 1948, in attuazione di quanto previsto dalla nuova legge fondamentale dello Stato: per il Trentino nella Costituente vi era una figura chiave come Alcide De Gasperi. Di fatto, però, territorialmente, il tema era molto sentito (e radicato in secoli di storia) così come la partecipazione popolare ampia: in Trentino vi era l’ASAR (Associazione Studi Autonomistici Regionali, con oltre 110.000 tesserati) e in Alto Adige vi era la SVP che insieme, con il forte sostegno popolare, portarono avanti il percorso di un’Autonomia integrale regionale, da Ala al Brennero, “entro i confini dell’Italia Repubblicana”. Eravamo negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale. Ad oggi in Alto Adige/Südtirol vi sono vari movimenti di stampo autonomista, tra cui primeggia la SVP, mentre in Trentino fra le componenti politiche autonomiste, si distingue il PATT. Dobbiamo tuttavia non dimenticare mai che autonomisti ci si dovrebbe sentire ancora prima della propria appartenenza partitica perché l’essere autonomisti è un valore condiviso da tutta la popolazione regionale, come bene comune, al di là delle appartenenze”.

“Per quanto concerne il PATT, che rappresento, non si parla mai di politica di autodeterminazione, bensì di lotta per l’autonomia integrale e per il federalismo (lo Statuto del Partito parla chiaro e questa era esattamente la posizione anche dei padri fondatori dell’ASAR nel 1945). Questo termine – autonomia integrale – non significa indipendenza o costruzione di nuovi confini, lo dico per chi ancora oggi più o meno in buona fede va equivocando, ma significa acquisizione di tutte le competenze possibili per gestire sul territorio ogni genere di servizio anziché delegarlo allo Stato, ma pur sempre dentro la cornice della Repubblica Italiana. I Trentini (compresi tutti gli autonomisti) votarono nel 1946 – con l’85% dei consensi – per la Repubblica. Essa deve essere un valore riconosciuto da tutti, perché tra i valori fondanti di questa forma di Stato, sancita dalla Costituzione, vi sono i principi di Autonomia e di riconoscimento delle regioni a Statuto speciale che ci hanno consentito di fare un determinato percorso che, lo voglio ricordare, in molte altre nazioni europee non sempre è stato concesso ai territori, alle regioni, anche in presenza di forti rivendicazioni. Il nostro compito oggi è quello di pretendere il rispetto dei diritti, esercitandoli al meglio, dimostrando che l’autogoverno è la soluzione anche per altre regioni virtuose in Italia e in Europa”.

La riscoperta dell’Autonomia è un valore che nasce dalle persone e che si estende prima di tutto alla vita di ciascuno, nelle scelte di tutti i giorni, che possono essere le più semplici, che cosa comprare, cosa fare nel tempo libero, come investire i propri soldi. Ma  poi il percorso politico va oltre: chiede impegno per mantenere alta la qualità gestionale dei servizi e dell’amministrazione locale, senza perdere però di vista che – le Regioni – sono inserite in un contesto europeo, che richiede sforzi per maturare una coscienza più ampia, con un’ottica allargata: “Autonomia oggi significa uscire da una dimensione partitica, capire che essa non è una proprietà privata di un partito, nessuno ne detiene il copyright: autonomisti dovrebbero essere tutti i politici che governano il territorio in Trentino – spiega Baratter – un principio in base al quale si deve applicare e sviluppare un modello di governance che responsabilizzi il territorio stesso: attualmente – cosa non secondaria – è ad esempio in progettazione in ambito Euregio, come recentemente ricordato dal Presidente Rossi, una scuola di governance del territorio trilingue, diffusa sul territorio euroregionale, dove – ad esempio – andranno a formarsi funzionari pubblici italiani, europei. Ecco l’intuizione giusta: trasmettere i valori anche dell’autogoverno locale, condividerli, farli diventare patrimonio di un insieme più vasto”.

Da questo punto di partenza notevole si vuole dare il via a una discussione, per lo più di carattere normativo e politico, per fare chiarezza su alcuni punti che non sono effettivamente esplicitati in linea generale relativamente al significato delle proposte politiche locali che si vedono fare ai cittadini da parte di alcune componenti politiche locali, nello specifico quando si parli di, appunto, federalismo, autonomia e autodeterminazione. Nonché stabilire il concetto di legittimità propositiva relativamente a un programma politico, nello specifico applicabile alla Regione Trentino Alto Adige, quindi coerentemente allo Statuto dell’Autonomia di Trento e Bolzano vigente.

“La Lega Nord in Italia e in Trentino: Matteo Salvini, propostosi a leader in Italia per il centro destra, proveniente da un movimento federalista con un passato importante, attualmente si scatena in populistiche campagne che spesse volte sconfinano nel surrealismo, come lo si potrebbe definire, relativamente alla politica di autogoverno in Trentino?”

“La Lega Nord, anche su questi temi, gioca su troppi tavoli: dalla proposta di una macroregione, al passo di un partito di stampo nazionalista sul genere del Front National francese, fino alle proposte di autodeterminazione. Qualcuno mi pare che si interroghi pure su quale fine abbia nel frattempo fatto il Parlamento della Padania. Il partito, ad oggi, non pare più orientato sul federalismo, eccetto alcune posizioni coerenti, ad esempio di Roberto Maroni o Umberto Bossi. Cosa è stato raggiunto dal punto di vista dell’autonomia di governo dei territori? In questo senso non si può dare sempre la colpa a Roma, la Lega e i suoi alleati hanno avuto maggioranze molto ampie in Parlamento e ruoli chiave nel governo ma non hanno portato a casa nulla. Detto questo, il problema rimane aperto e credo sia ragionevole che al di là delle parti politiche, di tutte le parti politiche, dinnanzi al neo centralismo del governo nazionale i territori possano rivendicare modelli di governance diversi, fondati esattamente sull’autonomia. Questo è il tema chiave rispetto al quale le regioni virtuose dovrebbero convergere, ripeto, al di là delle parti e di ciò che è stato”.

“L’autodeterminazione, parlo dei Freiheitlichen, al momento attuale, trova riscontro rispetto al Trentino Alto Adige, all’Italia e all’Europa? Come si ristabiliscono gli equilibri in Europa? Aziende, banche, industrie?”

“Il percorso politico dei Freiheitlichen è molto diverso: essi sono sempre stati devoti all’autodeterminazione, nella fattispecie in Alto Adige/Südtirol, ma facciamo parte di uno Stato che non prevede questo. Siamo sinceri, parliamo di un’utopia; abbiamo un’Autonomia riconosciuta dallo Stato Italiano, ne abbiamo fatto tesoro, abbiamo il diritto e il dovere di tutelare e promuovere al massimo questa opzione. Anche con forza se serve a far rispettare i patti.  L’autodeterminazione è oltremodo un’opzione sentita e percepita da una piccola minoranza della popolazione. La grande maggioranza della gente non vuole questo, non vuole aprire inutili fronti conflittuali ma ci chiede – e lo chiede indistintamente a tutte le forze politiche – di fare meglio e di più per dare un futuro all’Autonomia che già abbiamo”.

“In vista della Nuova Convenzione sull’Autonomia: come si sta muovendo la politica nazionale, rispetto alla gestione territoriale? E’ cronaca recente la proposta dell’associazione Autonomia di Valtellina e Valchiavenna che denuncia, di fatto, un arretramento nel processo di indipendenza dei poteri locali sul territorio nazionale. Come si muove il Governo Renzi?”

“Il Governo Renzi non è contrario all’applicazione della legge sulle Autonomie, ma non si può dire che le agevoli. In Italia la richiesta generale non va in questa direzione, mentre alcune realtà si stanno muovendo. Specialmente dove si vuole che l’Autonomia sia valorizzata e conservata. E questo è quello su cui ci si deve concentrare. Ma, lo ripeto, serve un progetto politico – non partitico – trasversale che consenta alle regioni virtuose, in particolare del centro nord, di rivendicare una maggiore responsabilità nella gestione delle competenze. Non è accentrando a Roma il potere che si risolvono le questioni, l’Italia è un territorio complesso che necessità anche di misure legislative che tengano conto delle specificità, questo ruolo può essere esercitato solo dalle Regioni. Certo, con classi dirigenti all’altezza. E se forse oggi il regionalismo è indebolito questo è conseguenza anche di chi e come ha governato molte regioni italiane. Ripartiamo dai modelli di governance, qualcosa sul tavolo la nostra esperienza autonomistica lo può portare”.

“Resta ancora da chiarire un piccolo nodo, in questione autonomistica: in tema di annessioni, che cosa ne è stato e cosa si è deciso di farne delle zone che hanno effettuato il Referendum per entrare a far parte del Trentino?”

“L’intenzione reale in questo momento è di respingere questo genere di percorso. Su questo mi pare si siano già espressi tanto i due Consigli provinciali che il Consiglio regionale, a più riprese. Se il pensiero comune è di imitare le forme di governo del Trentino, ebbene noi siamo d’accordo che questi territori che vogliamo rendere anch’essi autonomi abbiano le stesse opportunità sancite dal nostro Statuto, cioè si rendano anch’esse autonome, con la stessa libertà decisionale ma anche con gli stessi doveri rispetto al territorio. Ritorniamo così su quanto detto poco fa. Serve una nuova visione politica trasversale rispetto alle forze politiche e anche rispetto ai territori che delinei un’idea territoriale, autonomista e federalista, in grado di controbilanciare un neo centralismo da respingere senza esitazione”.

 

Di Martina Cecco

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