LE SALE DI RAPPRESENTANZA DI TRENTO SONO A DISPOSIZIONE GRATUITAMENTE, MA SOLO PER ALCUNI

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L’Onorevole Giacomo Bezzi interviene attraverso gli strumenti della politica, per fare luce e per chiarire le premesse che sono state alla base della negazione del diritto all’incontro commemorativo di Giorgio Almirante. Per la prima volta a memoria storica si nega una manifestazione culturale e storica a Trento. Il confronto politico, in questo modo, viene a mancare, ma alla peggio si presentanto i segni della censura.

“Per il 12 dicembre 2014, un movimento politico, unitamente ad altri soggetti – precisa Bezzi – aveva programmato un incontro pubblico presso la sala del Palazzo della Regione di Trento per la presentazione del libro “Giorgio Almirante e il Trentino Alto Adige” nel centenario della nascita dello storico segretario del MSI. In data 11 dicembre 2014, un giorno prima dell’evento regolarmente pubblicizzato, il Presidente della Giunta regionale con propria nota e la Presidenza del Consiglio regionale hanno proceduto alla revoca dell’autorizzazione, sia per la Sala Rosa sia per la sala pubblica posta a pianoterra, in sostanza gli unici due spazi pubblici a disposizione degli incontri e dei dibattiti. Pare che le motivazioni siano da ascrivere a: motivi di ordine di sicurezza a seguito delle minacce ricevute nei giorni precedenti l’avvenimento.”

La serata quindi, seppure autorizzata in precedenza, viene cancellata, togliendo l’unica sala a disposizione per l’organizzazione a Trento di eventi di questo tipo. “Non risulta che sia nelle competenze del Presidente del Consiglio regionale adottare atti relativi alla tutela della pubblica incolumità – precisa Bezzi – ed in ogni caso, sarebbe stato necessario un
pronunciamento ufficiale del Questore di cui non si è a conoscenza. Va ricordato che ben altre sono state le manifestazioni nella città di Trento che forse avrebbero dovuto indurre le autorità ad emanare provvedimenti a tutela dell’incolumità delle persone e delle cose che invece non sono stati adottati. E’ legittimo pertanto ritenere che non ci si trovi in presenza di un atto di tutela dei cittadini bensì di una chiara discriminazione politica” chiude.

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