PATT, IL SUO GOVERNO ANCORA TUTTO DA INQUADRARE

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Il PATT (Partito Autonomista Trentino Tirolese) è un partito politico regionale che ha come primo obiettivo il consolidamento della struttura amministrativa autonomista trentina, di stampo centrista e cristian-democratico.

Volto allo sviluppo sostenibile delle valli rispetto ai centri cittadini, ideologicamente si pone attualmente, dopo il ricompattamento dalla spaccatura tra posizione democratica e posizione autonomista, nell’asse elettorale costituita in occasione delle ultime elezioni regionali, del Centro-Sinistra.

Di sinistra è la politica che attualmente pratica: nell’estate 2014 la Provincia di Trento ha avanzato su ordine del PD (Partito Democratico) un nuovo DDL anti-omofobia, progetto che si propone l’onere di aumentare i diritti ai cittadini omosessuali e di abbassare il tasso d’intolleranza verso questi.

Progetto che non trova una grande utilità di questi tempi in Trentino-Alto Adige, essendo la regione una delle zone meno omofobe in tutta Europa, ed essendo ben altri i problemi da risolvere, quali ad esempio lavoro, ambiente, sprechi, e così via.

Tuttavia il PATT, almeno nelle città, condivide tale proposta, e spende tempo ed energie lavorando assiduamente su di esso.

Almeno nelle città” perché nelle zone rurali e nelle valli lo stesso PATT è di tutt’altra opinione, non condividendo il DDL anti-omofobia per nulla, e ribattendo con lo slogan “Dio, patria e famiglia“, inculcando la cultura tradizionale sui tre principali valori che li accomunano con gli Schutzen, le storiche milizie popolari tirolesi precedenti all’annessione trentina in Italia: “Dio“, ossia la componente religiosa, “patria“, ovviamente quella trentino-tirolese, e “famiglia“, di certo tradizionale e non composta da due genitori dello stesso sesso.

Ma allora, sulla questione dell’omofobia, da che parte sta esattamente il PATT?

Sempre riguardo le battaglie di poca utilità in Consiglio provinciale portate avanti dal PATT, troviamo un’altra proposta che riguarda il cambiamento toponomastico di alcuni luoghi pubblici della città di Trento, in particolare di quattro parchi – il Parco S. Chiara, il Parco di Clarina, il Parco di Cristo Re ed il Parco di Salé.

Il progetto riguardava la modifica dei quattro parchi citati dando loro una vena meno italiana e più tirolese, rispettabilmente da mutare in Giardino Aleksandr Isaevic Solzenicyn, Giardino Maria Teresa d’Asburgo, Giardino I d’Asburgo e Giardino Alexander Langer. Oltre ad essere un progetto senza una precisa motivazione, è curioso constatare che tutto è avvenuto all’ombra dei cittadini trentini, senza che essi sapessero nulla sulla base della legge provinciale 14 febbraio 1980, n. 2.

Attualmente il PATT, come già detto, si colloca a capo di una maggioranza di Centro-Sinistra, insieme al Partito Democratico. 

Eppure il primo e vero obiettivo portato avanti dal PATT è, o almeno dovrebbe essere, l’autonomia del Trentino-Alto Adige, quindi appare sconcertante che il Partito Autonomista Trentino Tirolese non abbia mosso ciglio né detto una sola parola di protesta al Premier Matteo Renzi ed al suo Partito Democratico, con cui appunto governa in provincia, quando questi decisero di aggiungere nella famosa Legge di Stabilità un taglio di 150 milioni alla regione autonoma.

Infine è interessante osservare anche le mosse che il PATT mostra nei confronti delle minoranze partitiche provinciali, e ancor più quali personaggi si sceglie che entrino a far parte di questo grande gruppo politico regionale: non mancano di andare a “pescare” esponenti del gruppo misto provenienti anche dai partiti che gli sono all’opposizione – anche del Centro-Destra.

L’ultimo acquisto non è altri che Manuela Bottamedi, un ex-consigliere provinciale M5S che all’inizio dell’estate 2014 abbandonò il MoVimento di Grillo perché spesso in contrasto con l’ideologia cui aveva aderito nemmeno un anno prima.

Per esempio, la Bottamedi non vedeva bene un’alleanza in Europa con l’UKIP di Farage dopo le elezioni avvenute lo scorso 25 maggio, ed inoltre spesso dichiarava che il M5S, da sempre in guerra con l’attuale sistema dei partiti, avrebbe dovuto allearsi col PD. La Bottamedi, poco meno di un anno fa, quando ancora era parte del MoVimento 5 Stelle, dichiarava che i politici devono essere i primi a dare l’esempio, e che per chiedere sacrifici devono essere i primi a fare sacrifici.

Ora, dopo il passaggio da M5S a gruppo misto a PATT, una cittadina ad una recente conferenza stampa sfoga tutta la sua rabbia e delusione sbottando: “Meno di un anno fa ha firmato un codice etico, dicendo che avrebbe restituito gli stipendi perché non le sembrava veramente morale!“. Il che è vero: Manuela Bottamedi dichiarò ufficialmente che i politici avrebbero dovuto tagliarsi gli stipendi fino ad arrivare ad un resoconto mensile lordo di 5.000 euro. Ora invece risponde a questa ragazza: “Allora, dove metto i miei soldi, diciamo che sono cose che riguardano la nostra intimità“. Il detto dice “Solo un idiota non cambia mai idea“: con la velocità con cui Manuela Bottamedi cambia idea deve essere un genio.

Insomma, questo è il PATT: un partito che vorrebbe prefiggersi come gruppo politico che rappresenti la volontà dei cittadini trentini, ma che di problemi concreti e reali che attanagliano i cittadini non sembra occuparsi, e che dei progetti che porta avanti non è molto chiara la sua precisa posizione.

di Giuseppe Comper

 

 

[Photocredit www.crwflags.com]

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