RODOLFO BORGA A DIFESA DEL SETTORE VITINICOLO

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“Non finisce mai di stupirci – ovviamente in negativo – la Giunta provinciale.  Ieri ha bocciato la nostra mozione, con cui chiedevamo che Trenta spa (società controllata dalla PAT) restituisse spontaneamente agli utenti le somme indebitamente incassate a titolo di Iva sulla Tia, negando così di fatto un diritto riconosciuto ai cittadini dalla Corte di cassazione.” Sono queste le parole pronunciate da Rodolfo Borga in merito alla bocciatura  della proposta di mozione con cui Civica Trentina voleva impegnare la Giunta a predisporre, d’intesa con i diversi soggetti del settore, un piano di rilancio del settore vitivinicolo, che da qualche anno sta attraversando un periodo di difficoltà, con cali preoccupanti delle rese per gli agricoltori ed i produttori.

“Ciò – continua Borgaperché i tre progetti elaborati la scorsa legislatura sono rimasti lettera morta e perché in più di un anno della nuova, l’assessore competente non ha ancora trovato il tempo di occuparsi della viticoltura. Sta bene occuparsi di malghe, agritur e zootecnia, ma un’importanza certamente non minore per la nostra agricoltura hanno meleti e vigneti, di cui la Giunta provinciale sembra invece essersi dimenticata. Francamente sconcertante la risposta dell’assessore Dallapiccola. In soldoni: il problema esiste, è difficile soluzione considerata la presenza di soggetti con diverse esigenze, la Provincia non può imporre nulla agli operatori del settore. Ergo, questi si devono arrangiare. Dunque, questa Provincia che non ha perso, né perde, occasione per intervenire, anche pesantemente, nell’economica trentina, scopre improvvisamente il laissez faire quando si tratta di vino. Una scelta che sa tanto di opportunismo e di mancanza di coraggio e/o idee. Certo, siamo i primi a riconoscerlo, la questione non è di agevole soluzione; certo diversi, talvolta apparentemente contrapposti sono le esigenze dei diversi soggetti del settore; certamente nessuno (neppure noi) ha la soluzione ideale da proporre. Detto questo viene da chiedersi però, se questo è il risultato, a cosa serva un assessorato all’agricoltura. Forse soltanto a distribuire i contributi, vivendo alla giornata? Ma per questo può bastare un funzionario! Ciò che alla Giunta ed all’assessore competente è di prendere l’iniziativa, di coinvolgere i diversi operatori, di fare sintesi tra le diverse esigenze e di formulare quindi delle linee guida per il settore. Di esercitare, in una parola, le funzioni che un amministratore pubblico dovrebbe esercitare. Perché con rese nette di circa 10.000 euro ad ettaro non si va lontano.”

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