Giacomo Pasquazzo, classe 1991, è candidato come Consigliere provinciale alle prossime elezioni del 21 ottobre. Un diploma al liceo Classico e ultimo Sindaco di Ivano Fracena prima della fusione del comune con quelli limitrofi. Attualmente è assessore presso il Comune di Castel Ivano. La politica la mastica fin da bambino, il padre Sindaco e lui stesso parte integrante del Partito Democratico fin dalla sua fondazione. Persona di carattere umile e sempre pronto ad aiutare il prossimo, viene visto dai vertici locali del PD come uno dei principali protagonisti della politica in Trentino e in Europa.
Prima candidatura a 27 anni. Un candidato giovane per il Partito Democratico, o sbaglio?
Non è proprio la “prima” candidatura. Sono stato sindaco dell’ex Comune di Ivano Fracena fino alla fusione nella nuova realtà del Comune di Castel Ivano, di cui fanno parte gli ex Comuni di Spera, Strigno e Villa Agnedo. Mi preme che ho fatto parte del comitato cittadino che ha spinto verso questo processo di fusione di questi Comuni.
E poi?
In continuità con lo “spirito fusionista” ho deciso di presentarmi alle successive elezioni comunali e sono onorato del sostegno elettorale ricevuto. A 23 anni ero sindaco di una piccola realtà locale (di 350 abitanti) e a 25 sono diventato assessore di un Comune che abbiamo costruito assieme grazie ad uno straordinario processo popolare (Castel Ivano può contare su 3300 residenti). Tutto ciò è stato reso possibile grazie ad un lavoro di squadra e di popolo: ringrazierò sempre questo movimento popolare perché ha permesso di costruire una nuova realtà che sta muovendo i primi passi con tenacia e con coraggio. E trovo questo spirito coraggioso e tenace, oltre ad un grande entusiasmo, anche nei giovani presenti nella lista del PD.
Si parla di distacco dei giovani dalla politica. Riguarda anche il PD?
Siamo tanti, siamo attivi e siamo socialmente e quotidianamente impegnati su più fronti. E’ il bello della responsabilità ma è anche un grande segno di partecipazione dei giovani alla vita comunitaria: tutto ciò mi rende orgoglioso e sono onorato di far parte di questa squadra. Giovane ma tosta, ricca di competenze e di esperienze, anche se l’età non gioca a favore della parola “esperienza”.
Attualmente il Partito Democratico si trova di fronte alla difficile sfida dettata dal sovranismo. Quali sono, a suo avviso, le possibili modalità per sconfiggerlo?
La paura, fonte delle teorie sovraniste, va guardata negli occhi. Non va banalizzata. Non va demonizzata. Vanno approfondite le ragioni all’origine: viviamo tempi complessi, siamo immersi in sfide complicate, non possiamo ridurci a meri “contro slogan” rispetto agli slogan proposti, dobbiamo assumerci la responsabilità di fornire risposte complesse prendendoci il tempo necessario: è una strategia che non paga oggi in termini di consenso ma è una strategia che guarda all’orizzonte, che vuole puntare sul futuro. In Trentino abbiamo grandi opportunità determinate dall’Autonomia: possiamo studiare risposte complesse in grado di tenere unità la società. E’ sul fronte della coesione sociale che ci giochiamo il futuro dell’Autonomia ma anche il futuro dell’Europa. Molto è stato fatto e molto resta da fare. Non ci spaventa di certo il grande lavoro che ci aspetta.
In Trentino il Partito Democratico ha una storia profonda con il territorio: il vincolo esiste ancor’oggi?
Il Partito Democratico nasce dal basso, da un processo aperto e partecipato. C’ero e ricordo le primarie del 2007 che hanno dato il “via” al PD. Non ho mai perso né lo spirito né l’entusiasmo del primo giorno e le delusioni non sono di certo mancate. Il Partito Democratico nasce federale e territoriale: sul carattere federale c’è molto da lavorare a livello nazionale. Tornando a noi, sono contento di far parte di una lista che rappresenta anche le “periferie”, le “valli”. E nelle valli si possono trovare visi giovani che si propongono nelle liste del PD. Meraviglioso no?
E dentro al Partito Democratico che ruoli ha svolto?
Nel Pd ho svolto il ruolo di coordinatore dei circoli e nei vari incontri svolti sul territorio ho notato l’entusiasmo, il fermento e la positività della “base”. Ci tengo a sottolineare un punto: oggi, così come qualche mese fa, la “base” chiede unità, chiede coesione, basta litigi e basta incomprensioni. In Trentino poi si può aprire una nuova agenda, un rapporto diverso che non dia una visione di separazione fra città e valli ma una prospettiva che tenga conto della complessità del Trentino. Sì, proprio la complessità. Dobbiamo e possiamo essere in grado di interpretarla e di fornire risposte nuove.
Su quali punti verterà la campagna elettorale?
La campagna verterà sia su temi provinciali sia su temi territoriali. Nella lista del Partito democratico sono l’unico candidato della Valsugana orientale e dal Tesino, quindi mi sento in dovere di portare avanti l’agenda territoriale con uno sguardo al futuro: indirizzi scolastici legati al mondo agro-alimentare, il tentativo di portare un corso universitario in loco in collaborazione con le università di Trento e Padova, senza dimenticare il tema della mobilità con la messa in sicurezza della statale e le innovazioni (plurime e possibili) sulla ferrovia. Mi sento poi preparato sul tema del futuro degli enti locali e vorrei che il Trentino sperimentasse la via francese nell’erogazione dei servizi pubblici e nel loro livello di gestione, chiedendo le competenze necessarie. Sarebbe un punto a favore per la cittadinanza, in una dimensione di maggiore vicinanza e di maggiore sussidiarietà e duttilità delle strutture: sarebbe una rivoluzione nel panorama nazionale….perchè significa che il Comune di Massimeno non avrà più le medesime competenze di quello di Roma….sarebbe una via nuova, inesplorata e originale
E se dovesse essere eletto come Consigliere provinciale, quali saranno gli aspetti su cui si batterà significativamente?
Proprio questo. Portare con entusiasmo piccole nuove rivoluzioni per un Trentino sempre più vicino al cittadino e sempre più unito. Un Trentino in grado di tenere assieme la concretezza territoriale alla prospettiva dinamica.