Presso la discarica di Sardagna giacciono, da oramai 10 anni, 185.000 tonnellate di materiale non conforme, una quantità esorbitante che rappresenta una minaccia costante di inquinamento per l’ambiente e la salute dei residenti nel comune. Ad intervenire sulla vicenda Valentina Peterlongo che afferma a riguardo che: “Mentre sul destino della conca dell’ex cava Italcementi sono intervenute sentenze di tribunali e Corte Costituzionale, indicando la bonifica e il ripristino dell’area quale unica via percorribile, la giunta provinciale di centro sinistra autonomista recentemente ha deliberato incomprensibilmente  in direzione opposta”.

Peterlongo ricorda che nella delibera n. 1177 emergerebbe chiara l’intenzione di questa amministrazione uscente di concedere nuove autorizzazioni a Sativa Srl, società iscritta al Registro provinciale delle Imprese che effettuano operazioni di recupero di rifiuti non pericolosi, per il trattamento di rifiuti speciali.

“Ciò – aggiunge Peterlongo – potrebbe fare bene supporre una riapertura della discarica, eludendo spudoratamente le indicazioni della magistratura e peggio giustificando l’operazione con la necessità correlata di mettere in sicurezza il fronte della montagna. Un allarme per i cittadini di Sardagna che non trova nessun fondamento, visto che la paventata frana non è neppure monitorata dalla protezione civile e non ci sono rilevamenti recenti che richiedono la messa in sicurezza.

Valentina Peterlongo ha ricordato che il MoVimento 5 Stelle ha in diverse occasioni, sia a livello comunale che provinciale, posto l’attenzione su questa annosa vicenda senza buoni esiti, consapevole che la conservazione e la salvaguardia dell’ambiente ed il contrasto all’inquinamento a tutela della salute dell’uomo, passano in buona misura da un accorto trattamento e smaltimento dei rifiuti.

“Ricordando poi che la scoperta delle maldestre operazioni sulla discarica di Sardagna e di monte Zaccon in Valsugana, è avvenuta per merito delle segnalazioni dei residenti della zona e all’intervento della forestale di Enego (VI), sorgono seri dubbi sulla capacità o forse volontà di vigilanza e monitoraggio da parte degli apparati provinciali ad essa preposti”, conclude Peterlongo.