Lupiorsi dividono la politica trentina. Il Consiglio dei ministri ha impugnato le legge provinciale del PATT e Silvia Zanetti, di Civica Trentina, segnala come si sia arrivati a un punto ben distante dalla soluzione del problema.

La gestione del problema orsi e lupi è ad un punto di partenza. Dopo anni di segnalazioni, di aggressioni agli allevamenti e dopo l’emanazione a luglio della normativa provinciale, restano i cartelli affissi nelle zone montane e gli allevatori, ancora in attesa del risarcimento danni per la perdita dei loro capi“, denuncia la Zanetti, segnalando l’esistenza di normative europee che disciplinano la fauna selvatica, di prerogativa statale.

Se partiamo da questo dato di fatto, è evidente che chi emana delle norme dovrebbe verificare di averne la relativa legittimità. Nel nostro caso, l’unica strada era quella di lavorare in sinergia con chi detiene questo potere, ovvero lo Stato” reclama la Zanetti. “Ciò non è avvenuto e oggi ci si ritrova senza normativa e senza strumenti per regolare gli attacchi di lupi ed orsi ad animali e persone“.

La Zanetti inoltre ritiene sia doveroso che la Provincia faccia chiarezza sull’oggettivo numero di esemplari di orsi controllati nei movimenti tramite il radio-collare installato da parte dell’Amministrazione.

Amministrazione che, attraverso il PATT, non ci sta a subire questi attacchi. “Dallo scorso 12 luglio, l’Assessore Provinciale del PATT Michele Dallapiccol aveva incontrato il ministro Costa per aprire il dialogo su una problematica che sta provocando forte malcontento e diffuse proteste sul nostro territorio e per spiegare le ragioni a sostegno della nostra legge provinciale“, si legge in un comunicato del Partito Autonomista Trentino Tirolese.

Secondo quanto riportato nel comunicato, Dallapiccola avrebbe sottolineato l’importanza del mantenimento della biodiversità ma dando priorità alla sicurezza e alle prospettive di chi vive e lavora sulle montagne trentine. “Lo stesso Dallapiccola – continua il comunicato del PATT – ha sottolineato che la normativa non vuole essere incentrata su un abbattimento generalizzato dei grandi carnivori, ma su una gestione responsabile della problematica“.

L’idea del PATT è quella che l’abbattimento debba essere autorizzato solo nei confronti di animali di elevata pericolosità, così da consentire la convivenza dell’uomo con questi predatori, salvaguardando la fauna alpina autoctona. “Purtroppo – commenta il PATT – le ragioni dell’Assessore Dallapiccola e le pressioni dei Presidenti provinciali RossiKompatscher non hanno sortito l’effetto sperato“.

Il PATT chiede dunque di aprire il prima possibile una trattativa che coinvolga le istituzioni autonomistiche per rispondere alle legittime preoccupazioni dei territori locali. “Il nostro obiettivo – si afferma nel comunicato – non è quello di cercare facili polemiche elettorali, ma di garantire sicurezza e prospettive a quanti vivono e lavorano nei territori di montagna“.

Ma non manca una nota polemica verso la Lega: “Per tutta la campagna elettorale prima del 4 marzo, i leghisti hanno promesso che avrebbero immediatamente previsto la possibilità di abbattere lupi e orsi pericolosi non appena fossero stati eletti a Roma, ottenendo il voto anche grazie a queste promesse. Il Governo, che vede la Lega protagonista, ha però agito in senso contrario – attacca il PATT – accentrando le competenze sullo Stato e respingendo le richieste avanzate a larghissima maggioranza dai Consigli Provinciali“.

I trentini – continua il PATT – hanno constatato l’incapacità della Lega di mantenere le promesse. Speriamo che alle prossime elezioni provinciali non si facciano ingannare. Intanto, il PATT continuerà a sostenere la legge sui grandi carnivori, coerentemente con gli impegni assunti“.

Alle facili promesse e ai proclami nei bari e nelle piazze, rispondiamo con i fatti e le responsabilità” conclude il PATT.