“Il piccolo Alfie Evans è morto”. Lo hanno annunciato i genitori Tom e Kate su Facebook. “Il mio gladiatore – scrive il padre – ha posato lo scudo e ha spiccato il volo alle 2.30”.

Alfie era un bambino inglese a cui lo stato italiano aveva appena concesso la cittadinanza perché venisse trasferito all’ospedale Bambin Gesù per essere curato da una malattia. Alfie era al centro di una contesa legale tra i giovanissimi genitori – che non volevano fosse staccato dalle macchine che lo tenevano in vita a dispetto della malattia rara e incurabile di cui soffre – e i giudici e i medici- che ritengono che le sue sofferenze fisiche fossero tali da considerare una violenza indebita il lasciarlo senza speranza attaccato ai macchinari.

Qualche giorno fa il calvario per il piccolo Alfie Evans – costretto a respirare faticosamente da solo, con una previsione di autonomia vitale all’Alder Hey avevano pronosticato per lui in 15 minuti al massimo,  in una stanza piantonata da una torma di poliziotti, dunque asfittica a prescindere. E, come il calabrone che inspiegabilmente volava, miracolosamente aveva ricominciato a respirare. A stupire. A far sapere al giudice Hayden e ai becchini tutti che sulle loro previsioni, ecco, lui ci fa la pupù, e a Michela Marzano che quel «bimbo tenuto in vita solo dalle macchine», di cui la filosofa scriveva qualche giorno fa su Repubblica, faceva meglio a rimangiarselo.