“Provvedere alla correzione dell’extratassazione sulle sigarette elettroniche”, è questo quanto contenuto nel contratto di governo M5S – Lega, accordo che avrebbe come scopo quello di rilanciare il mercato delle sigarette elettroniche e dei suoi liquidi.

Matteo Salvini ha varie volte difeso il mercato delle sigarette elettroniche. Il leader della Lega aveva sostenuto, dopo l’emanazione del Decreto Vicari, che “in questa manovra economica c’è la tassa sulle sigarette elettroniche”, per poi aggiungere che “non sanno più cosa tassare e mettono una tassa di 5 euro a chi smette di fumare e passa a qualcosa che fa meno male: lo Stato, invece di incentivare chi molla la Marlboro per aiutarlo ad andare verso qualcosa che fa meno male, tassa la sigaretta elettronica per 4 euro”.

Il 29 novembre poi è tornato sull’argomento sul suo profilo Facebook, precisando che la “assurda tassa inventata dal governo: 5 euro per ogni ricarica di sigarette elettroniche”. Al netto dell’imprecisione sui 4 o 5 euro di nuova tassa (due volte su tre Salvini ha parlato di 5 euro), cerchiamo di capire a che cosa faccia riferiemento il leader leghista.

La Germania in queste ultime ore ha poi criticato la tassazione attuale sulle sigarette elettroniche, annoverandola tra l’unico grande paese dell’Ue ad aver compiuto un tale passo. Gli altri otto che hanno imposto tasse speciali sono infatti Stati di piccola o media stazza: Portogallo, Romania, Slovenia, Lettonia, Ungheria, Grecia, Croazia e Finlandia. Grecia, Croazia e Romania peraltro paesi in cui il consumo di tabacco è fra i più alti dell’Unione Europea e da sempre all’indice delle classifiche sui danni provocati dal tabagismo.