EBOLA. MORTO, NONOSTANTE LE CURE, IL “CASO DALLAS”

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Nulla da fare, il paziente “0” statunitense è morto. Era stato il primo ricoverato in un ospedale di Dallas ed era stata la persona a cui per la prima volta era stato diagnosticato il virus dell’ebola negli Stati Uniti. Lo ha annunciato il Texas health presbyterian hospital, dove era ricoverato. Thomas Eric Duncan, 42 anni, era in isolamento dal 28 settembre. A nulla sono valsi i trattamenti sperimentali che erano stati nei giorni scorsi enfatizzati dalla stampa statunitense. Intanto si cerca di fare luce sul caso del primo contagio in Europa, quello di un’infermiera di Madrid. Teresa Romero, 44 anni,  positiva all’Ebola,avrebbe affermato di aver eseguito alla lettera il protocollo sanitario. La paziente, ricoverata in isolamento all’ospedale Carlo III-La Paz di Madrid, ha confermato telefonicamente di sentirsi “un poco meglio”, dopo il trattamento con siero antivirale proveniente da una paziente che ha superato la malattia.

Intanto stamane un dipendente sudanese dell’Onu, contagiato dal virus Ebola, è arrivato a Lipsia proveniente dalla Liberia, per essere curato. Sono tre attualmente i malati affetti dalla febbre emorragica curati in Germania.

L’Italia sembra ancora fuori pericolo. Nella giornata di ieri un nigeriano di 49 anni è stato ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’Istituto Spallanzani. Aveva la febbre alta e i medici lo hanno sottoposto alle analisi per escludere un caso di Ebola.

Le analisi hanno poi rilevato che l’uomo risulta affetto da malaria.

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