IL BUON NATALE DI CASA POUND – AREA EX SLOI

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Dei pacchi regalo azzeccati, per tutta la città. Li ha portati Casa Pound Trentino. Poco da aggiungere, se non che le Politiche Ambientali e alla Salute della città di Trento, così attente a promuovere una sana alimentazione e uno stile di vita sobrio e salutare, non tengono conto delle situazioni che, al contrario, esistono ad oltranza, contro ogni logica. L’area ex-Sloi, oggi in tema a Casa Pound, è solo una delle aree di Trento che sono vietate all’accesso per la presenza di materiali inquinanti, ma che non sono bonificate. Tra situazioni di interesse in contrasto, tra ente pubblico e privati, tra le trattative economiche che coinvolgono il Consorzio di Bonifica e tra gli inghippi legali, che sono uno dei più pesanti ostacoli da superare, la città paga lo scotto del problema “chi paga?”. Certo, perché dietro ad ogni bonifica c’è sempre un responsabile, il quale, a sua volta, ha sempre dei “buoni” motivi per non pagare, se poi le colpe sono da suddividere tra le parti, i tempi si allungano ancora. Perciò, economicamente, prima o poi, qualcuno pagherà, ma, nel frattempo, a pagare, è la salute di chi vive nei pressi delle aree inquinate.

Cosa significa: significa che l’ente pubblico, con un cartello, si salva dalla responsabilità di eventuali malattie che potessero dipendere da un contatto con agenti inquinanti, ma non provvedendo alla bonifica, con la sola affissione di avvisi, non può certo impedire che gli inquinanti penetrino in profondità nel terreno per riemergere poi nelle falde freatiche, ovvero spostandosi sempre più lontano dal luogo d’origine.


“Non è passato molto dall’ultima volta che ci siamo recati nell’area ex Sloi -dichiara in una nota Filippo Castaldini, responsabile di CasaPound Trento-ma ancora nulla è stato fatto per bonificare l’area o quantomeno rimediare ai pasticci delle istituzioni. L’area ex Sloi è nota per il suo elevato tasso di agenti inquinanti e il terreno risulta contaminato in profondità, per decine di anni nessuno è voluto intervenire e la zona è rimasta abbandonata, con il tempo è diventata rifugio per sbandati che hanno cominciato ad alloggiare all’interno di baracche là costruite, costringendo i residenti delle abitazioni limitrofe a subire una situazione degradante e insalubre. I cittadini sono stufi di attendere oltre -conclude Castaldini- La necessità di una bonifica del territorio è sempre più impellente ed è ora che il comune dimostri ai propri cittadini di avere la competenza e l’interesse adatti per curasi delle loro necessità”.

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