UN REGGISENO CONTRO IL TUMORE AL SENO

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Sembra vestita di provocazione l’ultima campagna Nestlé Fitness, o forse sarebbe meglio dire svestita. Il colosso ha scelto di dire la sua in occasione del mese della prevenzione del cancro al senoottobre. Questo video, diventato immediatamente virale, ha come protagonista una donna che trascorre una giornata nel cuore di Londra. Il suo decolleté, oltre a essere ben in vista, nasconde una telecamera (che è stata prontamente battezzata “Bra Cam”). Il reggiseno, rosa come il colore del nastro che caratterizza la guerra contro il tumore al seno, attira lo sguardo dei passanti. Non solo uomini, come ci si aspetterebbe, ma anche donne e bambini. In basso c’è un conteggio delle “occhiate”, più o meno fugaci. Sembrerebbe l’ennesimo video esibizionista, invece il messaggio è chiaro e piuttosto coinvolgente.

Il tumore al seno colpisce una donna su 8 (dato dell’airc). L’indice di sopravvivenza è strettamente legato alla prevenzione: in Italia le neoplasie maligne della mammella arrivano a circa 25.000 casi all’anno, rappresentando la prima causa di morte per tumore della donna. È giusto conoscere i numeri di questa malattia, ma è difficile limitarsi a un dato statistico, perché dietro al tumore al seno e oltre al nastro rosa ci sono vite in pericolo e vite costrette a cambiare, con la percezione dolorosa di minaccia o perdita della propria femminilità.

Arrivare alle donne, specialmente alle più giovani, può diventare arduo. Il tema è sicuramente serio, talmente serio che allontana le masse. E allora sia benvenuta questa provocazione, con un gioco di parole che in lingua originale rende molto mentre in italiano, purtroppo, molto poco. Il senso della campagna è: il tuo seno viene “controllato” (nel senso di guardato, NdR) ogni giorno. Quand’è stata l’ultima volta che lo hai fatto controllare?

La regista che ha curato la realizzazione del video è andata alla ricerca di un’idea in grado di catturare l’attenzione di tutti, offrendo uno spunto per parlare di prevenzione.

La critica si divide fra sostenitori dell’idea e persone che non si sentono del tutto a loro agio con lo “spot”, ritenendolo perfino maschilista. La storia della Bra Cam coincide con quella di una donna che tende a dimenticarsi della sua salute, ma che rivendica il suo diritto al benessere semplicemente guardandosi allo specchio.

Perché è il suo stesso sguardo, quello più importante. Qualunque sia la posizione del lettore, la vera importanza di fare luce su un male oscuro è che, attraverso la responsabilizzazione di tutti, la paura possa gettare un’ombra molto più piccola intorno a sé.

Viviana Leveghi

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