Sanità senza soldi. Così spunta una nuova tassa sul fumo

Un centesimo in più a sigaretta. In pratica 600 milioni di euro per terapie innovative sul fronte della sanità

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Man lighting a cigarette

Nemmeno a dirlo, nella nuova legge di bilancio, per i fumatori scatta l’ennesima tassa sul fumo da pagare. La commissione Sanità del Senato, infatti, ha approvato all’unanimità un emendamento, presentato da Emilia De Biasi del Pd.

Si rilancia così l’idea di una tassa i cui proventi sarebbero destinati a coprire il fondo farmaci oncologici sperimentali. Ma sarà del tutto vero?

Si tratta, dice il capogruppo Pd in commissione Bilancio del Senato, Giorgio Santini, di una scelta che va “in controtendenza” – anche se “perfino in Vaticano tolgono le sigarette” – e che permetterà di “liberare risorse” del Fondo sanitario nazionale che potranno essere utilizzate per altre necessità, come “i contratti, la non autosufficienza o il superticket”.

Una vera e propria scommessa, che si pensa possa andare “a buon fine”, come ci tiene a ribadire Santini rivolgendosi ai più scettici.

Ma non tutti la pensano allo stesso modo ed è la stessa Emilia De Biasi del Pd a ribadirlo: “Come presidente della commissione Sanità ho presentato un emendamento alla legge di bilancio, sottoscritto da tutta la commissione, che prevede il recupero di nuove risorse per la sanità. Con questo emendamento – spiega De Biasi – interverremo sulla variazione della tassazione dei tabacchi per un gettito di circa seicento milioni. Nell’emendamento si prevede che cinquecento milioni siano posti a copertura del fondo farmaci oncologici innovativi, fondo istituito nella scorsa legge di bilancio. I restanti cento milioni saranno invece destinati al potenziamento delle reti di cure palliative e di terapie del dolore, come previsto dalla legge 38, con particolare riferimento al settore pediatrico. In questo modo libereremo altre risorse del fondo nazionale della sanità che saranno a disposizione delle Regioni per le esigenze più urgenti, a partire da quella del rinnovo dei contratti. Mi sembra – conclude la senatrice dem – una scelta importante, certamente non una nuova tassazione quanto piuttosto un contributo alla salute pubblica e alla prevenzione”.

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