STAMINA: LA DECISIONE NON SPETTA ALLA SOCIETA’ CIVILE

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Se si tratterà di un metodo sperimentale valido, in poco tempo ci penseranno gli scienziati e gli studiosi, avidi di scoperte, a confermare o smentire le bozze di studio che hanno portato il Metodo Stamina, conosciuto in Italia attraverso i mass media, negli ospedali e nelle cliniche, in particolare per noi si tratta di un’esperienza limitata a un Presidio Ospedaliero, quello bresciano, dove per un certo tempo la sperimentazione è stata tollerata con legittimazione ministeriale, ora ritirata dalla Ministro alla Salute Beatrice Lorenzin.

Se invece si tratterà dell’ultimo degli sciamani, resterà la certezza che la speranza nel malato deve sempre essere alimentata fino all’ultimo giorno, e la gente che si pronuncia in piazza dimostra di credere in un certo senso ai sogni e di voler alimentare quel fuoco che porta a desiderare la guarigione e la vita.

I malati sono persone influenzabili e Davide Vannoni uno sciacallo, pensano i primi; siamo l’avanguardia e ci guarirà pensano gli altri. Ma non è compito nè del cittadino, nè di un Ministero, tantomeno del malato, giudicare se il metodo sia valido o meno. Servono conferme, dati, perfezionamenti che attualmente non sono sufficienti per poter dare un giudizio affermativo. Serve una commissione che esamina caso per caso i malati che hanno usufruito dei trattamenti, serve ricreare l’ambiente clinico, per confrontare risultati, serve uno studio di equìpe che attualmente non c’è, se non per collaborazioni fuori sistema.

I fondi per la ricerca? Attualmente pare esserne più interessata la chirurgia estetica che non quella terapeutica, tuttavia il Metodo pone delle domande sulla questione di cosa si intende per “terapia” e per “guarigione” nelle malattie incurabili, dividendo le chiacchiere dalla scienza. Nessuno ha mai negato che Medestea abbia fatto l’occhiolino alla tecnica più per capire se ci fossero interessi per i prodotti estetici, ma del resto delle malattie rare non è facile prendersi carico, proprio per un motivo di generale disinteresse da parte dei “grandi numeri”, che obbliga a deviare il corso della scienza sulle vie più battute e più facilmente percorribili.

Funziona in certi casi, forse non funziona, ecco quello che manca, la prevedibilità della terapia, che attualmente unisce concetti validi per la medicina in linea generale, confutati in modo empirico in un unico studio dove mancano però le dimostrazioni sufficienti a poter dire che la tesi viene confermata. Premesse giuste e idee buone non sempre sono state poi dimostrate con terapie efficaci, perché la scienza è dimostrazione, da cui dipende la validità terapeutica, per il momento si tratta solo di idee e di intuizioni, che in alcune nazioni sono sufficienti per essere adottate, in Italia, no.

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